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Per Telecom Italia gennaio da incubo, già -11% e titolo ripiomba sotto 0,50 euro. Parole Gubitosi su rete unica non convincono mercato

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Continua il gennaio nero per Telecom. Non bastano le dichiarazioni incoraggianti dell’ad Luigi Gubitosi per risollevare il titolo della maggiore tlc italiana che ha chiuso sotto la soglia psicologica di 0,50 euro, sui minimi a oltre tre mesi e con un saldo da inizio anno che è già molto pesante (oltre -115), il peggiore tra ttutti e 40 i titoli del Ftse Mib. Non sono bastate le parole del ceo Luigi Gubitosi, secondo cui i colloqui per arrivare a una rete unica con Open Fiber sono ancora in atto, aggiungendo che l’aspetto economico non è un problema dato l’interesse dei fondi infrastrutturali “anche a valutazioni inizialmente considerate aggressive”. Le ultime indiscrezioni hanno riportato i nomi di grandi fondi, tra cui Ardian, Macquarie, Wren House Infrastructure, Allianz, Goldman Sachs, KKR e Brookfield che avrebbero presentato le rispettive offerte non vincolanti prima di Natale.
Gubitosi ha rifiutato di rispondere quando gli è stato chiesto se Tim potesse prendere in considerazione l’installazione di una propria fibra ottica società con alcuni dei fondi con cui era stata in contatto, “Abbiamo una giornata sui mercati dei capitali l’11 marzo, vediamo cosa succede entro quella data e poi possiamo parlarne”. Tuttavia, ha anche specificato che “nella vita esiste sempre un piano B”, senza fornire ulteriori dettagli su tale piano alternativo.

Per quanto riguarda il 2019, ha commentato che i risultati del 2019 sono stati soddisfacenti, in particolare sul fronte del deleverage, nonostante il difficile ambiente competitivo per la presenza del nuovo operatore Iliad. Gubitosi ha inoltre affermato che il problema del debito del gruppo sarà risolto entro il 2021: la generazione di Free Cash Flow è stata forte nei 9 mesi 2019 (circa 1,2 miliardi) e continuerà nell’ultimo trimestre dell’anno, ha detto Gubitosi, che ha motivato la riduzione del debito anche a seguito di operazioni per linee esterne.
Il manager ha sottolineato le diverse opzioni di creazione di valore su cui sta lavorando l’azienda: dal Brasile a Inwit, ai Data Centers, al 5G, che a suo avviso supporteranno la performance del titolo nel 2020 e ha promesso un roll-out rapido del 5G.

Analisti fiduciosi su operato di Gubitosi ma servono notizie concrete
“Nel complesso abbiamo tratto l’impressione che Gubitosi sia fortemente impegnato e motivato nell’esecuzione del piano e che veda opportunità di creare valore al di là dell’opzione Open Fiber, che ci sembra complessa ma non tramontata” affermano gli analisti di Equita (rating Buy con target a 64 centesimi). Sul piano politico, continuano gli esperti, “la posizione più netta a supporto della rete unica è stata espressa dall’onorevole Gasparri (FI), mentre Alessandro Morelli (Lega) ha evidenziato la necessità di recuperare il ritardo rimettendo il dossier al centro del dibattito parlamentare e Enza Bruno Bosso (PD) ha supportato interventi a favore del coinvestimento, pur lasciando alle aziende la responsabilità di definire accordi di fusione”.
Banca Imi Equita (rating Buy con target a 62 centesimi) si focalizza sul dossier rete unica: “le dichiarazioni di Gubitosi seguono il fallito tentativo di Tim di coinvolgere Open Fiber su un progetto di coinvestimento, confermando che il dibattito in corso sulla rete rimane complesso”. Secondo gli analisti, “sebbene la visibilità su un potenziale piano B sia bassa, il rischio di concorrenza di Open Fiber in caso di mancato accordo è inalterato. Tuttavia, continuiamo a essere fiduciosi che tutte le parti interessate potrebbero convergere sull’opportunità di un unico scenario di rete, in cui la questione chiave è chiaramente il controllo della rete”.
Diverso l’approccio degli analisti di Mediobanca (rating Outperform con target 79 centesimi). “La creazione di una rete unica fa parte della nostra visione di base sul settore: sforzi congiunti nell’implementazione della fibra (pubblica e privata) potrebbe accelerare il processo (e risparmiare denaro), il che sarebbe una buona notizia per Telecom e Open Fiber, in quanto così come per il paese, a nostro avviso. Governance e valutazione sono gli argomenti chiave da discutere e sono cruciali per il raggiungimento di un accordo che potrebbe sbloccare un valore significativo, se correttamente implementato”.
Mediobanca spiega anche l’andamento del titolo in Borsa che “è stato estremamente debole da inizio anno (dopo essere stato il miglior nome tlc dell’UE nel 2019). A nostro avviso, la debolezza è dovuta al flusso di notizie incerto sulla trattativa con Open Fiber: nelle ultime settimane sono stati pubblicati molti articoli che suggeriscono colloqui in stallo (mentre a novembre il flusso di notizie suggeriva che l’accordo era vicino)”. Il cda per l’approvazione dei risultati del quarto trimestre 2019 è fissato per l’11 marzo, “questo sarà il catalyst per diversi motivi: consolidamento brasiliano, conversione delle azioni di risparmio, ritorno al dividendo per le azioni ordinarie e dettagli sui data center” suggerisce Mediobanca.