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Per la cannabis è buio pesto in Borsa, ma con Bernie Sanders (o la Warren) potrebbe riaccendersi

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E’ una delle industrie in più rapida crescita al mondo, ma dopo il boom è arrivata la doccia fredda. Parliamo del mercato della cannabis terapeutica e dei prodotti al cannabidiolo (CBD) che nel 2019 ha archiviato un  anno decisamente no per i testimonial del settore quotati in Borsa. L’ETF sul settore quotato oltreoceano, The Horizons Marijuana Life Sciences Index ETF (Un ETF sulla cannabis terapeutica è sbarcato a inizio 2020 anche in Europa), ha perso oltre il 41% negli ultimi 12 mesi (-65% dai top 2019 del 19 marzo) e la canadese Aurora Cannabis Inc. che ha registrato un calo del suo fatturato del 24%, toccando una flessione del 73% in pochi mesi.

Il colosso Aurora sempre più in crisi

Negli ultimi giorni i mercati globali sono alle prese con l’emergenza coronavirus che si è abbattuta anche sulle azioni legate alla cannabis tanto che l’analista Cowen Vivien Azer ha declassato due grandi nomi, Aurora e Tilray i cui rating sono stati ridotti rispettivamente a Market Perform e Outperform. Secondo l’analista in merito al settore della cannabis canadese vige una maggiore cautela. Le sfide del settore in sostanza non stanno svanendo così velocemente come gli investitori avevano sperato. Tra i venti contrari troviamo una quantità insufficiente di negozi al dettaglio in alcune regioni popolose, una pressione sui prezzi e un eccesso di cannabis a prezzo medio che semplicemente non corrisponde alla domanda.
A gettare ombre sulla canadese Aurora Cannabis anche gli analisti di Needham, Matt McGinley ed Evan Greenblatt, secondo cui l’azienda si è affermata come produttore di cannabis a basso costo, ma rimane profondamente non redditizia e deve ridimensionare la sua struttura operativa nel tentativo di aumentare le entrate. Il mercato canadese della cannabis è strutturalmente danneggiato, continuano, da una carenza di negozi al dettaglio che si scontra con l’eccesso di capacità produttiva, le pressioni sui prezzi del mercato nero, regole di branding impegnative.

Svolta in arrivo? Ecco i programmi di Sanders e Warren

Un cambio di rotta per il settore potrebbe arrivare con le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Se dovesse vincerle il senatore democratico Bernie Sanders, tra i favoriti per conquistare la nomination democratica, il settore della cannabis potrebbe uscire dal baratro.  Il senatore del Vermont ha annunciato che fin dal primo giorno del suo insediamento chiederebbe la legalizzazione federale della marijuana.La legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti è considerata il Santo Graal dell’industria della cannabis. “Il mio primo giorno in carica, attraverso l’ordine esecutivo, legalizzeremo la marijuana in ogni stato di questo paese”, ha detto recentemente Sanders.
Ma anche se a vincere fosse la sfidante, la senatrice Elizabeth Warren, potrebbe esserci una svolta per il settore della cannabis, in misura però minore rispetto all’eventuale vittoria del senatore del Vermont. La senatrice Warren ha detto che ridurrà i finanziamenti federali agli stati che si rifiuteranno di legalizzare la marijuana e di impedire che l’industria del tabacco domini la fiorente industria della cannabis terapeutica. Warren è stata a lungo a favore della legalizzazione, e il suo piano di Warren va però ben oltre. La senatrice punta anche ad eliminare le condanne federali per la cannabis trovando il modo di dare un vantaggio alle persone con precedenti condanne che vogliano lavorare nell’industria legale della marijuana. Inoltre, sostiene l’accesso al credito bancario per le compagnie di cannabis e vuole permette reai veterani di usare la marijuana senza timore di una punizione. A differenza di Sanders, che ha fatto scalpore quando ha affermato che avrebbe legalizzato la cannabis già il suo primo giorno di insediamento alla Casa Bianca, la Warren prende tempo.