Notizie USA Lavoro Usa: nonfarm payrolls sotto attese, tagli tassi Fed più probabili

Lavoro Usa: nonfarm payrolls sotto attese, tagli tassi Fed più probabili

1 Agosto 2025 14:46

A luglio l’economia statunitense ha creato 73 mila nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo e il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%. È quanto emerge dal rapporto odierno sul mercato del lavoro americano, che evidenzia una diminuzione/un aumento dei nonfarm-payrolls e un tasso di disoccupati in lieve crescita ma in linea con le attese. Il mercato aumenta le scommesse sui tagli dei tassi della Fed.

Forte revisione dei nonfarm payrolls di giugno

Nel dettaglio, i nonfarm payrolls rilevati dal Dipartimento del lavoro Usa nel mese di luglio sono 73 mila, rispetto ai 104 mila mediamente previsti dagli analisti (consensus di Bloomberg) e alle 14 mila buste paga del mese precedente, riviste al ribasso da 147 mila inizialmente registrate. Il bimestre maggio-giugno ha subito una revisione al ribasso di 258 mila impieghi.

Il tasso di disoccupazione è pari al 4,2%, in linea con le aspettative degli economisti, in lieve rialzo dal 4,1% di giugno.

Per quanto riguarda la crescita dei salari medi orari, i dati indicano un +0,3% su base mensile e un +3,9% su base annua (consensus rispettivamente 0,3% e 3,8%), in lieve aumento da giugno (3,8%). Il tasso di partecipazione al lavoro è pari al 62,2%, in lieve diminuzione dal 62,3% precedente (e stimato stabile).

Mercato lavoro Usa rallenta e inflazione ristagna

I dati mostrano che il mercato del lavoro a stelle e strisce si sta indebolendo in modo significativo. Non solo la crescita dell’occupazione si sta raffreddando notevolmente e la disoccupazione sta aumentando, ma è anche più difficile per i disoccupati americani trovare un lavoro, e gli aumenti salariali sono in gran parte bloccati. Questo rischia di rallentare ulteriormente la spesa di consumatori e gli investimenti delle imprese.

Il report chiude una settimana di dati di alto profilo che mostrano uno slancio economico di fondo sempre più debole e un’inflazione stagnante (ieri i numeri sul core Pce), motivi per cui la Federal Reserve ha scelto di mantenere nuovamente invariati i tassi di interesse a luglio, una decisione non condivisa da tutti i funzionari. Il presidente Jerome Powell ha sostenuto che il mercato del lavoro è solido e che la banca centrale deve essere cauta sui rischi di inflazione, soprattutto alla luce dell’ultima tornata di dazi del presidente Donald Trump.

Cambiano prospettive su tagli tassi Fed

Dopo l’uscita del rapporto, i trader hanno incrementato le previsioni sui tagli dei tassi. L’analisi dei futures sui Fed funds indica che le probabilità implicite di una riduzione nel meeting del 17 settembre sono salite fino al 70% (rispetto al precedente 42%), mentre una mossa entro la successiva riunione del 29 ottobre è pienamente prezzata (prima era data al 75%).

Gli operatori hanno nuovamente aumentato le scommesse su un secondo taglio di 25 punti base entro fine anno, che porterebbe i tassi di riferimento nel range 3,75-4,0% (dall’attuale 4,25-4,50%).

Nei giorni scorsi il presidente della Fed, Jerome Powell, ha sottolineato che il “dato principale da considerare ora è il tasso di disoccupazione” e che il mercato “sia sta riequilibrando a causa del calo sia dell’offerta che della domanda”, con un punto di pareggio più basso rispetto a prima.

Per Adam Hetts, Global Head of Multi-Asset di Janus Henderson, il dato più preoccupante è la revisione al ribasso dei nonfarm payrolls. “Queste revisioni portano il dato principale sui non-farm payrolls di maggio a 19.000 e quello di giugno a 14.000. Se questi dati fossero stati quelli reali un mese o due fa, avrebbero cambiato in modo significativo il quadro del mercato del lavoro per tutta l’estate. In effetti, sulla scia di questi dati, le probabilità di un taglio dei tassi a settembre stanno aumentando in modo significativo”.

Reazione ai nonfarm payrolls: in forte calo rendimenti bond e dollaro

In seguito alla pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro Usa, i futures sugli indici azionari di Wall Street proseguono in calo, con perdite fino all’1% per i derivati su S&P 500, Nasdaq 100 e Dow Jones.

I listini dovrebbero dunque aprire in territorio negativo, frenati dall’ordine esecutivo di Trump sui dazi (in vigore dal 7 agosto), che ha sancito un aumento delle tariffe per Paesi come il Canada (dal 25% al 35%) e la Svizzera (39%), mentre le aliquote destinate all’Unione europea (15%), il Giappone (15%) e la Gran Bretagna (10%). Pesa anche la trimestrale deludente di Amazon, mentre Apple ha sorpreso in positivo gli analisti.

Rendimenti in picchiata sull’obbligazionario, con il Treasury decennale in calo al 4,28% (-10 bp), mentre il biennale (più sensibile alle aspettative sulla politica monetaria) viaggia in ribasso di 17 bp al 3,78%.

Sul forex, l’euro/dollaro risale di oltre un’intera figura a 1,154 e il dollaro/yen scende sotto quota 149.