Fed, l’era Powell si chiude con tassi invariati. Ma sono quattro i contrari. Resta l’alert inflazione
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L’ultima decisione della Fed nell’era Powell si conferma prudente e nel segno della continuità: tassi d’interesse invariati all’attuale livello del 3,50%-3,75%. La decisione è stata presa in un clima di grande scontro: 8 voti a favore e 4 contrari. Secondo la Banca Centrale Usa l’economia si è espansa a ritmo sostenuto. L’inflazione resta elevata a causa del petrolio e la disoccupazione è stabile.
Al momento della decisione il Dow Jones cede lo 0,84%, l’S&P 500 perde lo 0,35% e il Nasdaq arretra a -0,4%
Gli indicatori chiave
I recenti indicatori suggeriscono che “l’attività economica si è espansa a un ritmo sostenuto”. La creazione di posti di lavoro “è rimasta, in media, bassa e il tasso di disoccupazione è rimasto pressochè invariato negli ultimi mesi”. E’ la valutazione del Comitato di politica monetaria della Fed. “L’inflazione è elevata – annota il Fomc – in parte a causa del recente aumento dei prezzi globali dell’energia”
Dati che si inseriscono in un contesto incerto. “Gli sviluppi in Medio Oriente stanno contribuendo a un elevato livello di incertezza sulle prospettive economiche”.
Il cambio di strategia
Il Comitato di politica monetaria della Fed si dichiara “pronto ad adeguare l’orientamento della politica monetaria, se necessario, qualora emergessero rischi che possano ostacolare il raggiungimento dei suoi obiettivi”. Le valutazioni del Comitato “terranno conto di un’ampia gamma di informazioni, tra cui i dati sulle condizioni del mercato del lavoro, le pressioni inflazionistiche e le aspettative di inflazione, nonchè gli sviluppi finanziari e internazionali.
La spaccatura
La decisione è stata una delle più controverse degli ultimi 30 anni. Il direttorio della Fed si è spaccato con 8 voti a favore, 4 contrari. Hanno votato contro: Stephen Miran, che voleva un taglio di 25 punti base; Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan, favorevoli a mantenere i tassi fermi ma contrari a ogni accenno nel comunicato a futuri tagli. Non proprio un plebiscito unanime.
Il briefing
“Questa è stata la mia ultima seduta da capo della Fed, faccio i miei auguri al mio successore Kevin Warsh“, ha detto il presidente della Fed, Jerome Powell, nel briefing seguito al board di politica monetaria che ha lasciato i tassi invariati per lal terza seduta finita. L’economia Usa “si è espansa a passo solido, ma i prezzi si sono spostati verso l’alto, oltre il 2% perseguito dalla Fed”, ha aggiunto.
Dopo la fine del mandato come presidente il 15 maggio, Powell continuerà a servire come governatore per un periodo di tempo ancora da determinare. “Intendo mantenere un basso profilo come governatore e confermo che non lascerà il board finchè questa indagine non sarà davvero conclusa, con trasparenza e definitività, e mantengo questa posizione – ha aggiunto -. Sono incoraggiato dagli sviluppi recenti e sto osservando attentamente i passaggi rimanenti di questo processo. Le mie decisioni su queste questioni continueranno a essere guidate interamente da ciò che ritengo sia nel miglior interesse dell’istituzione e delle persone che serviamo”.
La nomina di Warsh
Nel pomeriggio la commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha approvato la candidatura di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, indicata dal presidente Donald Trump. Il voto, 13 a 11, si è svolto seguendo le linee di partito, con i repubblicani favorevoli e i democratici contrari, sullo sfondo delle preoccupazioni per le crescenti pressioni politiche sulla banca centrale. La nomina passa ora all’esame dell’intero Senato.
“La leadership di Kevin Warsh e assolutamente essenziale oggi alla Federal Reserve, piu che mai. Francamente, la sua esperienza come governatore durante la crisi del 2008 lo rende temprato dalle difficolta e pronto a servire e a guidare la Fed. Ritengo che sia incredibilmente importante rompere il vincolo della cosiddetta Bidenomics nelle famiglie americane in tutto il Paese”, ha dichiarato il presidente della commissione Banche del Senato Usa, il repubblicano Tim Scott.