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Pil Usa, Goldman Sachs e Fed ‘vedono’ boom +10%. Ma Roubini smaschera bolla Covid e la beffa ‘democratizzazione finanziaria’

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Pil Usa in crescita del 10% nel primo trimestre del 2021, grazie a una ripresa dell’economia a V. E’ la stima decisamente rosea della Federal Reserve di Atlantia, che si è affidata al proprio parametro GDPNow. Rosea è anche la stima di Goldman Sachs, in stile ‘anno bellissimo’, per parafrasare l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma il professore economista Nouriel Roubini non crede agli outlook da favola e lancia piuttosto l’alert bolla-Covid, smascherando anche la beffa della democratizzazione finanziaria, e la farsa dei vari David che vincono contro Golia.

ISTANBUL, TURKEY – NOVEMBER 26: Nouriel Roubini, professor of economics at New York University speaks during an exclusive interview on Turkey’s economy and global markets within the 28th Quality Congress in Istanbul, Turkey on November 26, 2019. (Photo by Emrah Yorulmaz/Anadolu Agency via Getty Images)

Ma iniziamo dal GDPNow della Fed di Atlanta: questo parametro non corrisponde all’outlook ufficiale della Fed di Atlanta – come si legge nel sito dell’istituzione – ma è considerato comunque una stima della crescita del Pil reale che si basa sui dati economici disponibili, relativi al trimestre di riferimento analizzato.
La previsione va presa dunque con le pinze ma neanche sottovalutata, anche perché rispecchia il crescente ottimismo degli economisti sull’espansione del prodotto interno lordo made in Usa.
Che dire per esempio delle stime snocciolate dagli analisti di Goldman Sachs? La divisione di ricerca del colosso bancario Usa è diventata innegabilmente più bullish sull’economia Usa, migliorando l’outlook non solo per l’imminente secondo trimestre dell’anno, ma per gli interi 2021 e 2022.

Pil Usa: Goldman Sachs più bullish. Ecco quando Fed tornerà ad alzare tassi

Goldman  Sachs prevede ora una crescita del Pil Usa di ben +11% nel secondo trimestre, dopo una revisione al rialzo di un punto percentuale rispetto al precedente outlook del 10%.
Le previsioni per il 2021 e il 2022 sono state migliorate dello 0,2%, rispettivamente a +6,8% e +4,5%.
Il rallentamento del tasso di crescita, nel 2022, viene spiegato con le attese di un tapering da parte della Federal Reserve, con il Fomc “che inizierà ad avviare il tapering dei suoi acquisti di asset all’inizio del 2022”.
Il primo rialzo dei tassi sui fed funds dell’era post Covid? Secondo Goldman Sachs avverrà nel primo semestre del 2024, prima di quanto stimato in precedenza (la previsione era di una stretta monetaria nel secondo semestre dello stesso anno).
Bullish sull’economia è anche Ed Yardeni di Yardeni Research che, in una nota riportata dalla Cnbc, ha scritto che “la ripresa a V del Pil reale rimarrà a V durante il primo semestre e probabilmente fino alla fine dell’anno. Tuttavia, non si parlerà più di una ‘ripresa’ una volta trascorso il primo trimestre, perchè il Pil reale avrà recuperato a pieno in questo trimestre”. Di conseguenza, il Pil sarà in fase di ‘espansione’, a livelli record”.
Oltre agli stimoli straordinari lanciati dalla Federal Reserve per blindare l’economia Usa dagli effetti della pandemia del Covid-19, una spinta arriverà anche con il bazooka fiscale da $1,9 trilioni proposto dall’amministrazione di Joe Biden e approvato lo scorso sabato dalla Camera dei Rappresentanti Usa. Il testo ora è al vaglio del Senato.
“Con il sostegno fiscale federale e i continui progressi sulle vaccinazioni (anti-Covid), la crescita del Pil, quest’anno, potrebbe essere la più forte degli ultimi decenni”, ha pronosticato il presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, in un discorso proferito qualche giorno fa.
Un outlook non proprio confortante è stato presentato invece dal suo predecessore, Bill Dudley, in un’intervista rilasciata ieri. Dudley ha lanciato un alert sul trend dei tassi dei Treasuries, affermando che il livello superiore all’1,6% della scorsa settimana “non è niente” rispetto a quello che si vedrà nel momento in cui l’economia Usa avrà recuperato davvero terreno.

