Tassi Fed: Pil, inflazione Pce e consumi complicano il quadro
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Carrellata di dati macro dagli Usa, da cui emerge un rallentamento della crescita e una spesa per consumi piuttosto contenuta, con pressioni inflazionistiche persistenti, seppur leggermente meno marcate delle previsioni. Un quadro che lascia molti interrogativi sulle prossime mosse della Fed e che consolida la prospettiva di un approccio “wait and see” nella riunione di giugno (come ad aprile, nell’ultimo incontro guidato da Powell), in attesa di sviluppi sul fronte geopolitico e di nuove valutazioni economiche.
Pil rivisto al ribasso nel 1° trimestre 2026
Per quanto riguarda il Pil del primo trimestre, la seconda lettura del Bureau of Economic Analysis ha evidenziato un ritmo di crescita annualizzato pari all’1,6%, inferiore al 2% indicato nella prima stima e atteso dagli analisti.
I consumi personali nel trimestre sono aumentati dell’1,4% rispetto al periodo precedente, contro il +1,6% previsto, mentre l’indice dei prezzi del PIL è salito del 3,5% rispetto al quarto trimestre 2025, meno del +3,6% previsto.
L’indice dei prezzi Pce core, una delle misure più utilizzate dalla Fed per l’inflazione, è aumentato del 4,4% su base congiunturale nel primo trimestre, contro il +4,3% previsto.
Modesta crescita dei consumi e inflazione Pce core in aumento ad aprile
Oltre ai dati sul Pil, è stato diffuso anche il rapporto su redditi e consumi di aprile. La spesa dei consumatori, al netto dell’inflazione, è aumentata dello 0,1%, mentre l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali è cresciuto del 3,8% rispetto all’anno precedente, livello più alto dal 2023, a causa della guerra in Iran che ha fatto lievitare i prezzi dell’energia.
Il cosiddetto indice Pce core, che esclude i prodotti alimentari e l’energia, è aumentato del 3,3% rispetto all’anno precedente (dal 3,2% di marzo), in linea con le attese, ma la sua variazione mensile (+0,2%) è risultata inferiore alle stime (+0,3%).
Fed immobile a giugno ma si infiamma il dibattito interno
Il mix tra crescita più lenta e inflazione ancora elevata complica il quadro per la Fed. I funzionari dovranno valutare la persistenza delle pressioni sui prezzi prima di decidere se modificare il percorso dei tassi.
Improbabile una mossa nella prossima riunione di giugno, la prima presieduta dal nuovo presidente Kevin Warsh.
L’inflazione elevata, tuttavia, alimenterà le richieste di un numero crescente di esponenti per rimarcare che il prossimo ritocco ai tassi di interesse potrebbe non essere un taglio.
Al tempo stesso, il rallentamento della spesa per consumi e del Pil, cui si accompagna un calo della fiducia ai minimi storici, suggerisce cautela e sostiene la tesi dei membri più accomodanti, con il rischio di esacerbare la spaccatura all’interno del Fomc.
Il tutto, in attesa di novità sulle trattative di pace con l’Iran. In caso di accordo, il calo dei prezzi del petrolio potrebbe creare spazio per i tagli dei tassi invocati da Trump.
Incertezza sui tassi Fed da qui a fine anno
L’aumento del Pce core era già preventivato dai numeri relativi al Consumer Price Index, pubblicato il 12 maggio, con il dato headline al 3,8% annuo e il core al 2,8%. Il rallentamento della crescita, tuttavia, è piuttosto inatteso.
Come sottolineato da Gabriel Debach – market analyst di eToro – lo scenario è molto diverso rispetto all’ultima volta in cui la Fed ha avviato un ciclo di rialzi dei tassi, nel 2022, sotto più punti di vista (in particolare, divario tra Fed funds rates e Cpi decisamente inferiore e minore surriscaldamento del mercato del lavoro).
“Un mercato del lavoro che si irrigidisce, in combinazione con un’inflazione che non scende, non lascia spazio politico per pensare a tagli. Ma rende anche difficile giustificare rialzi aggressivi in un’economia già colpita da uno shock energetico di origine geopolitica.”
L’incertezza si riflette nelle previsioni implicite nei contratti futures: la distribuzione delle previsioni per il meeting di dicembre vede probabilità piuttosto simili per un mantenimento del livello attuale (3,50-3,75%) o per un rialzo (di 25 o persino 50 punti base).
Serviranno dunque altri dati e maggior chiarezza sull’impatto del conflitto in Medio Oriente per capire gli effetti economici degli ultimi avvenimenti e l’impatto sui tassi Fed.