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Deutsche Bank-Commerzbank: a rischio 30.000 posti lavoro. Tra nodi matrimonio anche i BTP

Tra i maggiori rischi che la fusione comporterebbe ci sarebbe il buco finanziario di diversi miliardi di euro che potrebbe venirsi a creare: la fusione, infatti, renderebbe necessario un aggiustamento…

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Deutsche Bank-Commerzbank, il matrimonio che ha l’assist di Berlino alimenta timori sugli effetti che una merger potrebbe avere sui dipendenti delle banche. E non solo. L’entusiasmo in Borsa oggi fa una pausa: il titolo Deutsche Bank perde l’1,73%, Commerzbank fa -1,3% circa.

Già giorni fa Bloomberg aveva parlato di resistenze al progetto di fusione manifestate da alcuni sindacalisti presenti nel board di supervisione di Deutsche Bank. Il riferimento era a Jan Duscheck, esponente del sindacato tedesco Verdi, e Stephan Szukalski, due tra i rappresentanti sindacali più importanti che fanno parte del bord.

Duscheck si era spinto fino a mettere in dubbio la stessa logica dell’operazione (che, in realtà, si scontra con lo scetticismo di diversi analisti”.

Siamo contrari alla fusione”, aveva detto, aggiungendo che, a suo avviso, la banca risultante dal matrimonio si sarebbe rivelata una preda ancora più vulnerabile a un takeover ostile dall’estero. Altro che quel “campione nazionale” sponsorizzato da Berlino.

Oggi il potenziale impatto sul mercato del lavoro viene riproposto dal Guardian, che cita ancora le parole del sindacalista Jan Duscheck.

Il sindacalista precisa che, a suo avviso, nel breve termine una merger tra le due banche metterebbe a rischio 10.000 posti di lavoro. Il numero potrebbe poi triplicarsi nel lungo termine.

Il Guardian ricorda che Deutsche Bank è tra le banche con il maggior numero di dipendenti a Londra, contando su uno staff di 7.500 persone.

Dal canto suo Commerzbank, partecipata ancora per il 15% dal governo tedesco, essendo stata salvata nel 2009 con un bailout statale del valore di 16,2 miliardi di euro, rimane attiva nel mercato internazionale ed è anch’essa presente a Londra con uno staff di 1000 unità.

Insieme, Deutsche Bank e Commerzbank dispongono di una forza lavoro di 140.000 unità.

Mentre il mercato si interroga sugli effetti del matrimonio sul panorama bancario globale e sulla forza lavoro, arriva la rivelazione firmata New York Times. Il quotidiano rivela che Deutsche Bank avrebbe erogato prestiti a Donald Trump, prima che diventasse presidente degli Stati Uniti, per un ammontare superiore ai $2 miliardi, nell’arco di venti anni circa.

In alcuni casi, Trump avrebbe gonfiato il valore del proprio patrimonio, promettendo ai banchieri di trascorrere i week end nella sua proprietà di Mar-a-Lago, in Florida, al fine di ottenere quei prestiti.

Il quotidiano newyorchese ha raccolto le testimonianze di almeno venti tra ex e attuali dipendenti del colosso tedesco, oltre che dagli stessi membri del cda.

Dalle indiscrezioni, emerge che Trump riuscì a ottenere da Deutsche Bank diversi finanziamenti, nonostante i casi di bancarotte che affossarono i suoi affari e nonostante fosse considerato un cliente rischioso da parte di altre banche.

Rischi matrimonio DB-Commerzbank

Intanto, tornando agli obiettivi di M&A di Deutsche Bank e Commerzbank, da segnalare un’analisi di Reuters, che affronta in un articolo dettagliato i motivi per cui il governo tedesco sta spingendo tanto per il matrimonio, che darebbe vita a una banca che avrebbe asset per un valore di 1,8 trilioni di euro, tra prestiti e investimenti, a fronte di un valore di mercato di 25 miliardi di euro circa.

L’istituto nascente dall’operazione avrebbe una quota pari a 1/5 del mercato del retail banking tedesco.

Tra i maggiori rischi che il matrimonio comporterebbe, stando a quanto una fonte ha rivelato a Reuters, ci sarebbe il buco finanziario di diversi miliardi di euro che potrebbe venirsi a creare: la fusione, infatti, renderebbe necessario un aggiustamento alle valutazioni di alcuni investimenti che le banche hanno effettuato.

Commerzbank, per esempio, detiene titoli di debito italiani rilevati per un valore di 30,8 miliardi di euro, che ora valgono però 27,7 miliardi di euro, per una svalutazione di 3,1 miliardi.

Un matrimonio tra i due istituti, spiega Reuters, finirebbe per “cristalizzare questa perdita”, visto che “Deutsche ha partecipazioni del genere iscritte a bilancio al valore di mercato”.

Altro rischio: con l’accordo il governo tedesco diventerebbe azionista della principale banca in Germania, oltre che seconda in Europa, e i manager attuali non vedono proprio di buon occhio l’influenza che Berlino avrebbe.

Occhio alle incertezze che sono state messe in evidenza da S&P, che promuove la fusione.