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Piazza Affari bagna dicembre con un rialzo. Intesa e Stm in paradiso, Unicredit agli inferi (-8%)

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Piazza Affari inizia l’ultimo mese dell’anno con il piede giusto nonostante il crollo di Unicredit in scia alla notizia del divorzio da Mustier. Il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni con un +0,18% a 22.099 punti cavalcando la scia dei nuovi record toccati da Wall Street. Focus ancora una volta sulle novità sul fronte vaccini anti-Covid. La società biotech americana Moderna sta per presentare una domanda alle autorità sanitarie competenti dell’Europa e degli Stati Uniti per ricevere l’autorizzazione all’utilizzo del suo vaccino. Anche per il vaccino di Pfizer e BioNTech è stata chiesta all’EMA (autorità europea del farmaco) l’autorizzazione all’utilizzo emergenziale del vaccino.
Fumata grigia invece dal meeting Opec+ che ha rimandato ogni decisione sull’estensione dei tagli all’offerta di greggio del 2021. I negoziati dovrebbero riprendere giovedì 3 dicembre. Da un lato, la debolezza della domanda rimane un problema, dall’altro lato il lancio dei vaccini anti-Covid potrebbe tradursi in uno scatto della domanda stessa.

Il petrolio ha reagito con cali nell’ordine del 2% sia per WTI che per Brent. Non ne ha però risentito ENI che è riuscita a chiudere oggi a +1,35% in area 8,40 euro. Bene anche Fca (+1,24%) in attesa che stasera verranno diffusi i dati delle immatricolazioni in Italia nel mese di novembre.   Tra i migliori di giornata c’è poi STM con un +4,51%.

Tracollo di Unicredit, positive le altre banche

La giornata a Piazza Affari ha visto sulla graticola il titolo UniCredit, scivolato indietro dell’8% sotto la soglia degli 8 euro. L’ufficialità dell’addio dell’AD Jean-Pierre Mustier a fine mandato, nell’aprile del 2021, ha alimentato i timori tra gli investitori che temono una fusione a condizioni svantaggiose con Mps.  Tra i più scettici c’è Mediobanca Securities che ha tagliato il rating sul titolo UniCredit da “neutral” ad “underperform”, parlando di “paradosso” della banca che, da predatrice, ora rischia di diventare preda di banche straniere e di essere fagocitata anche da qualche banca francese.  “Consideriamo UniCredit un’opzione strategica chiave per le banche francesi per accedere alla Germania e per moltiplicare l’accesso alle società europee per le loro grandi operazioni di corporate & investment banking”, scrivono gli analisti di Mediobanca Securities.
Di contro ha spiccato ilvolo il titolo MPS con un rally del 3,7%. Tra le banche ben comprate anche Banco BPM (+1,38%) e Bper (+1,43%), possibili future spose. L’ipotesi di M&A è gradita al fondo Algebris di Davide Serra, azionista di entrambi gli istituti. “Sarebbe un’ottima operazione, perché è come se si unissero quattro ex popolari in una, ovvero Bpm, Banco Popolare, Bper e un pezzo di Ubi, che è a sua volta originata da altre popolari””, ha dichiarato Davide Serra.
A completare la rassegna dei maggiori titoli bancari c’è il balzo di Intesa Sanpaolo che con il +2,68% di oggi si porta a un soffio dalla soglia dei 2 euro, sui nuovi massimi a quasi 9 mesi. Nessuna notizia di rilievo su Intesa con gli investitori che attendono il semaforo verde Bce al ritorno del dividendo per le banche nel 2021. L’istituto guidato da Carlo Messina intende proporre una cedola molto generosa con payout nell’ordine del 75%.