Lagarde difende l’autonomia della BCE mentre i mercati scontano i rialzi dei tassi
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L’indipendenza delle banche centrali torna al centro del dibattito internazionale in una fase segnata da tensioni geopolitiche, pressioni fiscali e inflazione ancora elevata. A richiamare l’attenzione sul tema è stata Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, intervenuta al 28esimo vertice dei banchieri centrali francofoni a Phnom Penh, in Cambogia, con un discorso intitolato “Quando conta di più: difendere l’indipendenza nei tempi difficili”. Secondo Lagarde, i governi potrebbero essere tentati di rafforzare il proprio controllo sulle autorità monetarie proprio mentre la credibilità delle banche centrali diventa decisiva per mantenere la stabilità dei prezzi.
Lagarde avverte: indipendenza delle banche centrali sotto pressione
Intervenendo a una conferenza a Phnom Penh, in Cambogia, Lagarde ha richiamato l’esempio di Napoleone Bonaparte, che nel 1800 fondò la Banque de France concedendole inizialmente una certa autonomia, per poi ridurla progressivamente con l’aumentare delle esigenze dello Stato. “È proprio questa tentazione che il periodo davanti a noi rischia di acuire”, ha osservato.
Secondo la presidente della BCE, in un contesto globale sempre più difficile non basta preservare l’indipendenza delle banche centrali sul piano formale. La vera sfida è mantenere la credibilità necessaria per esercitarla. “La lezione della storia è chiara: costruire la fiducia richiede tempo, ma basta un istante per perderla”, ha dichiarato.
Il tema assume particolare rilievo in un momento in cui le pressioni politiche sui banchieri centrali si stanno intensificando a livello internazionale. Negli Stati Uniti, il cambio alla guida della Federal Reserve e le richieste di tagli dei tassi da parte dell’amministrazione Trump hanno riacceso il dibattito sull’autonomia della banca centrale, mentre la guerra con l’Iran ha aggiunto nuove pressioni inflazionistiche.
Credibilità e mandato, le condizioni per difendere l’autonomia della BCE
L’autonomia della BCE è sancita dai trattati dell’Unione europea, ma il rischio di interferenze politiche continua a preoccupare parte del board. Il timore è che pressioni esterne possano indebolire la capacità della banca centrale di perseguire il proprio mandato principale: la stabilità dei prezzi. Di recente, Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo, ha avvertito sul rischio di una “erosione silenziosa” dell’indipendenza, alimentata dal crescente peso della politica fiscale e finanziaria.
Lagarde ha ricordato che, nell’ultimo decennio, “l’indipendenza di fatto” si è deteriorata in quasi la metà delle banche centrali dei Paesi che rappresentano il 75% del PIL globale. Un segnale che arriva in una fase in cui il contesto per la politica monetaria si è fatto più fragile: gli shock dal lato dell’offerta sono più frequenti, le pressioni sui conti pubblici aumentano e la fiducia nelle istituzioni pubbliche si riduce.
In questo scenario, la credibilità diventa l’elemento decisivo. Per Lagarde, è proprio quando le decisioni di politica monetaria sono più delicate sul piano politico e più costose sul piano economico, che la fiducia nella banca centrale diventa più necessaria, ma anche più difficile da preservare. Per tutelare l’indipendenza delle autorità monetarie, la presidente della BCE ha indicato tre condizioni essenziali: un mandato chiaro, una comunicazione più diretta con i cittadini e la salvaguardia dei margini di manovra della politica monetaria.
Goldman Sachs: la stretta BCE è già iniziata prima dei rialzi dei tassi
Secondo Goldman Sachs, anche se il primo rialzo dei tassi BCE è atteso solo nella riunione dell’11 giugno, parte della stretta monetaria si è già trasferita all’economia. I mercati hanno infatti rivisto rapidamente le aspettative sui tassi ufficiali dall’inizio della guerra, incorporando circa 60 punti base di aumenti, mentre le condizioni finanziarie si sono irrigidite solo in misura contenuta. Il canale più rilevante, soprattutto per l’area euro, sembra però quello del credito bancario: i criteri di concessione dei prestiti si sono già fatti più selettivi e potrebbero irrigidirsi ulteriormente, in un’economia in cui il credito bancario rappresenta circa la metà del finanziamento alle imprese.
Per Goldman Sachs, il punto centrale per la BCE sarà capire quanta parte di questa restrizione dipenda dalle attese di una politica monetaria più dura e quanta invece dal peggioramento del quadro geopolitico. Se il rallentamento delle condizioni finanziarie e creditizie fosse in parte indipendente dalle decisioni della banca centrale, il Consiglio direttivo avrebbe meno necessità di procedere con una stretta aggressiva. La banca d’affari stima infatti che circa un quarto del futuro freno all’attività economica derivi da fattori esterni alle aspettative sui tassi. Questo non elimina la necessità di alcuni rialzi, se l’obiettivo resta raffreddare la domanda e contenere l’inflazione, ma rafforza l’ipotesi di un percorso prudente. In questo quadro, Goldman Sachs conferma una previsione di due rialzi da 25 punti base, a giugno e settembre.