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Coronavirus, vittime illustri sui mercati: oro e petrolio sotto pressione

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A inizio marzo è arrivato a toccare i 1700 dollari l’oncia, ma ora il discorso è diverso per l’oro. Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto De Casa, chief analyst di ActivTrades: “Bisogna capire in questi giorni se il prezzo possa riuscire a consolidarsi in area 1500 dollari/oncia, ma sembra ci sia spazio per scendere ancora. Il primo livello chiave di 1550 è oramai saltato, però i rialzisti potrebbero dire che il -10% sul gold sia stato provocato da una reazione più emotiva e questo potrebbe venire nel medio termine. Gli elementi sono parecchio contrastanti, ma resta il fatto che per chi fa trading nel breve termine lo scenario resta complicato con il metallo giallo in una fase ribassista e per il quale i 1700 dollari sembrano oramai un lontano ricordo“. Alcuni si domandano se l’oro sia ancora un bene rifugio: “Non è il momento in cui andrei a chiudere posizioni sull’oro, anche se lo scenario di breve termine resta compromesso, ma nel medio-lungo termine penso che i mercati si renderanno conto prima o poi dell’enorme massa di liquidità che sta venendo iniettata”.

PETROLIO Anche il petrolio ha subìto un brusco calo, arrivando a toccare anche i 30 dollari al barile: “Fortissima pressione, si è trovato due cigni neri addosso contemporaneamente, il coronavirus e il mancato accordo russo-saudita all’Opec. Secondo me, nel medio-lungo termine non rimarrà su questi valori, se non siamo vicini alla fine del mondo, e penso che lo troveremo intorno ai 40 dollari”.