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Oro: si chiude il miglior trimestre dal 1986, cosa succederà nei prossimi mesi?

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I tassi di interesse negativi sono destinati a provocare un incremento strutturale della domanda di oro. È quanto si legge in un report elaborato dal World Gold Council. Nel lungo periodo, rileva l’associazione che raggruppa le maggiori compagnie minerarie aurifere, politiche monetarie caratterizzate da tassi di interesse sotto quota zero potrebbero cambiare la percezione del rischio e quindi spingere il metallo giallo.

Le cosiddette NIRP (Negative Interest-Rate Policies), “potrebbero provocare un incremento strutturale della domanda di oro da parte di banche centrali e investitori”. In contesto caratterizzato da incertezza, “i prezzi dell’oro segnano un +16% da inizio anno anche grazie alle NIRP”. “Le serie storiche mostrano che nei periodi di tassi reali bassi i proventi dell’oro sono in genere più che doppi rispetto alla media di lungo termine”.

Tassi di interesse negativi, riporta il WGC, riducono gli asset a disposizione degli investitori. “Nell’attuale scenario, caratterizzato da tassi nominali negativi, circa il 30% del debito sovrano di qualità elevata registra rendimenti negativi e la percentuale sale al 40% se si tengono in considerazione i rendimenti sotto quota 1%”. A meno che gli investitori siano disponibili ad accettare rendimenti negativi, “dovrebbero considerare di aumentare l’esposizione all’oro”. Ma l’oro è anche una valuta. I tassi di interesse negativi “mirano a combattere la deflazione e le pressioni rialziste sulle monete” e l’oro è l’unica moneta che “non è direttamente correlata e non reagisce negativamente alle politiche monetarie espansive”.

Miglior trimestre degli ultimi 30 anni
Con un incremento del 15,71%, i prezzi dell’oro tra gennaio e marzo hanno fatto registrar il miglior trimestre dal 1986 grazie alle tensioni globali e all’inclinazione “dovish” delle maggiori banche centrali. “Non lo aveva previsto assolutamente nessuno”, ha commentato Ross Norman, Chief executive di Sharps Pixley. “Le previsioni di inizio anno sono diventate obsolete in poche settimane”. L’attuale prezzo dell’oro, 1.235 dollari l’oncia, è maggiore rispetto a tutte le 31 stime elaborate dagli analisti contattati dalla London Bullion Market Association. Massimi dal marzo del 2009 anche per gli acquisti dei fondi ETF che hanno visto l’oro detenuto crescere del 21% a 1.761,3 tonnellate.

GFMS: quotazioni torneranno sotto i 1.200 dollari
Secondo il team di analisti GFMS di Thomson Reuters i prezzi nei prossimi mesi sono destinati a tornare sotto la soglia dei 1.200 dollari l’oncia in scia dell’incremento dei tassi statunitensi e della debolezza della domanda fisica. “Riteniamo che il recente rally dei prezzi si rivelerà di breve termine, e quando le tensioni sui mercati inizieranno ad allentarsi assisteremo probabilmente a una nuova discesa dei prezzi” a causa “principalmente della debolezza della domanda fisica nei maggiori mercati asiatici”.