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Sandrin (LGIM): “Ripresa? Scenario a W più che a V. Etf? Brutti dati, ma 2020 ne confermerà il successo”

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A V, a U o a L, son diverse le lettere che si stanno usando per definire come potrebbe essere la ripresa economica post-coronavirus. Giancarlo Sandrin, country head Italia di Legal&General IM, ci spiega gli scenari possibili: “Abbiamo delineato tre scenari possibili. Nel primo non prevediamo una seconda ondata di infezioni, quindi ipotizziamo una brusca contrazione economica del 10% su base annua per il secondo trimestre 2020, seguita da una ripresa potenziale forte che riporta l’attività mondiale vicina al suo percorso pre-virus entro la fine del 2021. Un secondo scenario ipotizza un percorso a W, con ulteriori ondate di virus che potranno portare alla reintroduzione di strategie di contenimento. Il terzo scenario, meno probabile, è che ci siano restrizioni continue con l’esaurimento di idee da parte dei regolatori” 

Lo scenario più probabile

“Il nostro posizionamento è più vicino al secondo e al primo, questo perché sappiamo benissimo che le stime sono difficili perché tutto dipende dal virus, che non guarda alle stime economiche. Se vogliamo sceglierne uno dei tre, direi il secondo (a W, ndr). Dovremo vedere cosa succedere quando partiremo con la semi-normalità. Abbiamo visto dei casi in Asia dove si è un po’ tornati indietro con le chiusure. Il timore è che ci possa essere un ulteriore rallentamento, e sarebbe un ulteriore problema”.

Etf, un marzo complicato

Secondo i dati Morningstar, 22 miliardi di deflussi per il mercato degli Etf in Europa, un numero mai visto: “Non penso proprio che il 2020 decreterà la fine degli Etf, anzi, ne decreterà il successo come strumento di liqudità. Teniamo conto che metà dei deflussi in uscita derivava dagli Etf obbligazionari e questi sono stati uno dei pochi strumenti che ha aiutato i portfolio manager a gestire le posizioni in questa asset class. L’Etf rappresenta uno strumento principe per le posizioni tattiche, sia di sottopeso sia di sovrappeso. Anche il mercato italiano non è andato bene, perché Borsa Italiana registra oltre 600 milioni di euro di deflussi, ma ha riguardato principalmente il mercato obbligazionario, corporate, emergenti e high yield. La componente equity, invece, è riuscita a risollevarsi grazie alla ripresa dei mercati e i flussi in Italia sono stati positivi sia sull’azionario europeo sia su quello americano”.