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Risiko auto, mercati tornano a scommettere su FCA-PSA dopo assist famiglia Peugeot

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Nuovo capitolo del risiko globale dell’auto, con tanto di fusione FCA-PSA? Una cosa è sicura: come ha fatto notare Chanell Turner in un articolo pubblicato su CBT Automotive Network, “partnership”, o anche “alleanza”, è la nuova parola in voga nel comparto.

Sia PSA che FCA hanno le carte in regola per partecipare a questa nuova puntata del risiko dell’auto che è stata già inaugurata, lo scorso dicembre, dalla partnership tra Ford e Volkswagen.

E se già dal salone dell’auto di Ginevra le dichiarazioni del Ceo di FCA Mike Manley e del numero uno di PSA Carlo Tavares avevano acceso le speculazioni su un asse FCA-PSA, quelle rilasciate nelle ultime ore da Robert Peugeot vengono ora viste dai mercati come la prova che i tempi sono maturi per un nuovo deal tra i due titani del settore.

I mercati scommettono su FCA come scelta probabile dei francesi, con il titolo Fiat Chrysler che balza di oltre +5% superando quota 13,40 euro e riportando il rialzo intraday record dal 7 marzo scorso.

L’esponente della famiglia che ha fondato il marchio automobilistico francese ha annunciato di fatto dalle pagine di Les Echos la disponibilità dei Peugeot ad appoggiare le mire di acquisizione di PSA, attraverso il veicolo di investimenti FFP, di cui è responsabile.

Da segnalare che FFP è tra i tre principali azionisti di PSA Peugeot Citroën Group.

Il manager ha parlato di un’apertura a effettuare un investimento in proporzioni ragionevoli, nel caso in cui PSA, produttore dei veicoli Peugeot e Citroen, raggiungesse un accordo con un altro gruppo del settore. Finora – ha continuato – non è arrivata ancora nessuna proposta ma, alla domanda sulla possibilità di un investimento in FCA, la risposta è stata: “Con loro, così come con altri, i pianeti potrebbero essere allineati”.

Da segnalare che la famiglia fondatrice del marchio Peugeot detiene una partecipazione del 12% in PSA, colosso automobilistico che venne salvato dalla crisi del comparto auto che esplose contestualmente alla crisi finanziaria dal governo francese e dalla cinese Dongfeng Motor, come ricorda un articolo di Bloomberg.

Le mire di acquisizione dell’azienda erano diventate evidenti all’inizio di questo mese, meno di un anno dopo l’integrazione di PSA con i marchi Opel e Vauxall acquistati da General Motors, quando l’AD Carlos Tavares aveva affermato che l’azienda era ormai pronta a individuare nuove opportunità di crescita.

E’ allora che i rumor su un’alleanza FCA-PSA si sono riaccesi, catalizzando l’attenzione di analisti, trader e operatori di mercato.

Secondo Richard Hilgert, senior equity analyst presso Morningstar,  una eventuale combinazione tra le due aziende sarebbe ragionevole, “dal punto di vista dei volumi”.

L’esperto ritiene che, insieme, i due gruppi produrrebbero quasi 9 milioni di veicoli l’anno, riuscendo così a competere con Volkswagen, Toyota Motor e Renault-Nissan, in un modo che sarebbe impossibile se entrambi rimanessero da soli. Per Hilgert, i gruppi avrebbero insomma una marcia in più unendo le loro forze e l’alleanza di rivelerebbe “particolarmente cruciale nei segmenti delle piccole auto, dove entrambi i marchi sono conosciuti sia in Europa che in Sud America”.

FCA-PSA: prove di una fusione?

Dal Salone di Ginevra, l’AD di FCA Manley aveva commentato le parole di Tavares – che aveva descritto FCA un target attraente – affermando che Fiat Chrysler avrebbe guardato a “un qualsiasi accordo capace di renderla più forte”.

Dal canto suo Tavares aveva rimarcato tutto il desiderio di trattare con chi fosse “alla ricerca di alleanze”.

Oggi Bloomberg riporta che il Ceo di PSA Tavares starebbe valutando l’opzione di trovare un partner per PSA che possa trasformare il gruppo francese in una forza globale.

Un tale accordo – che si tratti di una fusione o di un’alleanza – potrebbe trasformare PSA in uno dei principali produttori di auto a livello mondiale e far entrare Tavares nell’Olimpo degli artefici di operazioni di M&A nel settore auto, del calibro di Carlos Ghosn e Sergio Marchionne.

Target potenziali di PSA, sottolinea Bloomberg, potrebbero essere Fca, ma anche Jaguar Land Rover e General Motors.

Considerato a tal proposito il successo di Opel, che PSA è riuscita a trasformare in un asset vincente dopo anni di perdite, Robert Peugeot ha sottolineato che la sua famiglia “non metterebbe alcun freno” ad altri eventuali accordi.

Il manager ha dichiarato inoltre a Les Echos che FFP dispone di una liquidità di 60 milioni di euro nell’immediato.  Un portavoce della famiglia Peugeot ha commentato l’intervista confermando il  pieno sostegno alla strategia di Tavares.

Un tale accordo – che si tratti di una fusione o di un’alleanza – potrebbe trasformare PSA in uno dei principali produttori di auto a livello mondiale e far entrare Tavares nell’Olimpo degli artefici di operazioni di M&A nel settore auto, del calibro di Carlos Ghosn e Sergio Marchionne.

Per concludere, viene spontaneo fare un paragone tra quanto sta avvenendo in queste ore in Europa, nel settore bancario e dell’auto.

Il fermento è indiscutibile, se si considera che in Germania il governo tedesco sta sponsorizzando le nozze tra Deutsche Bank e Commerzbank  per creare un campione bancario nazionale e che, nel caso di PSA, la ricerca di un partner è avallata dalle mire di Tavares, che vuole trasformare il gruppo francese in una forza globale.

L’elemento in comune di questi dossier, oltre all’obiettivo di una operazione di M&A, è che due delle società coinvolte nel risiko, che ora puntano a diventare più global, sono due gruppi che sono in vita, oggi, grazie ai bailout dei rispettivi stati.

Commerzbank è stata salvata infatti dallo stato tedesco, nel 2009, con aiuti per 16,2 miliardi di euro, ed è al momento partecipata da Berlino per il 15%.

Riguardo a PSA,lo Stato francese ha salvato il gruppo dalla crisi entrando nel capitale attraverso la banca di investimenti Bpifrance. Altri azionisti sono per l’appunto la famiglia Peugeot tramite il veicolo di investimenti FPP, e la cinese Dongfeng Motor. Ognuno dei tre principali azionisti detiene una quota in PSA pari al 12,23%.