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Regna la cautela sui mercati dopo meeting FED e incontro USA-Cina

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La scorsa settimana è iniziata con ribassi diffusi per i mercati azionari mondiali dopo alcune trimestrali USA deludenti, in particolare Caterpillar e Nvidia, che hanno alimentato le paure sulla crescita economica globale e sugli effetti collaterali causati dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. I mercati hanno comunque retto bene riuscendo a chiudere il mese di gennaio con rialzi consistenti (quasi +8% lo S&P 500 e il Ftse Mib).

 

L’ultimo round di colloqui sul commercio tra le due superpotenze, che si è tenuto a Washington, ha prodotto “importanti progressi” per la fase attuale e le parti hanno avuto discussioni “schiette, specifiche e produttive”. Lo riporta una nota della delegazione cinese rilanciata dai media di Pechino, come primo commento ufficiale sull’esito dette trattative. La Cina inoltre avrebbe proposto agli Stati Uniti un vertice tra i presidenti Xi Jinping e Donald Trump alla fine di febbraio per cercare di trovare un accordo commerciale.

 

Per quanto riguarda le Banche Centrali, nella sua prima riunione di quest’anno La Federal Reserve, come previsto, ha lasciato i tassi di interesse Usa invariati. Il costo del denaro resta fermo in una forchetta fra il 2,25 e il 2,50%. La Banca Centrale ha mostrato un atteggiamento da colomba, facendo sperare in una pausa nel percorso delle strette monetarie nel 2019. Decisione che ha provocato una contrazione del dollaro e, di conseguenza, spinto l’oro e Wall Street al rialzo nella seduta di mercoledì.

 

Importati sviluppi dal Regno Unito sul tema Brexit. Martedì sera la Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento che autorizza la Premier Theresa May di ridiscutere con l’UE l’accordo sulla Brexit e di depurarlo dal cosiddetto backstop sul confine irlandese. Ma il portavoce del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha riferito che Bruxelles non intende riaprire i negoziati con Londra per modificare l’accordo precedente. Infine, in Italia, il dato sul Pil del quarto trimestre 2018 ha confermato la recessione tecnica.

 

Questo clima di incertezza ha incentivato il trading in certificati. Il più scambiato in assoluto è stato il Double Cash Collect su Enel con una raccolta di circa 650 mila euro e 32 contratti. Il prodotto, con ISIN NL0012324065, offre premi semestrali del 2% anche in caso di ribassi del sottostante, purché il valore sia maggiore o uguale il livello barriera (70% del valore iniziale). In più, l’investitore riceverà il valore nominale più il premio raddoppiato qualora il sottostante quoti a un valore superiore o pari al valore iniziale. La scadenza è fissata il 26 gennaio 2021.

 

Tra i più prodotti a leva, il più tradato è stato il Mini Future su STMicroelectronics (ISIN NL0013142177) con 104 pezzi passati di mano e circa 480 mila euro di controvalore. Il prodotto, con scadenza 19 dicembre 2025, ha strike a 9,26 euro e una distanza dalla barriera del 30,3%. La leva è intorno alle 3 volte.

 

Molto apprezzato anche il Turbo Short sul Ftse Mib che ha raccolto 222 mila euro con 7 contratti. Il certificato, con ISIN NL0013038458 e strike a 22.0000 punti, ha una leva di 9x e una distanza dal livello di knock out di circa l’11%. La scadenza è fissata il 21 giugno 2019.