Nouriel Roubini presenta disastro democratizzazione finanziaria

Qualcuno, indica la Cnbc, inizia a chiedersi anche se per caso uno stimolo fiscale da $1,9 trilioni non sia eccessivo, in quanto l’economia, correndo al ritmo più forte da almeno il 1984, potrebbe davvero correre il rischio di surriscaldarsi, in un momento in cui il deficit federale è atteso in crescita a ben $2,3 trilioni nel corso del 2021.
Un surriscaldamento di cui trarranno vantaggio, tra l’altro, secondo l‘economista Nouriel Roubini, i soliti noti, visto l’ampliamento della forbice tra i più ricchi e i più poveri, e il crescente divario tra Wall Street e Main Street.
Per il professore della NY University, “i nuovi record testati dall’azionario non significano niente per la maggior parte delle persone”. Nel suo nuovo articolo pubblicato su Project Syndicate, Roubini parla chiaramente del rischio di una bolla Covid e di una ripresa dell’economia a K. Altro che ripresa a V.
“Chi ha un posto di lavoro stabile, e un cuscinetto finanziario, è messo bene, con l’azionario che vola a nuovi record. Ma chi è disoccupato o ha una occupazione part time, facendo parte dei cosiddetti colletti blu o del settore dei servizi – praticamente il nuovo precariato – è affossato dai debiti, alle prese con un benessere finanziario irrisorio”.
Roubini non descrive sicuramente il migliore dei mondi possibili, tutt’altro. L’economista presenta un contesto in cui, “per ogni posto di lavoro creato da Amazon, il settore retail assiste alla perdita di tre posti di lavoro”, e in “cui simili dinamiche a quelle (di Amazon) si presentano in altri settori dominati dai giganti tecnologici”.
L’economista parla di come, per decenni, si sia cercato di risolvere il problema della disuguaglianza cercando di “democratizzare la finanza, in modo tale che i poveri e le famiglie in difficoltà potessero prendere in prestito più soldi per l’acquisto di case che non avrebbero potuto altrimenti permettersi di acquistare, per poi utilizzare quelle case acquistate come un bancomat“.
Proprio “questa espansione del credito al consumo – attraverso i mutui e altri debiti – è risultata in una bolla che è culminata nella crisi finanziaria del 2008, e che ha visto milioni di persone perdere il loro posto di lavoro, le proprie case, i propri risparmi”.

Millennials di nuovo fregati, a loro una corda per impiccarsi

“Ora – continua Roubini – gli stessi Millennials che sono stati ‘fregati’ più di un decennio fa vengono di nuovo ingannati. Ai lavoratori che hanno fatto affidamento sui lavori part-time o sull’occupazione ‘freelance’ viene offerta un nuova corda con cui impiccarsi nel nome della democratizzazione finanziaria. In milioni hanno aperto conti su Robinhood e altre App di investimenti, dove possono far leva sui loro scarsi risparmi e sui loro scarsi redditi diverse volte per speculare su titoli che non valgono niente”.
Roubini riprende il recente caso GameStop, che ha raccontato la storia di “un fronte unito di piccoli trader eroici che combattono contro il male rappresentato dagli hedge fund che fanno short selling”.
Il caso non fa altro, secondo Roubini, che mascherare l’ennesima triste realtà di “una schiera di persone senza speranza, senza un posto di lavoro, zavorrate dai debiti, che vengono di nuovo sfruttate, visto che molte sono state convinte del fatto che il successo finanziario non venga conquistato con posti di lavoro stabili, con il duro lavoro, con investimenti e risparmi pazienti, ma attraverso schemi capaci di far diventare ricchi in modo veloce e scommesse su asset che non hanno alcun valore intrinseco, come le criptovalute (o le shitcoins, come preferisco chiamarle)”.
“E non cadete in errore – avverte Roubini – il racconto populista secondo cui un’armata di Millennials in versione Davide vince contro Golia in versione Wall Street serve solo a rafforzare un altro (l’ennesimo) schema volto a spennare gli investitori amatoriali”.
Tutto questo si concluderà, “così come nel 2008, con un’altra bolla di asset. La differenza è che questa volta, esponenti populisti incoscienti del Congresso se la stanno prendendo contro gli intermediari finanziari, accusandoli di non consentire ai più vulnerabili di indebitarsi ancora di più” rispetto a quanto non stiano già facendo.