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Special CIO View Deutsche Bank AM: “La divergenza della politica monetaria di Fed, Bce e Boj dovrebbe rafforzare il dollaro”

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Se fino a poco tempo fa le Banche centrali erano un pilastro di stabilità, oggi al contrario contribuiscono alla volatilità del mercato come ha dimostrato recentemente la Bce“. A dimostrazione che l’onnipotenza della politica monetaria è ormai diventata un problema, Deutsche Bank AM ha dato alle stampe un CIO View Special dal significativo titolo: “I limiti della politica monetaria: le Banche centrali stanno perdendo il loro tocco magico?”. Nel report Deutsche Bank AM ha cercato di valutare il ruolo e il potere delle Banche centrali, nonché le ripercussioni per gli investitori e le implicazioni sulle diverse asset-class delle decisioni del terzetto BCE, Federal Reserve e Banca del Giappone. Vediamole nel dettaglio.

Valute

Secondo Stefan Kreuzkamp, ​​Chief Investment Officer di Deutsche AM, la politica delle Banche centrali in futuro inciderà in prima battuta sulle valute, rendendole più volatili, a volte in direzioni sorprendenti, “Una conseguenza che sfida proprio quello che i politici avevano in mente. E il driver di questa volatilità è in sintesi la divergenza nella politica monetaria tra la Fed, che vuole tornare alla normalità, e gli altri istituti centrali, in particolare la BOJ e la BCE, che basano le loro strategie su strumenti sempre più sconosciuti, come per esempio il NIRP (ovvero il tasso di interesse negativo)”. Alla fine, conclude Kreuzkamp, questo divario dovrebbe tradursi in un rafforzamento del dollaro americano.

Obbligazioni

Il Quantitative easing ha spinto un numero crescente di titoli di Stato in territorio negativo e ha distrutto rendimenti nominali positivi sui titoli di Stato “sicuri”, costringendo gli investitori a diversificare gli investimenti. “Questo significa che i titoli privi di rischio non possono più servire da “cuscino” in un portafoglio diversificato, e anche che le obbligazioni sovrane sono tutt’altro che prive di rischio se si pensa che il QE alla fine riuscirà a stimolare l’inflazione, e che i tassi dovranno prima o poi risalire”, dice Kreuzkamp. I titolari delle obbligazioni a scadenze più lunghe devono pertanto affrontare rischi significativi. “In questo contesto, il debito investment grade e il debito ad alto rendimento sono probabilmente le due alternative più attraenti“, suggerisce Kreuzkamp.

Azioni

Per i titoli azionari statunitensi, la maggior parte delle preoccupazioni recenti si sono focalizzate sui timori di recessione. Tuttavia, questo non è l’unico rischio. “Ipotizzando una solida crescita economica negli Stati Uniti, un ulteriore veloce aumento dei tassi di interesse sarebbe preoccupante perché metterebbe sotto pressione gli utili delle aziende”, spiega Kreuzkamp. Che conclude: “In generale ulteriori avventure monetarie da parte degli istituti centrali, come per esempio i tassi di interesse negativi, sono gravidi di rischi connessi, sia in termini di impatto diretto (sulla redditività delle banche, per esempio), sia indiretto. E i premi per il rischio potrebbero aumentare”.