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Coronavirus infetta l’azionario globale. Wall Street, borse Ue e Asia in fase di correzione

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Vittime illustri di questa settimana vissuta all’insegna dei sell off non solo ‘solo’ il Dow Jones, il Nasdaq e lo S&P, scivolati ieri in fase di correzione, ovvero a valori inferiori di oltre il 10% rispetto ai massimi testati di recente. Gli smobilizzi hanno fatto precipitare in correzione anche sette indici azionari dell’area Asia-Pacifico. Si tratta dell’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo, che ha chiuso la seduta odierna con un tonfo del 3,67%, dopo la decisione del governo di Shinzo Abe di chiudere tutte le scuole del paese; dello Shangai Composite della Cina; dell’Hang Seng di Hong Kong, del Kospi della Corea del Sud, dell’indice S&P/ASX 200 dell’Australia, dell’indice Straits Times di Singapore; del SET Composite Index della Thailandia.

Chinese tourists with facial masks stand in front of the New York Stock Exchange (NYSE) on February 3, 2020 at Wall Street in New York City. – Wall Street stocks rose early Monday, bouncing after Friday’s rout as markets monitored the coronavirus at the start of a week with key economic data and earnings reports.
The Dow suffered the worst losses of the year on Friday as the death toll from the virus continued to climb and the ailment spread to additional countries. (Photo by Johannes EISELE / AFP) (Photo by JOHANNES EISELE/AFP via Getty Images)

In fase di correzione è finito anche l’azionario europeo, con l’indice di riferimento Euro Stoxx 600 capitolato a un livello inferiore del 13,2% rispetto al record testato il 19 febbraio del 2019. L’indice oscilla inoltre al valore più basso degli ultimi quattro mesi.
In correzione anche il Ftse Mib: per la precisione dal massimo di metà febbraio al minimo di oggi il listino benchmark della borsa di Milano ha fatto -13,5%; il Fte 100 di Londra è capitolato del 14,6% dal massimo di metà gennaio al minimo di oggi; il Dax di Francoforre ha perso -13,8% dal massimo di metà febbraio. Leggi il test pericoloso per il Ftse Mib.

In alcuni casi, come in Thailandia, il mercato è sceso anche a un valore inferiore di oltre il 20% rispetto al record delle ultime 52 settimane, entrando quindi ufficialmente in mercato orso.
Insomma, è incubo coronavirus nel mondo.
E l’azionario globale non è certo il solo a essere tramortito dalle vendite. I numeri che arrivano dai mercati sono da bollettino di guerra e dimostrano come il sell off non abbia risparmiato nessun asset di rischio: dall’inizio della settimana i prezzi del petrolio sono affondati dell’11,8%, il Dow Jones è precipitato dell’11,1%, lo S&P 500 del 10,8%, il Nasdaq del 10,6%.
Così hanno scritto in una nota gli analisti Sonal Varma e Rebecca Wang di Nomura:
“L’escalation del COVID-19 si sta confermando rapida. Prima in Cina e ora in altri paesi. E’ probabile che l’impatto economico sia significativo. Quantificare questo impatto rimane difficile, visto che non ci sono ancora prove. Per colmare questo vuoto (molti dati macro relativi al periodo post esplosione dell’emergenza non sono stati ancora pubblicati) noi di solito combiniamo i numeri che ci arrivano dalle società e dai settori di diversi paesi. In questo modo valutiamo il potenziale impatto macroeconomico”. La conclusione? “Non sottovalutare l’impatto di breve termine sull’economia”.
A drizzare le antenne sono anche gli analisti di Moody’s, che hanno avvertito che, con i nuovi casi di coronavirus che si sono manifestati al di fuori della Cina, in particolare in Iran, Corea del Sud e Italia, il rischio di una pandemia è raddoppiato dal 20% al 40%.  Di conseguenza, è aumentato anche il rischio di una recessione globale. Tra l’altro, questo virus, per come si è manifestato, potrebbe essere secondo Moody’s quello che gli economisti definiscono Cigno nero, o Black Swan. In tal senso, un tale parallelismo è stato già fatto da Wisdom Tree.
Non sorprende dunque la fase di correzione di diversi indici azionari globali. Ciò che i mercati hanno difficoltà a digerire è, di norma, l’incertezza, e il coronavirus con tanto di malattia relativa COVID-19 è sicuramente un’incognita. L’ultima fase di correzione che colpì Wall Street fu a fine 2018, quando gli investitori reagirono negativamente a una serie di aumenti dei tassi varati dalla Federal Reserve.
Sia la Cnbc che Goldman Sachs hanno ricordato che, prima della sessione di ieri, e a partire dalla Seconda GUerra Mondiale ci sono state a Wall Street 26 correzioni.
Ieri il Dow Jones Industrial Average è capitolato di 1.190,95 punti, il crollo in termini di punti peggiore della sua storia, chiudendo a 25.766,64 punti. Lo S&P 500 è scivolato del 4,4%, a 2.978,76 punti, mentre il Nasdaq Composite è crollato del 4,6% a 8.566,48. Il Dow Jones ha terminato la peggiore seduta dal febbraio del 2018, mentre il Nasdaq e lo S&P hanno riportato le perdite in una sessione più forti dall’agosto del 2011. E non sarebbe neanche finita qui.