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Nel Pd vince visione Ursula-Orsola di Prodi. Zingaretti apre a governo con M5S

Il segretario del Partito democratico ha svelato la posizione del Pd a seguito delle consultazioni presso il Colle, parlando di scelta non facile, ma di necessità di far fronte alle …

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Nel secondo giorno delle consultazioni al Quirinale, il segretario del Pd Nicola Zingaretti apre alla possibilità di un governo giallorosso: qualche ora prima, nella sua edizione odierna, la Repubblica aveva pubblicato l’intervista alla deputata renziana Maria Elena Boschi che, guardando alla possibilità della nascita di un esecutivo Pd-M5S, aveva detto: Se questo governo dovesse nascere, arriverà “alla scadenza naturale. Sicuramente all’elezione del presidente della Repubblica, ma secondo me fino al marzo del 2023“.

Zingaretti ha poi svelato la posizione del Pd a seguito delle consultazioni presso il Colle, parlando di “scelta non facile, ma di necessità di far fronte alle sfide dell’economia italiana”.

Sì dunque a un governo di svolta, ha detto, aggiungendo tuttavia “no a un governo a tutti i costi”.

“Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova per dare vita ad un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica”.

“Per noi – ha continuato Zingaretti- non si tratta di una scelta facile anche a causa dell’eredità pesante che ci ha lasciato il precedente governo e della distanza politica che ci segna con alcune forze, in particolare il M5S, protagonista dell’esperienza del governo Conte. Ma siamo preoccupati per le difficoltà enormi della nostra economia, per la crescita di molti indici di diseguaglianza sociale, di un tessuto imprenditoriale in gravi difficoltà, e un grave isolamento internazionale del nostro Paese. Per questi motivi riteniamo utile provare a dare vita a un governo di svolta e abbiamo indicato al presidente i primi, non negoziabili, principi cui un nuovo governo dovrebbe rifarsi. Tra cui la chiara e indiscussa scelta europeista e l’impegno a costruire un’Europa profondamente rinnovata all’insegna dello sviluppo, del lavoro e della solidarietà”.

“Il pieno riconoscimento e difesa della democrazia rappresentativa a partire dal valore della centralità del Parlamento, una svolta radicale delle scelte economiche e di sviluppo, puntando alla sostenibilità ambientale e ridando totale centralità a politiche redistributive, agli investimenti, ai temi del lavoro e attenzione all’equità sociale e per evitare ulteriori inasprimenti fiscali, infine, a cominciare da quello dell’Iva. Una svolta, infine, con l’Europa, nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori rispetto ai decreti approvati in questa legislatura”.

Ma non serve “un governo a qualsiasi costo: quello che serve è un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, un’ampia base parlamentare e che possa ridare una speranza agli italiani. Ovviamente se non dovessero esistere queste condizioni – ha concluso Nicola Zingaretti –  e lo abbiamo ribadito al presidente Mattarella, queste condizioni tutte da verificare allo stato attuale, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni, anticipate, alle quali il Partito democratico è pronto”.

Vince così, all’interno del Partito Democratico, la linea Ursula-Orsola invocata dall’ex premier Romano Prodi che, in un fondo sul quotidiano Messaggero, aveva spiegato il perché di un sì a un governo Pd-M5S, parlando di una coalizione di governo “Ursula”, italianizzata “Orsola”, nel Parlamento italiano, tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen (Pd e M5S, per l’appunto):

“Bisogna partire”, aveva scritto Prodi, “dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania”.

“E’ chiaro – si legge ancora nell’editoriale di Romano Prodi sul Messaggero – che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea”. Per questo, “forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea ‘Orsola’, cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Non sarà certo faciletrovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese”.

No di Forza Italia di Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio, dopo le consultazioni al Colle, ha detto no a esperimenti di governo da laboratorio:

“L’esperienza appena conclusa dimostra che i progetti di governo si costruiscono col tempo, l’esperienza, si costruiscono tra persone e idee compatibili fra loro non dopo il voto ma prima del voto. Un governo non può nascere in laboratorio, non può funzionare se è basato soltanto su un contratto”.

Ancora Berlusconi: “la mera coincidenza di interesse tra forze politiche che si sono contrastate fino a pochi giorni prima non può essere certo la base sulla quale costruire un esecutivo stabile e credibile, e costituisce piuttosto una presa in giro degli elettori, un tradimento delle loro volontà”.

“Ho proposto un governo di centrodestra, che è la maggioranza uscita dalla ultime elezioni, maggioranza nel Paese. Altrimenti la strada maestra è una sola, il voto“, ha sottolineato il presidente di Forza Italia.