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Rally Btp non basta, è incubo taglio tassi per le banche. L’effetto boomerang di Draghi

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Scossa vera e propria oggi sui mercati dopo le parole di Mario Draghi che preannunciano una Bce proattiva se la situazione lo renderà necessario. Parlando alla conferenza annuale della BCE in Portogallo, Draghi ha affermato che ridurre i tassi d’interesse, se l’inflazione non tornerà a bersaglio, è tra le opzioni. Parole che hanno indebolito subito l’euro e fatto scattare invece forti acquisti sulle Borse e sui titoli di Stato, Btp in primis.

Tassi Btp mai così bassi da maggio 2018, spread sotto 250

Lo spread Btp-Bund è sceso repentinamente toccando i minimi dallo scorso 12 dicembre sotto il muro dei 250 punti base e soprattutto il rendimento del Btp decennale è sceso al nuovo minimo dal maggio 2018 in area 2,18%. Rendimentio in calo su tutto l’arco della curva dei tassi sull’aspettativa di nuovi allentamenti monetari da parte della Bce. Il rendimento del Bund ha toccato -0,3%, sui nuovi minimi storici. 

Vincitori e vinti: esulta Enel con tutte le utilities

La reazione del mercato è stata evidente anche sull’azionario con Piazza Affari arrivata a guadagnare oltre l’1% sotto la spinta delle utilities. Enel è arrivata a guadagnare il 3% toccando nuovi massimi a 11 anni a 6,256 euro. Molto bene anche Snam (+2,06%), Italgas (+2,6%), A2a (+3%) ed Hera (+2,2%).

 

Controcorrente invece le banche che, nonostante il balzo dei Btp, viaggiano quasi tutte in territorio negativo. Tra le poche a salire è Banco BPM (+0,33%). Le due big Unicredit e Intesa Sanpaolo cedono rispettivamente lo 0,4% e lo 0,3%. Quasi -1% per UBI Banca.

La redditività delle banche è stata messa a dura prova in questi anni dai bassi tassi di interesse, con quelli sui depositi in negativo ormai da 5 anni. L’11 giugno di 5 anni fa la BCE introdusse per la prima volta un tasso di interesse negativo sui depositi presso la Banca Centrale. Da un’analisi condotta da Deposit Solutions emerge l’ammontare effettivo degli effetti negativi sugli utili delle banche. Nel solo 2018, le banche dell’eurozona hanno trasferito alla BCE circa 7,5 miliardi di euro sulle giacenze liquide, ossia 21 milioni di euro al giorno, con un impatto medio sugli utili del -4,3% nel solo 2018. La maggior parte di questi pagamenti è stata effettuata da banche tedesche, francesi e olandesi che, nel periodo 2016-2018, hanno pagato rispettivamente 5,7, 4,1 e 2,5 miliardi di euro, con un impatto sugli utili compreso tra il -9,1% della Germania e il -4% della Francia. Nello stesso intervallo di tempo, le banche italiane hanno rappresentato il 5,2% dei trasferimenti, per un controvalore di circa 900 milioni di euro di interessi negativi. Con un impatto sul profitto del -2,4%, le banche italiane hanno versato meno tassi di interesse negativi di quelle francesi e tedesche, ma più delle controparti spagnole, che negli ultimi tre anni hanno pagato 764 milioni.

Le parole di Draghi

“Ulteriori tagli dei tassi di interesse e la necessità di mitigare le misure per contenere eventuali effetti collaterali rimangono parte dei nostri strumenti”, ha detto il numero uno della Bce Mario Draghi aprendo il Forum delle banche centrali di Sintra, Portogallo, con un discorso con cui ha difeso gli strumenti di politica monetaria adottati da Francoforte.

Draghi ha fatto riferimento anche al piano di Quantitative easing che, pur mandato in soffitta alla fine del 2018, ha “ancora un considerevole margine di manovra”. La stessa cosa vale per i tassi, che potrebbero essere tagliati ulteriormente, come era trapelato già nell’ultima riunione della Bce.