Notizie Notizie Italia Per banche impennata spread avrà un costo salato, analisti tagliano del 15% stime utili. In pericolo target cessioni Npe

Per banche impennata spread avrà un costo salato, analisti tagliano del 15% stime utili. In pericolo target cessioni Npe

30 Maggio 2018 12:27

Le principali vittime a Piazza Affari del caos politico in Italia sono le banche, scese tra il 20 e il 30% in questo mese. L’incertezza politica esplosa nelle ultime sedute si è trasformata in timori acuti che il deficit pubblico possa andare fuori controllo e lo spauracchio che nuove elezioni potrebbero diventare un referendum sull’adesione dell’Italia all’UE e all’euro.

L’incertezza politica ha innescato un generale selloff su asset italiani, con rendimenti del Btp a 10Y passato dall’1,7% al 3% e e quelli a 2 anni dallo 0% al 2% in due settimane, mentre il sell out azionario ha portato in territorio negativo il bilancio 2018 del Ftse Mib. “E’ cruciale che le condizioni dei mercati finanziari rimangano favorevoli, al fine di garantire un rifinanziamento sostenibile del debito pubblico e la protezione del risparmio delle famiglie”, rimarca Banca Akros in una nota dedicata al settore bancario.

 

Esposizione banche ai BTP scesa a 330 mld dai 410 mld del 2014

Per le banche italiane l’impennata dello spread Btp-Bund si trasforma in un aumento del costo del rischio complice la forte esposizione ai Btp. Anche se c’è stata una riduzione dell’esposizione delle banche al debito del settore pubblico negli ultimi anni, diminuita del 20% circa passando dai 410 miliardi di euro del 2014 a circa 330 miliardi di euro nel 2017 (o da oltre il 10% delle attività bancarie a meno del 9%), l’impennata dello spread avrà le sue ripercussioni sui ratio patrimoniali.

L’analisi di Banca Akros rimarca come la durata dei portafogli delle banche italiane è intorno a 3 anni e un aumento di 100 punti percentuali va a ridurre il CET1 di 25-30bps in media (in base alle politiche di copertura della durata). Dato che le banche italiane hanno rafforzato il capitale nel 2017, con il CET1 ratio salito a 13,8%, l’impatto sembra gestibile dal punto di vista del capitale.

 

Nodo Npe

L’aumento dei tassi italiani rispetto al resto dell’Eurozona va a discapito dei costi di finanziamento delle banche che non possono essere recuperati passando dai loro clienti. Banca Akros ha così tagliato le stime di net interest income in media del 5% tra le banche su cui ha una copertura. Va comunque considerato che le banche italiane stanno riducendo lo stock di esposizioni non performanti (Npe) attraverso cessioni che dovrebbero raggiungere quota 65 miliardi di euro quest’anno dopo le cessioni per 35 miliardi di euro avvenute nel 2017.

Secondo quanto concordato con Bruxelles, i principali gruppi bancari italiani dovrebbero tagliare i loro NPE ratio netti dal 5,9% del 2017 a circa il 4% nel 2020. “Questi piani potrebbero essere messi in pericolo da due fattori – rimarca Akros – i forti rendimenti dei titoli di Stato e l’aumento dello spread Btp-Bund probabilmente penalizzerà il prezzo di vendita di tali portafogli, generando ulteriori minusvalenze; in seconda battuta le cessioni di NPE pianificate spesso hanno una garanzia statale (GACS), che scade il 6 settembre”. Posticipare la data di scadenza dipenderà da futuri negoziati tra Italia e Commissione Ue e “ee non approvati, potrebbero mettere in pericolo gli obiettivi a livello di NPE”, sottolinea Akros che ha alzato le stime per il costo del rischio di 10 pb in media per le banche che copre.

 

Sforbiciata a stime Eps del 15%, giù i target price

Banca Akros ha così deciso di ridurre le stime di EPS sul settore bancario in media del 15% e ridurre di conseguenza i prezzi obiettivo. Nel dettaglio il target price è passato da 3,5 a 3 euro per Intesa Sanpaolo, da 18,8 a 15 euro per Unicredit, da 10,8 a 9,1 euro per Mediobanca, da 4,4 a 3,6 euro per Ubi Banca, da 3,8 a 3,1 euro per Mps, da 5,5 a 4,6 euro per Bper e da 7,4 a 6,5 euro per Credem.