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Paranoia coronavirus, in vista azione concertata banche centrali? Appello alla Fed mentre indice paura VIX schizza a nuovi record

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E ora gli investitori sperano in un’azione concertata delle banche centrali, Bce e Fed in primis, che restituisca un po’ di fiducia a un azionario globale stremato dalle vendite.

NEW YORK, NEW YORK – JANUARY 27: Traders work on the floor of the New York Stock Exchange (NYSE) on January 27, 2020 in New York City. U.S. stocks fell sharply in morning trading as fears over the spreading coronavirus continue to unsettle global markets. The Dow Jones Industrial Average fell over 400 points after the Opening Bell. (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

Le speculazioni si sono intensificate dopo le dichiarazioni dell’ex governatore della Fed Kevin Warsh che, in un editoriale pubblicato giovedì sul Wall Street Journal, ha lanciato un appello affinché i banchieri centrali rispondano con “un’azione immediata” all’emergenza coronavirus, in modo da rafforzare le difese immunitarie delle rispettive economie.
Warsh auspica per la precisione un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve di 25 punti base, ma anche un intervento concertato che veda protagoniste la banca centrale cinese People’s Bank of China, la Bce, la Bank of England e la Bank of Japan.

L’appello è che le banche centrali “lancino un’azione appropriata e simultanea per allentare nelle loro giurisdizioni la politica monetaria”.

Fed: Warsh lancia l’appello ma Bullard smorza speculazioni

Bloomberg oggi scrive che un intervento del genere rimane per ora poco probabile. E nelle ultime ore un altro esponente tuttora operativo della Federal Reserve, James Bullard, ha tentato di smorzare le speculazioni, affermando che la Banca centrale americana, a suo avviso, dovrebbe tagliare ulteriormente i tassi solo se il coronavirus si trasformasse in una pandemia tale da diventare simile a una normale influenza.
“Ma non è questo, ora, lo scenario di base”, ha detto. Non sarà d’accordo con lui Kevin Warsh, che ha auspicato che la Fed agisca in modo coordinato con le altre banche centrali nell’immediato, già nella notte tra domenica e lunedì.
“Questa cosa si sta muovendo in modo maledettamente veloce – ha detto Warsh – Come minimo, un comunicato che venisse diramato nella notte di domenica, prima dell’apertura dei mercati asiatici, permetterebbe ai banchieri centrali di guadagnare un po’ di tempo, e a noi di comprendere un po’ meglio lo stato delle cose”.
Secondo l’ex governatore della Fed, Jerome Powell & Co. dovrebbero agire per proteggere in primis i fondamentali dell’economia globale. Diversi sono i downgrade sull’outlook di crescita dell’economia arrivati nelle ultime ore.
Bank of America ha tagliato per esempio nelle ultime ore le stime sulla crescita del Pil globale a un livello inferiore al 3%, ovvero al ritmo più basso dalla crisi finanziaria del 2008. E Goldman Sachs prevede che gli utili della corporate America, quest’anno, saliranno dello zero per certo, invece dell’8% precedentemente atteso.

