Notizie Notizie Mondo Mercati in “vigile attesa” prima di Jackson Hole. Sentiment appare bearish, domani parla Powell

Mercati in “vigile attesa” prima di Jackson Hole. Sentiment appare bearish, domani parla Powell

21 Agosto 2025 10:35

I mercati internazionali mostrano segni di impazienza e un po’ di nervosismo in attesa di segnali più chiari sulla direzione in cui puntano i tassi di interesse statunitensi. Segnali che si spera arriveranno questo fine settimana da Jackson Hole, Wyoming, al simposio annuale delle Federal Reserve, nel corso del quale l’attenzione sarà massima sul discorso del presidente Jerome Powell.

I titoli tecnologici – in particolare quelli dei giganti della Silicon Valley – sono sotto pressione, nel timore che un solido rally iniziato in aprile sia stato eccessivo. Il Nasdaq 100 si è attestato in ribasso per il secondo giorno consecutivo. In Asia, tuttavia, sia il colosso dei microchip Taiwanese TSMC che Samsung hanno dato segni di vitalità.

Come sottolinea Mark Haefele, chief investment Officer di UBS Global Wealth Management, ieri il Nasdaq, indice ad alta concentrazione tech, ha prolungato il suo calo perdendo lo 0,7%, mentre gli investitori hanno continuato a disinvestire dai titoli tech ad alto momentum, riflettendo i rinnovati timori sulla sostenibilità del settore dell’IA.

Il “sentiment” non è dei più ottimisti, timore che dal Wyoming arrivi una delusione

Il sentiment generale comunque è piuttosto “bearish”, come fanno notare diversi analisti interpellati da Bloomberg. Secondo Kyle Rodda di Capital.com “i prezzi dei titoli cominciano a riflettere rischi di una delusione da Jackson Hole” con il dubbio che si sta insinuando circa la volontà della Fed di “svoltare aggressivamente in direzione accomodante” o anche semplicemente di svoltare.

I titoli delle “Magnifiche Sette” del settore tech sono scesi per il quarto giorno consecutivo, la serie più lunga da metà aprile. Questo ha anche pesato sullo S&P 500, che è sceso per la quarta seduta consecutiva.

Secondo Howard Marks di Oaktree Capital i titoli americani sono “nei giorni iniziali” di una bolla, anche se il momento di criticità che porterà ad una correzione è ancora lontano.

Minute del Fomc: l’inflazione sempre in cima alla lista dei pensieri dei funzionari Fed

In un contesto incerto, in cui i dazi voluti da Donald Trump stanno ridefinendo la politica commerciale statunitense e internazionale, l’inflazione preoccupa i funzionari della banca centrale americana più della disoccupazione. Dalle minute relative agli incontri del Fomc degli scorsi 29-30 luglio emerge con chiarezza come, in ottica del doppio mandato Fed, il senso di urgenza  faccia pendere dalla parte della stabilità dei prezzi in questo momento, considerandolo “il più grande dei due rischi”.

Nelle minute si legge come il mercato del lavoro si stato considerato “solido” mentre l’inflazione “abbastanza elevata”.

Il comitato di 18 membri ha lasciato i tassi di interesse fui fed funds invariati ad un range tra il 4,25% e il 4,50% nell’ultima sessione, così come nelle quattro precedenti. Tuttavia la compattezza mostrata nei precedenti incontri comincia a mostrare qualche segno di cedimento. Due membri dissenzienti, i governatori Christopher Waller e Michelle Bowman hanno votato contro la decisione e sarebbero stati favorevoli ad un taglio dei tassi già a luglio, in considerazione di un mercato del lavoro indebolito.

 Il tema dei dazi ha tenuto banco negli incontri del Fomc, in particolare per prevedere se l’impatto inflattivo sarà “una tantum” o prolungato nel tempo. Diversi membri del board “hanno enfatizzato come l’inflazione abbia superato il 2% per un periodo prolungato e che quest’esperienza abbia aumentato il rischio che le aspettative di inflazione a più lungo termine si disancorino.”

Molti funzionari hanno fatto notare che servirà un periodo di tempo abbastanza lungo per osservare a pieno l’effetto dei dazi su beni di consumo e servizi.

Governatrice Fed Cook: non mi farò bullizzare e resterò al mio posto

Nella partita a scacchi per la nomina del nuovo presidente della Fed l’anno prossimo, quando scadrà il mandato di Jerome Powell, è finita anche la governatrice Lisa Cook, di cui Donald Trump ha chiesto le dimissioni per un’accusa di frode finanziaria. Cook ha risposto seccamente: “Non ho alcuna intenzione di dimettermi dalla mia posizione per via di questioni sollevate in un tweet”, ha scritto in una dichiarazione riportata da Bloomberg.

Lo scorso 15 agosto Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency, aveva scritto una lettera al Ministro della Giustizia Pam Bondi, affermando che Cook avrebbe “falsificato documenti bancari e certificati di proprietà per ottenere termini di prestito più favorevoli, potenzialmente commettendo una frode sui mutui”.

Venutone a conoscenza Trump aveva rilanciato l’accusa sui social media chiedendo le dimissioni di Cooke. Nessuna accusa penale è stata formalizzata. Si tratta con tutta probabilità di una strategia per creare nuovi spazi per l’amministrazione Trump all’interno del board della Fed.