Notizie Notizie Mondo Inflazione Usa, Pce core sale al 2,8% a giugno. Nuovo tassello domani: arriva il job report

Inflazione Usa, Pce core sale al 2,8% a giugno. Nuovo tassello domani: arriva il job report

31 Luglio 2025 14:56

Il Pce, la misura dell’inflazione di fondo preferita dalla Fed, ha accelerato a giugno al 2,8% (oltre le attese del mercato). Domani la settimana si chiude con il report sul mercato del lavoro Usa di luglio che mette il sigillo a una ottava densa di appuntamenti.

Ieri l’attenzione è andata alla riunione della Federal Reserve (Fed) che ha mantenuto i tassi fermi. 

Pce core risale: i numeri nel dettaglio

Nel mese di giugno il Pce statunitense ha mostrato una crescita dello 0,3% su base mensile, in linea con le attese, dopo il +0,2% del mese passato. Su base annua, il dato è salito al 2,6% dal 2,4% (dato rivisto dal 2,3% precedentemente indicato) contro le attese del consensus che indicavano una crescita al ritmo del 2,5%.

Secondo i dati diffusi dal Bureau of Economic Analysis, il Pce core, al netto delle variabili più volatili come energia e alimentari, ha mostrato un aumento congiunturale dello 0,3% (in linea con le stime) e un aumento tendenziale del 2,8%, poco sopra le previsioni degli analisti pari al 2,7%.

“I dati illustrano la tensione nell’economia che ha diviso i funzionari della Fed nel corso della riunione di politica monetaria – sottolineano da Bloomberg -. Da un lato, i progressi sull’inflazione si sono sostanzialmente bloccati e i banchieri centrali temono che i dazi del presidente Donald Trump eserciteranno una maggiore pressione al rialzo sui prezzi. Dall’altro, una flessione della spesa al consumo dovuta a un mercato del lavoro in flessione rischia un rallentamento più ampio dell’economia”.

Nella riunione di ieri la Fed ha mantenuto invariato il costo del denaro (per la quinta riunione consecutiva), anche se il dissenso sale all’interno del FOMC. Due governatori si sono, infatti, espressi a favore di un taglio di un quarto di punto. Il presidente Jerome Powell è stato irremovibile nella sua difesa di un mercato del lavoro solido e dei rischi al rialzo per l’inflazione che sostengono la decisione di mantenere per il momento i tassi fermi.

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Pil di ieri e dati lavoro di domani

Una settimana che ha visto “sfilare” una carrellata di dati Usa di rilievo. Ieri è stata la volta del Pil annualizzato del secondo trimestre che è cresciuto più delle attese, attestandosi al 3% (consensus Bloomberg al 2,6%) dal -0,5% della passata rilevazione. Domani si attende, invece, il consueto e atteso test mensile con i dati sul mercato del lavoro americano. A partire dalle 14:30 ora italiana sono attesi gli aggiornamenti sulle nonfarm payrolls (consensus a +104mila), sui salari medi e sul tasso di disoccupazione (vista in lieve risalita dal 4,1 al 4,2%).

Dollaro sotto osservazione

Il dollaro resta in primo piano dopo il recente apprezzamento. Secondo gli esperti di ING, il rally del biglietto verde può proseguire ulteriormente.

“Il dollaro ha continuato ad apprezzarsi, in linea con le nostre previsioni, poiché i dati sul Pil sono stati più forti del previsto e la Fed non ha mostrato segni di cedimento alle pressioni di Trump”, segnala Francesco Pesole, Fx strategist di ING, nel commento di questa mattina sul mercato forex. “Sebbene il FOMC (di ieri) abbia riconosciuto il rallentamento dell’economia e due membri – Bowman e Waller – abbiano votato (come previsto) per un taglio, la conferenza stampa del Presidente Powell è stata hawkish – rimarcano da ING -. Powell ha ribadito le aspettative di un impatto inflazionistico di breve durata e ha affermato che una politica moderatamente restrittiva era appropriata“.