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Petrolio: IEA, un accordo a Doha non impatterà sui fondamentali. Ribilanciamento è già iniziato

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Un accordo per il congelamento dell’output di greggio non avrà effetti sui fondamentali di mercato. La constatazione, abbastanza scontata, arriva dall’International Energy Agency (IEA), l’organizzazione con sede a Parigi che raggruppa i Paesi produttori. Domenica Arabia Saudita e Russia si incontreranno con altri Paesi esportatori a Doha, in Qatar, per discutere di misure per far ripartire i prezzi del greggio e, tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane, quella di uno stop alla crescita dell’output è quella che riscuote maggiori consensi.

“Qualsiasi accordo non impatterà materialmente l’andamento di domanda e offerta a livello globale” nel corso dei primi sei mesi del 2016 perché l’output di “Arabia Saudita e Russia si trova già a livelli da record”. A marzo Riyadh ha estratto in media 10,2 milioni di barili al giorno, non lontano dai massimi storici, mentre la produzione russa ha toccato il livello maggiore da 30 anni a 10,91 milioni di barili.

Nonostante questo, rileva l’IEA, il mercato si trova già ad affrontare un processo di ribilanciamento. Il tonfo dei prezzi, sopra i 100 dollari due anni fa e attualmente in quota 40 dollari il barile, ha finito per penalizzare gli investimenti e ridurre la produzione. Secondo le stime dell’IEA nel 2016 l’output di petrolio dei Paesi non facenti parte dell’Opec è destinato a scendere di 710 mila a 57 milioni di barili giornalieri. View sostanzialmente condivisa dall’Organizzazione dei paesi esportatori che ha recentemente alzato da 700 a 730 mila barili giornalieri la contrazione attesa nell’anno corrente. In entrambi i casi le riduzioni maggiori sono attese in Cina e Stati Uniti.

A questo si somma un progressivo irrobustimento della domanda: nel terzo e nel quarto trimestre il tasso di crescita delle scorte è visto a 0,2 milioni di barili giornalieri, contro gli 1,5 milioni della prima metà dell’anno.

Accordo più difficile dopo le parole di Ali al-Naimi
Dimenticatevi di questo argomento. Così il Ministro del petrolio saudita Ali al-Naimi, secondo quanto riportato dalla testata al-Hayat, ha liquidato la questione relativa misure per il congelamento della produzione nel corso del vertice di domenica. L’ostacolo più grande ad un accordo è rappresentato dall’Iran che ha più volte confermato che la produzione continuerà a crescere fino a quando non saranno raggiunti i livelli pre-sanzioni. In termini pratici bisognerà quindi attendere il superamento della soglia dei 4 milioni di barili, circa un milione in più rispetto agli attuali livelli, per iniziare a discutere con Teheran di fermare l’incremento dell’output.