Notizie Notizie Italia Mutui ancora troppo cari nonostante tagli ai tassi della Bce: l’alert della Fabi

Mutui ancora troppo cari nonostante tagli ai tassi della Bce: l’alert della Fabi

12 Settembre 2025 13:37

Nell’ultima riunione della Banca centrale europea (Bce) ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati al 2%, confermando così il livello attuale dopo i tagli iniziati a giugno 2024. Una nuova pausa che arriva però dopo un lungo ciclo di allentamento dei tassi nella zona euro durato ben un anno (giugno 2024-giugno 2025). E nonostante questo scenario, i tassi sui nuovi mutui in Italia restano ancora elevati.

A sollevare il problema è la Fabi, la Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, che segnala come “si tratta di un chiaro segnale che la cinghia di trasmissione della politica monetaria non sta funzionando correttamente: le famiglie continuano a sostenere tassi più alti anche quando il costo del denaro cala”, sottolinea il segretario Lando Maria Sileoni.

In sostanza, il meccanismo tramite cui le decisioni della Bce dovrebbero tradursi in condizioni finanziarie più favorevoli per famiglie e imprese appare interrotto o fortemente rallentato. Nonostante le banche stiano beneficiando di un costo della raccolta più basso, questi vantaggi non vengono trasferiti integralmente ai clienti finali, lasciando i mutuatari in una posizione più onerosa del previsto.

Mutui: tassi in salita nonostante tagli Bce

Numeri alla mano, da gennaio 2024 gli istituti di credito avevano addirittura anticipato la discesa del costo del denaro, ma da settembre dello stesso anno i tassi applicati sui nuovi mutui si sono stabilizzati ben al di sopra dei livelli del tasso di riferimento della Bce, fermandosi tra il 3,6% e il 3,9% nonostante i tassi ufficiali siano scesi al 2%.

E ancora il differenziale tra tasso Bce e interessi bancari nel nostro paese, resta superiore a 1,6 punti percentuale. In soldoni, sottolinea la Fabi, le banche hanno di fatto smesso di trasferire alla clientela i benefici derivanti dalla riduzione del costo del denaro, preferendo preservare i margini di profitto.

I motivi

Le ragioni di quello che può essere definito un malfunzionamento della trasmissione della politica monetaria sono molteplici. In primis, le tendenze prudenziali: in un contesto ancora incerto, le banche possono aver preferito preservare i margini di interesse, mantenendo i tassi alti sui nuovi prestiti. A ciò si aggiunge, secondo la Fabi, la richiesta ancora debole di credito per gli immobili da parte delle famiglie:” se la domanda di mutui non è esplosiva, le banche non sono incentivate a ridurre troppo i tassi per competere”.

Il risultato? La cinghia di trasmissione si è allentata, dice la Federazione secondo cui la discesa dei tassi ufficiali ha prodotto effetti solo parziali sul mercato, e con un certo ritardo. Questa frizione rappresenta un limite per l’efficacia della politica monetaria e può rallentare la ripresa dell’economia reale. In particolare, per molte famiglie italiane – soprattutto giovani e lavoratori precari – il costo del denaro resta ancora troppo elevato per accedere al credito, e questo compromette le prospettive di investimento, crescita e benessere.

Unica nota positiva: il mercato dei finanziamenti per la casa è ripartito. Dopo un lungo periodo di frenata dovuta all’impennata del costo del denaro, lo stock dei mutui alle famiglie ha mostrato segnali di ripresa a partire da metà dello scorso anno: dai 423,1 miliardi di euro registrati a luglio 2024 – tra i livelli più bassi degli ultimi due anni – il volume è salito progressivamente, raggiungendo i 435,1 miliardi a luglio 2025. Un incremento di oltre 12 miliardi in dodici mesi che segna un’inversione di tendenza netta rispetto alla fase di contrazione registrata tra fine 2022 e inizio 2024, quando l’inasprimento dei tassi da parte dell’Eurotower aveva congelato il mercato dei mutui.

La ricetta della Fabi

“I mutui – che tradizionalmente sono l’indicatore di fiducia delle famiglie – non registrano un aumento significativo. L’acquisto della casa, soprattutto per i giovani, sembra ormai un miraggio: tassi più alti, accesso difficile, condizioni poco favorevoli. (…) Per questo servono risposte nuove, come promesso dal governo, che intende potenziare le garanzie statali e introdurre altre misure per aiutare i giovani a comprare casa, realizzando il sogno di una vita. È l’unico modo per correggere le distorsioni di un mercato immobiliare che progressivamente espelle chi ha redditi normali, soprattutto nelle grandi città. Il credito deve tornare a essere una leva di emancipazione sociale e non ridursi a mero strumento di sopravvivenza. Il debito non può essere vissuto solo come emergenza, altrimenti corre il rischio di trasformarsi in un cappio che soffoca le possibilità di crescita del Paese” conclude il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.