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Petrolio: l’Arabia Saudita prova a rallentare la crescita dell’export iraniano, sempre più difficile un accordo a Doha

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Secondo quanto riportato dal Financial Times, Arabia Saudita e Bahrain starebbero cercando di rallentare la crescita delle esportazioni di petrolio da parte dell’Iran. L’autorevole testata britannica, che cita trader e broker attivi nell’area, riporta che alle navi che trasportano il greggio di Teheran è richiesta una particolare autorizzazione per entrare nei porti dei due Paesi. Nel caso del Bahrain, sono bannate dai porti tutte le navi che recentemente sono transitate nei porti iraniani.

Più in generale, il quotidiano londinese parla di una generale ostilità degli operatori di mercato a fare affari con l’Iran per il timore di mettersi contro Riyadh. Secondo i dati elaborati da Windward, da inizio anno il petrolio stoccato al largo delle coste iraniane ha fatto segnare un incremento del 10% e attualmente supera la soglia dei 50 milioni di barili. Dalla fine delle sanzioni, solo una piccola parte del greggio iraniano, per la precisione solo 8 petroliere, sono partite dall’Iran in direzione dell’Europa.

Il nodo è rappresentato dall’output di greggio
Numerosi Paesi sono d’accordo sull’ipotesi di congelare la produzione ai livelli, particolarmente elevati, di gennaio. Al di là della portata pratica di un simile provvedimento (decisamente limitata), si tratterebbe di un provvedimento simbolico capace quantomeno di spingere i prezzi verso livelli più accettabili.

L’ostacolo si chiama Iran. Mentre da parte saudita è arrivato un parziale disconoscimento della strategia di conferma dell’output che alla fine di novembre 2014 ha innescato il forte calo dei prezzi, le autorità iraniane hanno più volte fatto sapere che fino a quando non saranno raggiunti i livelli produttivi pre-sanzioni, l’ipotesi di uno stop alla produzione non potrà assolutamente esser preso in considerazione (secondo le statistiche diffuse dal Ministro del Petrolio Bijan Zanganeh, a marzo le esportazioni totali sono salite di 250 mila barili sopra la soglia dei 2 milioni di barili).

Fino a qualche giorno fa i prezzi del Brent hanno capitalizzato, spingendosi a metà marzo fino a 43 dollari, la possibilità di accordo a Doha  anche senza l’appoggio di Teheran. A far sfumare quest’ipotesi, e a spingere al ribasso i prezzi (-4,1% venerdì, -1,5% oggi), sono state le parole pronunciate venerdì dal principe Mohammad bin Salman al Saud che nel corso di un’intervista ha dichiarato che nel meeting del prossimo 17 aprile non sarà possibile raggiungere un accordo per il congelamento dell’output senza la partecipazione dell’Iran.