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MMT, Ray Dalio: ‘piaccia o no, inevitabile che arrivi qualcosa di simile. Finita era politica monetaria banche centrali’

Parla anche il gestore di JCI FX Macro Fund: “Il denaro è una ‘creatura’ dello Stato. Chiunque può emettere dei ‘pagherò’ (IOU, i.e. I Owe You), il problema è far …

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MMT ovvero Modern Monetary Theory: tradotto in italiano, Teoria Monetaria Moderna, che,  stando alla definizione del dizionario economico-finanziario Investopedia, sfida idee convenzionali che riguardano il modo in cui i governi interagiscono con l’economia, la natura stessa della moneta, l’utilizzo delle tasse e l’importanza dei deficit di bilancio.

Tutti concetti, sostengono i sostenitori dell’MMT, che sono praticamente effetti postumi della sbornia del gold standard e che non hanno più ragione di esistere, in quanto non più accurati, utili o necessari.

Si tratta di una teoria che ha le sue radici nella “Finanza funzionale” creata da Abba Lerner negli anni ’40 e di cui si sta parlando sempre di più, soprattutto in concomitanza con il successo di alcuni movimenti politici che, in diversi paesi, Italia inclusa, auspicano il ritorno al sovranismo monetario. Sovranismo monetario che – giusto per fare qualche esempio – Giappone, Stati Uniti e Regno Unito detengono visto che potrebbero fare a meno di dipendere dalle entrate fiscali per finanziare la spesa pubblica. Motivo? In teoria – scrive Investopedia – i governi potrebbero non aver bisogno né di imporre tasse né di indebitarsi, visto che la quantità di moneta che possono stampare non dipende da alcun vincolo.

L’argomento è stato recentemente affrontato da un articolo de Il Foglio dello scorso 23 aprile, che ha sottolineato che l’MMT si basa su due assunti:

“Il primo afferma che un governo che abbia il controllo sull’offerta della propria moneta sarà sempre in grado di ripagare qualunque quantità di debito pubblico denominato in quella stessa moneta. Il secondo afferma che le imposte non servono a finanziare la spesa pubblica: le imposte hanno come principale funzione quella di creare un debito in capo ai cittadini, dando loro motivo di cedere i propri beni allo stato (lavoro o capitale) per ottenere la moneta necessaria a pagare le imposte future”.

Nelle ultime ore l’argomento è tornato di attualità con un post che Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund numero uno al mondo Bridgewater Associates, conosciuto per aver scommesso contro l’Italia prima delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo 2018, ha pubblicato su LinkedIn.

In un momento in cui il dibattito politico ed economico sull’MMT si infervora – la teoria è stata bocciata da diversi titani del mondo della finanza come Warren Buffett e il presidente della Fed Jerome Powell – Dalio prevede che l’adozione e il riconoscimento di questa nuova filosofia economica da parte delle autorità monetarie mondiali sarà inevitabile. Anche perchè la verità è sotto gli occhi di tutti. Nel corso degli ultimi 40 anni, anni in cui hanno dominato le politiche delle banche centrali, le disuguaglianze sia a livelli di reddito che di ricchezze sono aumentate nella maggior parte dei paesi avanzati.

MMT: Dalio parla di politica monetaria di terza generazione, l’MP3

L’era delle banche centrali come la conosciamo, ammette il gestore tra i più famosi al mondo, è insomma finita ed è “inevitabile” che, prima o poi, qualcosa di simile alla Teoria monetaria moderna finisca per sostituirla.

La metamorfosi, per Dalio, è già in atto: d’altronde, “tagliare i tassi di interesse e/o acquistare strumenti finanziari nell’ambito del processo del Quantitative easing (QE, lanciato da diverse banche centrali) hanno esaurito quasi del tutto la capacità di queste istituzioni di stimolare le economie. E’ di conseguenza molto probabile che queste misure saranno sostituite da una politica monetaria di terza generazione che Dalio chiama “MP3”: una politica monetaria che si baserà sulla “coordinazione tra politica fiscale e politica monetaria” e che seguirà le linee guida degli economisti dell’MMT, anche se, ha precisato Dalio, non necessariamente riproducendo fedelmente “tutte le loro prescrizioni”.

Il finanziere ha fornito con il suo post alcuni esempi di come questa nuova politica monetaria potrebbe funzionare, senza appoggiarla in via ufficiale:

“Le banche centrali – si legge nell’articolo – potrebbero stampare direttamente moneta per finanziare i programmi del governo, bypassando la necessità di vendere bond (governativi). Potrebbero acquistare per esempio asset del mercato immobiliare “che successivamente potrebbero essere idealmente utilizzati a scopi sociali”. O potrebbero anche svalutare i debiti che pendono sull’economia, in una sorta di “Giubileo”.

Nei momenti di crisi, le stesse banche centrali potrebbero erogare cash direttamente al pubblico, dunque rendere concreta l’idea dell’helicopter money”.

Non si può fare a meno di pensare a tal proposito all’Italia, al macigno dei suoi debiti, a quanto auspicato da alcuni economisti del governo M5S-Lega, in primis dall’attuale presidente della Commissione bilancio della Camera Claudio Borghi.

