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Ritorno dividendi e non solo: cinque buone ragioni per puntare sulle banche italiane

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Tassi di interessi e redditività molto bassi, crediti deteriorati da smaltire attraverso cessioni e svalutazioni, vincoli sempre più stringenti di rafforzamento del capitale, eroso nel frattempo dalle perdite: queste le difficoltà che le banche italiane hanno dovuto affrontare in un decennio. Tuttavia, il 2021 ed i prossimi anni, possono rappresentare un momento di svolta.

Da inizio anno sono proprio le banche a primeggiare a Piazza Affari: Banco BPM è il miglior titolo Ytd sul Ftse Mib con +61%; nella top ten ci sono anche Unicredit che  segna +37% circa, Bper +34% e Mediobanca quasi +32%.

Le ragioni per cui puntare sulle banche

Cinque le ragioni per cui puntare sulle banche italiane secondo Piergiacomo Braganti, Director, Research di WisdomTree. In primis perché i tassi di interesse dovrebbero tornare a crescere – in parte lo stanno facendo – e con loro il margine di interesse, ovvero il margine derivante dall’attività bancaria. La graduale risalita dei tassi attivi e la difesa, per ora facile, di una provvista (funding) a costo zero, dovrebbe essere ragionevolmente possibile.

In secondo luogo, continua Braganti, è atteso un aumento dei ricavi da servizi, tipicamente remunerati su base commissionale, e principalmente da servizi di pagamento, incasso e riscossione, intermediazione di titoli, trading di titoli, asset management e forme previdenziali. Terzo, gli analisti prevedono un calo dei costi operativi, come esito della cura dimagrante su reti di sportelli, personale (in numero, età media e retribuzione), e degli investimenti in fintech, che ha reso i clienti sono sempre più autonomi con l’”home banking”. Quarto, è previsto un calo degli accantonamenti e delle rettifiche sui crediti, grazie al lavoro di “pulizia di bilancio” degli anni scorsi, che ha drasticamente ridotto i crediti non performanti nell’attivo delle banche e grazie anche a una maggiore selettività nelle nuove erogazioni. Infine, per alcune banche quotate, sugli utili dei prossimi anni è immaginabile un livello di tassazione più leggero, grazie al “recupero fiscale” delle perdite sofferte nei passati esercizi.

Inoltre, alla fine del 2021 le banche potranno tornare a pagare dividendi, superando i limiti attualmente in vigore sino al 30 settembre 2021. Vale la pensa anche menzionare che il Governo italiano e la Commissione europea spingono per una maggior concentrazione nel settore e la Banca Centrale continuerà a garantire denaro in abbondanza e a costo zero o negativo al sistema del credito.

Tra un mese la decisione Bce su rimozione limitazioni a dividendi

E proprio sul fronte dividendi il prossimo 23 luglio la Bce ha in agenda la decisione sulla possibile rimozione delle restrizioni sulla distribuzione di dividendi e acquisti di azioni proprie da parte delle banche.  Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza bancaria della Bce, ha difeso lo stop deciso per la distribuzione dei dividendi ma ha precisato che si tratta di un intervento per casi eccezionali, come la pandemia. “Non sono d’accordo a farlo diventare uno strumento normale nella cassetta degli attrezzi dell’Ssm” ha continuato Enria che ha anche esortato le banche a puntare su un business sostenibile. “La pandemia ha suonato la sveglia per quelle banche che fino a quel momento avevano giustificato la bassa redditività dando la colpa alla regolamentazione e ai bassi tassi d’interesse, e che si erano messe ad aspettare un allentamento delle regole o un rialzo dei tassi. Queste banche devono capire che spetta a loro trovare il modo di fare profitti: investendo più nel digitale, impostando una strategia di consolidamento e modelli di business sostenibili”. E la Bce intende fare la sua parte per spingere le banche a muovere in tale direzione.