Notizie Dati Macroeconomici Pmi Ue dipingono un quadro positivo. Tassi Bce e le scommesse sui prossimi tagli

Pmi Ue dipingono un quadro positivo. Tassi Bce e le scommesse sui prossimi tagli

21 Agosto 2025 11:13

I Pmi della zona euro mostrano la resilienza dell’economia della zona euro, nonostante le “tempeste globali”. La buona notizia è che c’è stato un primo aumento dei nuovi ordini della zona euro in 15 mesi, che pone così fine alla serie di contrazioni iniziata a giugno del 2024.

Dati che forniscono un’ulteriore prova della resilienza dell’Europa di fronte alle sfide in atto, che vanno dal commercio alle guerre, e che con molta probabilità sosterranno la tesi dei funzionari della Banca centrale europea (Bce) che affermano che non c’è fretta di abbassare ulteriormente i tassi di interesse.

Si tratta delle prime indicazioni per il mese di agosto, utili in vista della prossima riunione dell’Eurotower dell’11 settembre.

I Pmi nel dettaglio

Le cose stanno migliorando: l’attività economica si è ripresa sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi e, in generale, abbiamo notato una lieve accelerazione della crescita durante gli ultimi tre mesi”, ha rimarcato in prima battuta Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, commentando i dati preliminari di agosto degli indici Pmi della zona euro.

Nel dettaglio, l’indice Pmi manifatturiero è tornato sopra la soglia critica di 50, attestandosi a 50,5 dai 49,8 della passata rilevazione (battendo anche le attese che lo davano a 49,5 punti). Resta sempre sopra la soglia dei 50 anche l’indice Pmi servizi che si è attestato a 50,7 dai 51 della passata lettura. E infine l’indice composito sale a 51,1 da 50,9, oltre il consensus Bloomberg a 50,6.

I dati dell’indagine, raccolti tra il 12 e il 19 agosto, mostrano un incremento dei nuovi ordini, che pone così fine alla serie di contrazioni iniziata a giugno del 2024. Questa nuova espansione ha provocato un incremento dell’attività al livello maggiore in 15 mesi. Le aziende hanno anche aumentato il loro organico per il sesto mese consecutivo. Nel frattempo, le pressioni inflazionistiche di agosto sono aumentate con tassi maggiori sia dei costi che dei prezzi alla vendita.

Come sottolinea ancora Cyrus de la Rubia “nonostante le avversità provocate dai dazi statunitensi e dalla generale incertezza, le aziende dell’eurozona sembrano farcela abbastanza bene. Il mercato della moneta unica potrebbe avere un ruolo positivo in questo caso poiché, infatti, la maggior parte dei ricavi provenienti dall’export e dal turismo sono generati all’interno dell’Unione Europea”. Lato Bce, secondo l’economista, “potrebbe preoccuparsi dall’incremento delle pressioni sui costi nel terziario poiché, dopotutto, sta contando su un rallentamento della crescita dei costi salariali che possa aiutare il rallentamento dell’inflazione in questo momento cruciale per l’economia. Detto ciò, c’è un po’ di sollievo nel fatto che l’inflazione dei prezzi alla vendita nel terziario è rimasta pressoché uguale”.

Quanto alla politica tariffaria statunitense, spiega, “sta lasciando un segno, con la seconda diminuzione mensile degli ordini provenienti dall’estero nel manifatturiero. La Germania sembrava andare bene, forse grazie a acquisti preventivi dagli Stati Uniti, ma adesso sta anch’essa notando diminuzioni degli ordini. La Francia è venuta fuori dalla profonda contrazione della domanda estera negli ultimi mesi, ma gli ordini in arrivo sono ancora in diminuzione”.

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Bce e i prossimi passi

Nel complesso, i Pmi di oggi dipingono un quadro di un’economia che al momento non soffre eccessivamente della guerra commerciale. È di questa idea Bert Colijn, capo economista Netherlands di ING, secondo il quale una certa accelerazione della crescita economica potrebbe essere in atto grazie all’attenuarsi dell’incertezza sul fronte commerciale grazie al recente accordo tra Usa e Ue. Ma avverte: “naturalmente permangono molti rischi sulle prospettive”.

Intanto aumentano le scommesse di una nuova pausa sul fronte taglio dei tassi da parte della Bce. Probabilmente, i funzionari di Francoforte manterranno il tasso di interesse chiave al 2% quando si riuniranno dopo la pausa estiva a settembre, prolungando così una pausa iniziata il mese scorso dopo una campagna di tagli durata un anno (iniziata nel giugno 2024).

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