CLICCA QUI PER IL video che riassume la filosofia di Borghi

Così l’economista in un’intervista dello scorso anno:

“E’ molto semplice. Se la Bce vuole veramente aiutare l’Italia a ridurre il debito pubblico, le daremo il permesso di rottamare i titoli di Stato italiani acquistati con il Quantitative easing (Qe)”, facendo così scendere automaticamente il debito.

Borghi aveva fatto parlare di sé anche con l’idea dei minibot che tanto aveva sconvolto lo stesso Financial Times. L’economista leghista aveva chiarito la sua posizione attraverso un’intervista a La Verità in cui aveva scritto che con i minibot si sarebbe trovato il modo di mettere i soldi nelle tasche degli italiani. Ma l’Ft aveva lanciato l’allarme sulla stessa sopravvivenza dell’euro

MMT, la spiegazione del gestore di JCI FX Macro Fund

Così Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund rilascia un commento sulla Teoria Monetaria Moderna:

“È un argomento che, a mio parere, chi si occupa di investimenti e di mercati non potrà fare a meno di approfondire (se non lo ha già diligentemente fatto) nei prossimi mesi. Diventerà senza dubbio un tema ancora più centrale all’approssimarsi delle presidenziali americane del 2020, dal momento che non pochi aspiranti democratici (le cui proposte si stanno spesso radicalizzando, come già abbiamo visto succedere con Bernie Sanders nel 2016), proporranno una qualche declinazione di questa famiglia teorica per le loro ricette economiche. D’altro canto l’MMT presenta un fascino per la fase politica in cui ci muoviamo a tratti irresistibile sia a destra sia a sinistra. E da un certo punto di vista Donald Trump è un Presidente non lontano da molti aspetti proposti da questa innovativa filosofia economica. Trattare il tema in uno spazio limitato è praticamente impossibile (anche ad averne le competenze). L’unico obiettivo sensato di queste righe non può che essere di far sorgere la curiosità in chi ancora non abbia avuto ancora voglia/tempo di approfondire. Qui di seguito propongo qualche punto introduttivo che riassume gli assunti principali di questa teoria (o meglio della visone dell’ambiente economico-finanziario che propone). Sono liberamente tratti e rivisti da un breve paper del sempre ispirato James Montier  (GMO) di cui consiglio la lettura”

Il denaro è una ‘creatura’ dello Stato. Chiunque può emettere dei ‘pagherò’ (IOU, i.e. I Owe You), il problema è far sì che vengano accettati. La capacità di imporre tasse (e quindi di ottenere ricavi) rende ‘credibile’ il denaro di uno Stato.

Il regime monetario in cui ci si muove è fondamentale. Emettere debito nella propria valuta rende impossibile che uno Stato sia costretto alla bancarotta. Questo è sicuramente vero per US, UK, Giappone (sono solo i tre esempi più significativi) ma non applicabile ai paesi dell’Eurozona (che emettono in una valuta che non possono liberamente ‘stampare’) e per molti paesi emergenti (che emettono prevalentemente in valuta ‘forte’ come USD o EUR).

Ragionare sulla finanza pubblica in termini simili a quella privata è fallace. Lo Stato non ha una vera necessità di ottenere del denaro prima di spenderlo (con tasse/ricavi o facendoselo prestare) cosa che invece è ovviamente vera per un’impresa o una famiglia. L’approccio tradizionale della ‘sound finance’ che prevede di tenere sotto stretto controllo i saldi fiscali è auto-imposto e non necessario. Il vero limite non deve essere un livello massimo (qualsiasi esso sia) di deficit ma la disponibilità di risorse reali: persone impiegabili, stabilimenti sotto-utilizzati, materie prime disponibili. Se esiste una disponibilità di fattori reali, uno stato che spende tanto (o tassa poco) avrà spazio per agire fiscalmente a suo piacimento senza generare inflazione indesiderata che è alla fine il vero limite (e non le disponibilità finanziarie) della fiscalità pubblica. Anche l’impatto ecologico rientratra i limiti ‘reali’. Il debito dello stato è un asset per il settore privato (ovvero i soldi vengono spesi e diventano saldi attivi per imprese e famiglie). Uno stato che può stampare la sua moneta non ha vincoli finanziari di spesa. Se ci sono, questi rappresentano eredità autoimposte da consuetudini politiche o malintesi comportamenti virtuosi. Il dibattito si deve spostare non sul fatto che una spesa (o una riduzione di tasse) sia sostenibile ma se sia efficace/equa e corretta nello sfruttare risorse disponibili e altrimenti inutilizzate (altrimenti si genererebbe instabilità ‘reale’ e inflazione indesiderata). Sono principi generali che racchiudono un mondo (quello genericamente definito sotto il cappello MMT) molto vasto. L’establishment economico finanziario (accademico e non) è stato immediatamente (e spesso superficialmente) critico, legato senza se e senza ma all’ortodossia neo-keynesiana o al limite alla scuola austriaca: Paul Krugman, Larry Summers, Ken Rogoff, Larry Fink sono solo alcuni dei nomi famosi che si sono espressi con termini pesantemente negativi su questo nuovo approccio. Anche rimanendo agnostici credo invece valga comunque la pena di provare ad entrare in quest’ottica senza inorridire aprioristicamente”.