Fed costretta a intervenire? Indice paura VIX a nuovi record

Tutto questo, mentre l’indice della paura VIX si appresta a mettere a segno il secondo rialzo, su base settimanale, più forte di sempre, in rally del 22,1% dalla chiusura di venerdì scorso. Il rialzo record settimanale in assoluto è stato quello pari a +24,8% della settimana terminata il 10 ottobre del 2008, nel bel mezo della crisi finanziaria, stando a quanto ricorda un articolo del Financial Times.
La corsa del VIX non si ferma neanche oggi. Dopo aver chiuso ieri a quota 39,2 punti, balzando del 27,6% rispetto alla chiusura di mercoledì, l’indice della paura supera quota 45 volando al valore più alto degli ultimi due anni. Attenzione al trend dell’azionario globale misurato dall’indice MSCI World stock index. Il sell off imponente ha cancellato più di $5 trilioni di capitalizzazione del mercato nel corso della settimana che si conferma la peggiore dall’ottobrenovembre del 2008. Wall Street, diversi indici azionari europei e asiatici sono scivolati in fase conclamata di correzione. E le vendite non si fermano.
Sulle aspettative dei mercati, gli analisti di Mps Capital Services hanno scritto in una nota che, di fatto, ” i crescenti timori sugli effetti negativi della diffusione del coronavirus hanno portato gli operatori a modificare le loro attese sui tassi Fed e BCE. Al momento il mercato sconta entro fine anno, tre tagli da 25 pb da parte della Fed ed un taglio da 10 pb da parte della BCE”.
Nella stessa nota dal titolo più che indicativo “Mercati in modalità panico”, gli esperti di Mps Capital Services hanno scritto che i mercati azionari si apprestano a chiudere la peggior settimana “dall’ottobre 2008 in un mese, quello di febbraio, che storicamente è stato avaro di soddisfazioni per gli investitori”.
“Ieri – si legge ancora – la paura si è trasformata in panico con i listini azionari entrati ufficialmente in correzione (oltre il 10% di calo dai massimi). Per dare un’idea della forza del calo, l’indice S&P500 è sceso di oltre il 10% in una sola settimana altre 4 volte dalla seconda guerra mondiale: ottobre 1987, aprile 2000, settembre 2001 e ottobre 2008 (..) Gli unici rifugi continuano ad essere governativi core e yen. Anche l’oro non brilla più come prima, mentre la chiusura delle posizioni di carry trade e il crollo dei tassi ha riportato l’euro-dollaro a toccare 1,10. Nell’incertezza complessiva sulle ripercussioni a livello economico della diffusione del virus, fioccano le revisioni al ribasso di utili e crescita da parte delle diverse banche d’affari. I mercati stanno sempre più prezzando una “recessione pandemica/globale”.

Con intervento Fed rimbalzo dietro l’angolo?

Ottimista, sia sull’intervento della Federal Reserve, magari anche non concertato con altre banche centrali, sia sul conseguente rimbalzo dei mercati è Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote Bank:
“E fu così che si scatenò l’inferno. Non si ferma la corsa ai safe asset con i flussi di capitale che si spingono verso i titoli del Tesoro Usa, lo yen e il Franco svizzero. Rimane indietro l’oro, che scivola insieme alle azioni, probabilmente a causa dello scioglimento delle posizioni speculative più lunghe che si sono ormai accumulate dallo scorso maggio”.
L’analista spiega che “le vendite generalizzate cui stiamo assistendo in questi giorni sono amplificate dal panico: si tratta della peggior settimana dal 2008 e la paranoia non fa che peggiorare le cose. Non ci sono più i ‘buy on the deep’ e i cali vengono amplificati”.
Dunque?
“Secondo noi il mercato è andato un po’ oltre e un rimbalzo potrebbe ormai essere dietro l’angolo. Lo scoppio del coronavirus ha certamente colpito le imprese e potrebbe avere un impatto negativo maggiore del previsto su utili e crescita, eppure la sensazione è che il sell-off che stiamo vedendo possa essere eccessivo ormai, soprattutto ora che le valutazioni hanno subito un ridimensionamento significativo. Le calamità di mercato prima o poi lasceranno il passo ad una ripresa. Forse non vedremo un’inversione a V nell’immediato ma le aspettative che la Fed possa ridurre i tassi di interesse potrebbe contribuire a calmare gli animi e a contribuire a costruire una base sulla quale fermare l’attuale discesa. D’altro canto, di fronte a tutte queste aspettative, la stessa Fed potrebbe ritrovarsi sotto un’eccessiva pressione ad agire nelle prossime settimane, per quanto solo un intervento della banca centrale americana potrebbe rappresentare una soluzione idonea a calmare i nervi degli investitori nonché un ‘gamer changer’ per il mercato”.