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Powell incerto su Pil Usa, Goldman Sachs no. ‘Fondo toccato, maggior fiducia in ripresa a V’

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Mentre una platea piuttosto nutrita di strategist continua a presentare gli scenari più apocalittici della storia per l’economia mondiale, una buona notizia arriva da Jan Hatzius, responsabile economista di Goldman Sachs, con la nota “the US economy now appears to be through the trough”.

NEW YORK – APRIL 21: Employees arrive to work at Goldman Sachs on April 21, 2010 in New York City. Goldman was sued for fraud by the U.S. Securities and Exchange Commission on April 16, 2010. (Photo by David S. Holloway/Getty Images)

Tradotto: il peggio per l’economia americana sembrerebbe essere passato.
Hiatzius correda la propria view con il seguente graficio, che mostra come alcuni nuovi dati diffusi di recente abbiano indicato che l’attività (economica) Usa abbia iniziato a risollevarsi nelle ultime settimane, in corrispondenza dell’allentamento del lockdown da parte di alcune aree degli Stati Uniti”.

Il capo economista di Goldman Sachs fa notare, in particolare, come il Pil Usa del primo trimestre e il report occupazionale di aprile rendano “più chiaro l’impatto che lo shock del virus ha avuto sull’economia americana e sul suo trend”.
Il numero uno della Federal Reserve Jerome Powell guarderà forse con un po’ di invidia alla sicurezza predittiva di Hatzius visto che, proprio ieri, tra le cose che è stato costretto ad ammettere, c’è stata proprio “l’elevata incertezza sull’outlook dell’economia Usa”.
Non solo: Powell ha invitato l’amministrazione Usa a fare di più sul fronte degli stimoli fiscali, pena l’arrivo di una recessione ancora più profonda.
“Aumenta l’impressione che la ripresa dell’economia possa avvenire più lentamente di quanto vorremmo”, ha detto in una videoconferenza con l’istituto Peterson Institute for International Economics. Riguardo all’ipotesi dei tassi negativi, Powell ha inoltre così commentato: “So che questo strumento ha alcuni fan, ma per ora è qualcosa che non stiamo considerando“.
Una dichiarazione che avrà fatto storcere il naso a Trump, visto che, in un briefing con la stampa alla Casa Bianca, il presidente americano ha detto di credere fermamente “che i tassi dovrebbero essere negativi”, pubblicando anche un tweet per ribadire la propria convinzione.
Al di là dei contrasti ormai noti tra la Federal Reserve di Powell e Donald Trump, Goldman Sachs sembra aver ritrovato ottimismo sulla ripartenza dell’economia americana, sulla base di alcuni dati che il suo stesso capo economista presenta in una tabella. Detto questo, non c’è niente a cui brindare, visto che la divisione di ricerca del colosso americano, nella stessa nota in cui ha mostrato più fiducia nei fondamentali Usa, ha tagliato ulteriormente il proprio outlook , dopo aver “rivisto le stime sul Pil e sul mercato del lavoro”.
Risultato: la banca prevede ora che il Pil degli Stati Uniti si sia contratto di quasi il 18% ad aprile (rispetto al -13,4% atteso in precedenza). Queste le sue stime: “il tasso trimestrale annualizzato di crescita del Pil nei quattro trimestri del 2020 sarà:

  • pari a -8,2% nel primo trimestre (in linea con le precedenti stime)
  • -39% nel secondo trimestre (rispetto al -34% precedentemente atteso)
  • per il terzo trimesgtre stimato un recupero del Pil del 29% (rispetto al +19% precedente)
  • per il quarto la stima è pari a +11%, rispetto al +12% precedente.

Su base annua, Goldman prevede invece:

  • una contrazione del PIl pari a -12,6% nel secondo trimestre.
  • -7,3% nel terzo trimestre
  • -5,4% nel quarto trimestre.

Inoltre, l’outlook per l’intero 2020 è di una flessione del Pil Usa del 6,5%. E’ lo stesso colosso a puntualizzare che si tratta di stime “tutte lievemente peggiori delle precedenti”.
Detto questo, Goldman Sachs è più ottimista nella possibilità di una ripresa dell’economia a V. I motivi sono quattro:
“Primo: le autorità dovrebbero continuare ad allentare il lockdown e il distanziamento sociale dovrebbe diminuire.
Secondo: le imprese, gli individui e i funzionari governativi troveranno il modo di adattarsi (al nuovo contesto), per minimizzare i costi economici del distanziamento sociale, riuscendo a tenere la diffusione del virus sotto controllo.
Terzo: i miglioramenti dei trattamenti (anti-Covid) alla fine di quest’anno dovrebbero far diminuire la paura e aumentare la volontà di stare a contatto con gli altri.
Quarto: i sempre più numerosi test seriologici dovrebbero permettere a chi è diventato- sperando – immune, di tornare alla normalità”.
A proposito di Pil Usa, vale la pena ricordare quanto spiega Prometeia nell’articolo Andamento del Pil: attenzione al confronto Usa-Europa .
“Negli Usa il Bureau of Economic Analysis (BEA) costruisce la contabilità nazionale trimestrale con dati annualizzati: per il Pil, ogni trimestre riporta il livello della produzione realizzata nei tre mesi moltiplicata per quattro (annualizzata), come se l’economia mantenesse costante il livello di attività del trimestre in questione. Il valore annuo ricavabile dalla contabilità trimestrale quindi è calcolato come media dei trimestri. Nei documenti BEA relativi all’andamento trimestrale del Pil viene riportato il tasso di crescita trimestrale annualizzato (-4,8% nel Q1 2020), assimilabile a un tasso di crescita medio annuo se l’economia mantenesse per tutto l’anno la medesima velocità di crociera del trimestre”.
Sulla base di questa precisazione “è evidente, quindi – scrive Prometeia – che il -4,8% del Pil Usa non è direttamente confrontabile con il -3,8% del Pil dell’area euro: il primo si riferisce a un ipotetico tasso di variazione annuo, il secondo a un incremento trimestre su trimestre. Non è quindi corretto desumere una caduta del Pil americano più profonda di quella del prodotto europeo”.