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Scongelamento dividendi banche: le tre idee della Bce, incluso rischio stigma. Intanto alta tensione tra Tesoro e M5S su MPS

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Via libera ai dividendi per gli azionisti delle banche dell’area euro o no? Il bando imposto alle cedole del settore finanziario nel mese di marzo sta per scadere e la Vigilanza Bancaria della Bce dovrebbe ufficializzare la propria decisione verso la metà di dicembre.

Andrea Enria, Chairman of the European Banking Authority, during a forum titled “Systemic Stability And Global Financial Firms” at the annual membership meeting of the Institute of International Finance September 25, 2011 in Washington, DC. The group met to discus international finance and the state of the world economy. AFP PHOTO/Brendan SMIALOWSKI (Photo credit should read BRENDAN SMIALOWSKI/AFP via Getty Images)

Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, per il 2021 ci sarebbero tre opzioni sul tavolo: estendere la raccomandazione di non distribuire le cedole di altri sei mesi, monitorando al contempo lo sviluppo della pandemia Covid-19. In questo caso, le banche potrebbero tornare a premiare gli azionisti solo a partire dal secondo semestre del 2021; optare per il divieto ai dividendi caso per caso, a seconda della capacità della banca di soddisfare determinati requisiti. Ma in questo caso ci sarebbero delle banche che rischierebbero di essere viste come una sorta di paria del settore. Già un banchiere intervistato dall’FT aveva parlato qualche giorno fa del pericolo stigma. Oppure, terza e ultima opzione, fare come la Federal Reserve, che non ha imposto alcun divieto alla distribuzione dei dividendi. Semmai, ha stabilito un cap, un tetto massimo.
Qualche giorno fa il numero due della vigilanza della Bce Yves Mersch, prossimo a lasciare l’incarico, ha confermato l’apertura della Bce a a ritirare il bando, e dunque a consentire agli istituti di tornare a premiare i loro azionisti a partire dal prossimo anno.
Mersch ha invitato tuttavia la vigilanza bancaria a non abbassare la guardia, in quanto alcune banche dell’area euro presenterebbero scenari fin troppo rosei.
A suo avviso, dunque, riceveranno – o per lo meno dovrebbe ricevere – il nulla osta al ritorno delle cedole, solo quegli istituti che riusciranno a convincere le autorità di regolamentazione che i loro bilanci sono sufficientemente solidi da contrastare gli effetti economici e finanziari provocati dalla pandemia del coronavirus.
Evitare il credit crunch è la priorità della Vigilanza bancaria: sarebbe inaccettabile se le banche sfruttassero il capitale in eccesso per premiare gli azionisti e al contempo non iniziassero a stringere i rubinetti del credito a all’economia reale (E, purtroppo, questo sta già accadendo),  magari mettendo anche a rischio la loro solidità patrimoniale.
Così ha commentato l’articolo del Sole 25 Ore Giovanni Razzoli di Equita SIM:
“La decisione del regolatore sulla proroga del ban è attesa per metà dicembre, secondo noi lo scenario meno probabile – rispetto a quelli prospettati dal Sole – è quello di un cap ai payout (ipotesi c) visto che sostanzialmente riprodurrebbe l’approccio attuale di mancanza di selettività fra le banche. Ci sembra invece più probabile un rinvio della decisione (ipotesi a), anche se il posponimento di 6 mesi (rispetto ai 3 che ci attendiamo) risulterebbe dal nostro punto di vista una notizia negativa per il settore perché estenderebbe l’incertezza legata alla decisione finale”.
Razzoli continua: “E’ ragionevole infine attendersi che al termine della proroga del divieto, e quindi eventualmente fra 6 mesi, il regolatore adotti un approccio selettivo sulle autorizzazioni a distribuire (ipotesi b). In ogni caso, secondo noi, questi scenari non modificano ma anzi rafforzano la nostra view in base a cui le banche che hanno maggior probabilità di essere autorizzate a ripristinare le generose politiche di dividendi -sono quelle caratterizzate da una redditività resiliente anche nel 2020, come Intesa SanPaolo, per cui ci attendiamo un dps (dividendo per azione) a valere sull’utile 2020 di 14 cent (pari ad uno yield dell’8%, 68% payout) e Mediobanca, per cui ci attendiamo un dps (dividendo per azione) di 54 cents (yield 7%, payout 70%). Confermiamo inoltre che è ragionevole ipotizzare che le banche vengano autorizzate a pagare, nel 2021, dividendi a valere sulla generazione di utile 2020, mentre ci sembrano molto improbabili distribuzioni di riserve sia di utili (ie gli importi accantonati nel 2019) che di capitale”.

Risiko banche: Mps, la dote fiscale, l’attenti Ue e l’idea M5S

Intanto tra le banche italiane rimangono sotto la lente.
Ieri c’è stato il cda di Mps, convocato dalla presidente Patriza Grieco. Il Giornale conferma come obiettivo del Tesoro, principale azionista della banca senese dal 2017, un aumento di capitale che sia di almeno 2,5 miliardi.
Ma emerge il disegno dei Cinque Stelle che “vorrebbero fare di Mps il pivot di un polo bancario pubblico insieme a Popolare di Bari”.
A prescindere dalle solite tensioni in seno al governo, emerge un altro ostacolo che potrebbe dare filo da torcere non solo a una eventuale fusione della banca senese con un altro istituto, ma anche a quelle operazioni di M&A che il governo ha deciso di sostenere inserendo nella legge di bilancio del 2021 la possibilità di trasformare le imposte differite fuori bilancio in crediti fiscali.
Per fare un esempio, nel caso specifico di Mps, lo Stato metterebbe sul piatto di un eventuale pretendente una dote fiscale fino a 3 miliardi , si vocifera nelle sale operative. Proprio su questo punto dovrà esprimersi tuttavia la commissione  europea sull’Antitrust.
Così nella giornata di ieri, la Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, stando a quanto riportato ancora da Il Giornale:
“Siamo in contatto con le autorità italiane, posso dire solo che ovviamente i governi possono decidere incentivi fiscali in forme diverse, noi guardiamo se si tratta di misure selettive, se beneficiano soltanto un settore sarebbe un problema per altre parti dell’economia, questa è la logica che seguiamo se sarà questo il caso”.
Ma forse non ci vorrà l’Ue a mettere i bastoni tra le ruote alla proposta contenuta in manovra, volta a trasformare le imposte differite fuori bilancio in crediti fiscali.
L’agenzia di stampa Reuters ha riportato infatti il disegno dei Cinque Stelle, contrari alla dote fiscale, quindi in rotta di collisione con il Tesoro.
Il M5S avrebbe già stilato un emendamento alla norma, inclusa per l’appunto nella legge di bilancio, su cui il Mef di Roberto Gualtieri punta per accelerare le fusioni nel settore bancario. Non per niente, la norma viene considerata una sorta di “bonus fusioni”. I Cinque Stelle guardano invece con favore molto di più alla proposta lanciata qualche giorno fa da Lando Maria Sileoni, segretario generale del sindacato FABI, che ha auspicato un matrimonio tra Mps, Banca Carige e Popolare di Bari.