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Subprime, sale la tensione per le banche statunitensi e britanniche

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Torna la tensione sui mercati internazionali e la parola “subprime” torna a far tremare. L’ottimismo dell’ultimo periodo ha cominciato a vacillare  ieri in scia alla notizie giunte da una sponda all’altra dell’Atlantico. Prima, il cambio della guardia al timone di Wachovia, con l’amministratore delegato del gruppo, Ken Thompson, che ha lasciato il proprio incarico su esplicita richiesta del consiglio di amministrazione. Poi, il ridemensionamento degli incarichi del numero uno di Washington Mutual. Due notizie che i mercati non hanno interpretato positivamente, proprio nel momento in cui “il peggio sembra essere stato gettato alle spalle”.

L’impatto negativo sulle piazze mondiali non è tardato ad arrivare. La prima giornata di scambi del mese di giugno è stata archiviata in flessione per le principali Borse continentali, appesantite dalle andamento negativo del settore finanziario, che ha perso quota sui timori di nuove svalutazioni e in scia alle difficoltà del gruppo britannico Bradford & Bingley (ieri ha annunciato  una perdita nei primi 4 mesei del 2008).

Secondo gli analisti della casa d’affari Hsbc si respira troppo ottimismo circa le stime 2009 che gli istituti britannici potrebbero realizzare. “I rischi che le aspettative sugli utili siano più favorevoli sugli utili per azione 2009 ci sono dal momento che la contrazione della qualità del credito si è fatta meno severo”, segnalano gli esperti della merchant bank, che hanno rimesso mano alle valutazioni di diverse banche oltre Manica. In dettaglio, su Barclays il target price è passato da 410 pence a
360 pence (underweight), su Llodys da 600 pence a 400, su Hbos da 630 pence a 400, su Bradford & Bingley da 137 pence a 80, su RBS da 340 pence a 290.


I bancari soffrono anche a Wall Street, penalizzati anche la bocciatura da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che ha rivisto al ribasso il rating di Merrill Lynch, Morgan Stanley e Lehman Brothers indicando, in generale, un outlook negativo per il settore bancario.
Un giudizio che non è stato accolto bene delle tre banche d’affari statunitensi coinvolte, con Lehman che è arrivata a perdere otto punti percentuali. “L’azione riflette le prospettive di un continuo rallentamento dell’attività di investment banking – si legge nella nota di S&P – e potenziali nuove svalutazioni, anche se non della stessa ampiezza di quelle registrate nei trimestri precedenti”. Il timore è che vengano contabilizzate nuove perdite nel secondo semestre.