Notizie Notizie Italia Prima di Bio-on fu la greca Folli Follie e non finì bene. Tutti i bluff sui conti scovati dagli 007 di Quintessential

Prima di Bio-on fu la greca Folli Follie e non finì bene. Tutti i bluff sui conti scovati dagli 007 di Quintessential

Pubblicato 26 Luglio 2019 Aggiornato 30 Luglio 2019 17:37

A quanto pare ci sono investigatori privati che svolgono la professione di 007 anti-frode per scovare aziende quotate con bilanci sospetti addirittura prima delle autorità di controllo. Dopo una meticolosa raccolta e analisi di informazioni al fine di scoprire vere e proprie frodi nascoste dietro ai numeri, gli 007 scommettono al ribasso sui titoli in questione. A questo punto, basta diffondere al pubblico il proprio lavoro investigativo e aspettare da spettatori l’evoluzione degli eventi e il crollo delle azioni. Il tutto incassando ingenti plusvalenze.

 

Pochi giorni fa uno di questi professionisti dell’anti-frode si è palesato a Piazza Affari accusando la bolognese Bio-on in un report dal nome “Una Parmalat a Bologna”. Si tratta di Quintessential Capital Management (QCM), un fondo di investimenti americano con sede a New York guidato dall’italiano Gabriele Grego, la cui attività principale consiste nell’individuare, indagare ed esporre al pubblico situazioni catastrofiche e nascoste in società quotate, come la frode, la condotta criminale o i modelli di business fallimentari.

 

QCM è un’attività commerciale e lavora a scopo di lucro. Tuttavia, puntualizza il fondo Usa, “crediamo fermamente nel carattere morale del nostro lavoro che ha l’effetto di rimuovere società disoneste dai mercati. Queste ‘mele marce’ sottraggono risorse finanziarie e umane alle aziende legittime ed è logico mettere al corrente il pubblico il più velocemente possibile per limitare il numero di investitori e creditori coinvolti”.

 

Nel dettaglio, Quintessential utilizza tecniche investigative all’avanguardia e interviene solamente dopo aver acquisito una mole informazioni schiaccianti per confermare le proprie tesi. Dal 2015 il fondo newyorchese ha portato a compimento sette operazioni contro varie società disoneste con un tasso di successo pari al 100%. In praticamente tutti i casi le tesi di QCM sono state confermate da inchieste ufficiali. In diversi casi il management delle società target è stato licenziato. In due casi le società hanno cessato di esistere settimane dopo l’intervento.

Il caso della big greca Folli Follie

Nel maggio dello scorso anno l’attività di Quintessential contro il gigante greco “Folli Follie” ha portato al collasso e al de-listing del titolo in sole tre settimane, nonché allo smascheramento di una frode multimiliardaria.

 

La Folli Follie era una delle maggiori aziende quotate sul mercato greco. Il gruppo, attivo nella produzione e distribuzione nel settore del fashion e del lusso, vantava di una forte crescita e di una fortissima presenza internazionale, con circa 630 punti vendita in tutto il mondo e un fatturato provenienti dall’Asia pari ad oltre un miliardo di euro annui.

 

Il momento di gloria è durato fino alla pubblicazione, a maggio 2018, del report investigativo di Quintessential dal titolo “Folli Follie: The other greek Parmalat” in cui il fondo newyorchese ha accusato la società greca di aver gonfiato o comunque artefatto in qualche modo i propri conti. In particolare, secondo QCM, i numeri di punti vendita nel mondo non sarebbero i 630 menzionati negli allegati al bilancio del 2016 della Folli Follie ma solo 289. La reazione del mercato è stata devastante: il titolo della Folli Follie, che prima del report viaggiava sui 17 euro ad azione con una capitalizzazione di circa 1,1 miliardi di euro, in sole tre settimane è collassato e successivamente revocato dalla Borsa greca.

 

C’è stato anche un caso più recente, che risale allo scorso dicembre. In quell’occasione l’azione di smascheramento di Quintessential contro Aphria, società canadese nel settore della cannabis con una capitalizzazione di oltre 4 miliardi di dollari, ha portato al collasso immediato del titolo e al licenziamento di tutto il consiglio di amministrazione. E non solo. Nel 2015 il report di QDM intitolato “Una Parmalat Greca” sulla Globo Plc ha portato alla sospensione immediata e permanente del titolo della società di software nata in Grecia ma quotata alla Borsa di Londra e alle dimissioni dell’esecutivo dopo sole 48 ore, con la piena confessione delle proprie responsabilità.

E adesso Bio-on, di cosa viene accusata?

L’ultima preda di Quintessential è Bio-on, società attiva nel settore dei biopolimeri di alta qualità e quotata sul listino Aim di Borsa Italiana. Il report “Una Parmalat a Bologna” redatto da QCM ha provocato il tracollo del titolo Bio-on che in due sedute ha perso circa i tree quarti del proprio valore. Ieri il titolo ha ceduto il 69,7% a 15 euro. Il titolo del gruppo bolognese delle bioplastiche ha visto il proprio valore in Borsa crollare ed evaporare in due sedute oltre 760 milioni di capitalizzazione. Alla chiusura di martedì le azioni valevano 55,3 euro con capitalizzazione oltre la soglia del miliardo.

