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Studio Bocconi: ‘investite in imprese non quotate. I loro conti sono più affidabili’

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“Investiamo in imprese non quotate: i loro conti sono più affidabili: è quanto emerge da uno studio recente di accademici dell’Università Bocconi, dell’Università di Bolzano e della Stern School of Business.

TOPSHOT – Italian artist Maurizio Cattelan’s sculpture “L.O.V.E” (“Il Dito” in Italian) displayed in front of the Palazzo Mezzanotte, Italy’s stock exchange building, is pictured on June 14, 2019 in Milan. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE – MANDATORY MENTION OF THE ARTIST UPON PUBLICATION – TO ILLUSTRATE THE EVENT AS SPECIFIED IN THE CAPTION (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Nel rapporto si evidenzia che “gli investitori istituzionali tendono a investire soprattutto in società quotate, convinti che la disciplina di mercato renda i loro conti più affidabili di quelli delle imprese non quotate e la maggior parte della letteratura finanziaria conferma questa convinzione”.
Lo stesso studio “conclude, al contrario, che se si circoscrive il confronto ad aziende quotate e non quotate con strutture organizzative simili, i conti delle non quotate risultano più attendibili“.

“Il nostro risultato implica che gli investitori farebbero meglio ad aumentare la quota di aziende non quotate in portafoglio”, afferma Antonio Marra dell’Università Bocconi.
Così si legge nel comunicato della Bocconi diramato in giornata:
“Considerando un campione di 397.386 osservazioni relative agli anni 2005-2014 in 11 paesi europei (Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito e Svezia), gli studiosi osservano che tutte le quotate sono gruppi di imprese, mentre più di due terzi delle imprese non quotate sono società indipendenti. Mentre nelle società indipendenti i bilanci individuali sono utilizzati sia per la rendicontazione fiscale che per la rendicontazione finanziaria, i bilanci consolidati dei gruppi di imprese sono utilizzati solo per la rendicontazione finanziaria, il che implica che le società indipendenti sono incentivate a sottostimare gli utili per pagare meno tasse, mentre i gruppi non subiscono questa pressione. Tra le imprese non quotate, quindi, la qualità degli utili delle imprese indipendenti risulta inferiore a quella dei gruppi di imprese”.
“Il secondo risultato è meno atteso: se si confrontano solo i gruppi aziendali, le imprese non quotate presentano conti più affidabili, vale a dire che la loro valutazione delle poste non strettamente monetarie è più in linea con i principi contabili internazionali“.
“Le società quotate, spiegano gli autori, hanno un forte incentivo a sovrastimare gli utili per migliorare le loro prestazioni di mercato di breve termine e nell’Unione europea questo incentivo è più forte della disciplina di mercato nella determinazione della qualità dei conti. Un’eccezione degna di nota è il Regno Unito, dove le società quotate presentano conti più affidabili di quelle non quotate.
Il mercato britannico è il più sviluppato in Europa – commenta Marra – con la migliore protezione per gli investitori. Quando le regole sono effettivamente applicate, la qualità degli utili migliora”.
Allo studio Organizational structure and earnings quality of private and public firms, in Review of Accounting Studies hanno lavorato Massimiliano Bonacchi, Antonio Marra, Paul Zarowin.