 

Il fondo speculativo accusa la società bolognese di essere un “castello di carte”, uno schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti. A detta di QCM la Bio-on sarebbe una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote.

 

Il fondo newyorkese sostiene inoltre che diversi anni dopo la sua costituzione Bio-on non ha ancora prodotto né venduto nulla in quantità significative, se non a scatole vuote da sé controllate o affiliate. QCM indica che l’unico impianto produttivo realizzato sembrerebbe non essere ancora completato o in produzione. La situazione finanziaria reale risulta precaria e la contabilità presenta serie irregolarità, aggiunge il fondo Usa che ritiene insostenibile la situazione di Bio-on e che la società sia presto destinata al collasso totale. Tuttavia, il report è solo l’inizio perché Quintessential continuerà le proprie indagini nei prossimi giorni per mettere nero su bianco le proprie tesi.

La tripla smentita di Bio-on non frena il collasso del titolo

Mercoledì sono arrivate tre secche smentite di Bio-on che ha minacciato azioni legali. Dopo una prima smentita generale alle accuse di Quintessential, la società bolognese ha puntualizzato la validità del bilancio 2018 e rimarcato anche che l’impianto produttivo di PHA, costruito da Bio-on in località Castel San Pietro Terme, è operativo e in produzione.

 

Il cda della società attiva nel settore dei biopolimeri di alta qualità nella notte ha emesso un’altra nota di precisazione in merito a informazioni non veritiere diffuse sulla società stessa e sugli amministratori, tramite un soggetto che ha dichiarato di avere “interesse economico nella discesa del prezzo del titolo” Bio-on.

 

Nel dettaglio, la società bolognese precisa che “i contenuti diffusi citano fonti che hanno forti conflitti di interesse rispetto all’operato Bio-on, pertanto non possono essere considerati come pareri di terze parti disinteressate” e che “la tecnologia di produzione del PHA di proprietà di Bio-on affonda le proprie radici in una scoperta tecnologica del secolo scorso, messa a punto e industrializzata da Bio-on attraverso selezione di batteri e tecniche di produzione moderne ed eco-friendly, capaci di produrre prodotti per applicazioni moderne e innovative”.

 

Ribadisce inoltre che “la tecnologia della società è brevettata e di proprietà esclusiva” e che “il funzionamento della tecnologia è confermato dall’entrata in produzione dell’impianto industriale di Castel San Pietro Terme, ottenuto mediante scale up dell’impianto semi-industriale realizzato nel 2010 e da allora sempre operativo”.

 

Per quanto riguarda i rilievi sollevati in merito alle presunte irregolarità contabili, Bio-on precisa che “i flussi di ricavi derivano dalla concessione di licenze inerenti al proprio know-how e la vendita di servizi per studi di fattibilità, servizi di implementazione e ricerca applicata” e che il flusso di cassa operativo nel corso del 2018 risulta positivo per 23,9 milioni di euro”.

 

Inoltre, Bio-on, essendo quotata all’Aim, “è tenuta a comunicare tutte le informazioni cosiddette price sensitive, pertanto ha adottato una condotta di massima trasparenza comunicando sempre in maniera puntuale le operazioni relative ad accordi, licenze e avvenimenti di rilievo una volta verificatosi l’evento”. La società ha infine informato di aver “già avviato le opportune tutele in ogni sede e che si riserva di comunicare ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni”.

La risposta di Quintessential che promette altra roba “forte”

Ieri Quintessential ha analizzato la risposta di Bio-on al report “Una Parmalat a Bologna” e ribatte punto per punto alle affermazioni della società. Nel dettaglio, Quintessential, la cui attività principale consiste nell’individuare, indagare ed esporre al pubblico situazioni catastrofiche e nascoste in società quotate, come la frode, la condotta criminale o i modelli di business fallimentari, pone l’accento su 6 punti.

 

“La società sostanzialmente conferma il fatto che la stragrande maggioranza del proprio fatturato derivi da scatole da essa controllate o affiliate”, si legge nel nuovo comunicato del fondo Usa che ha una posizione ribassista su Bio-on. In secondo luogo, la produzione fino al 2018 è stata praticamente inesistente; terzo, la produzione nel 2019 è limitata a quella dell’impianto di San Pietro Terme, a proposito della quale Bio-on si rifiuta, nonostante le nostre pesanti affermazioni, di confermare volume e vendite. “Sospettiamo si tratti di cifre de minimis”, precisa QCM. Quarto punto, la società conferma che la stragrande maggioranza dei progetti annunciati non si sono concretizzati. Punto 5, il resto delle affermazioni sono irrilevanti ai fini della nostra analisi o ne confermano indirettamente la validità. Infine, Quintessential annuncia che produrrà documenti aggiuntivi nei prossimi giorni, molti dei quali particolarmente interessanti.

 

QCM ha pubblicato il parere di Maurizio Salom, dottore commercialista e revisore legale, su alcune criticità riscontrate nel bilancio di Bio-on Spa al 31 dicembre 2018.