Notizie Dati Macroeconomici Inflazione Ue ferma al 2% a luglio. Tassi Bce e incognita prossimi tagli

Inflazione Ue ferma al 2% a luglio. Tassi Bce e incognita prossimi tagli

1 Agosto 2025 12:10

A poco più di una settimana dall’ultima riunione della Banca centrale europea (Bce), che ha messo in pausa i tassi in stile Fed, arriva uno dei dati chiave per il board guidato da Christine Lagarde: ovvero l’inflazione per il mese di luglio.

Secondo il dato preliminare di luglio, appena diffuso dall’Eurostat, i prezzi al consumo nella zona euro sono aumentati del 2% su base annua, allo stesso ritmo del mese di giugno. Una lettura flash poco sopra le attese raccolte da Bloomberg, con gli analisti che si attendevano una leggera discesa all’1,9%. Inchiodata al 2,3% l’inflazione core, indicatore al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energia.

Prezzi, ecco cosa succede in Europa a luglio

Dopo le recenti indicazioni arrivate dalla Germania e dall’Italia sul fronte prezzi, ecco che oggi è arrivato il dato aggregato per l’intera zona euro che non regala grandi sorprese per i mercati.

L’inflazione dell’Eurozona non si è, infatti, discostata dal target del 2% indicato dalla Banca Centrale Europea, sostenendo così le tesi di coloro che all’interno del board della Bce sostengono che non ci sia fretta di continuare ad abbassare i tassi di interesse.

Osservando i numeri preliminari, da poco diffusi dall’Eurostat, i prezzi al consumo sono aumentati del 2% annuo a luglio (stesso ritmo di giugno). Gli economisti interpellati da Bloomberg si aspettavano un rallentamento all’1,9%. Un indicatore chiave, come il Cpi core è aumentato del 2,3% su base annua, mentre l’inflazione dei servizi, attentamente monitorata, è stata la più debole dall’inizio del 2022. Di fatto, il rapporto mostra come lo shock dei prezzi iniziato durante la pandemia stia continuando ad attenuarsi.

Intanto la Bce resta fiduciosa che l’inflazione sia sotto controllo (otto i tagli al costo del denaro nell’arco di un anno, da giugno 2024 a giugno 2025). “Con l’inflazione che si aggira intorno al suo obiettivo e l’economia che finora ha resistito alla bufera tariffaria statunitense, molti funzionari hanno segnalato di non vedere elementi per continuare la campagna di allentamento della Bce”, ricordano da Bloomberg.

Un’incognita per le prospettive economiche resta però la politica commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, appena citata. Il recente accordo con l’Unione Europea – che prevede dazi del 15% sulla maggior parte delle importazioni dal blocco – è un elemento positivo perchè ha eliminato il rischio di un’escalation a breve termine.

Inflazione stabile conferma che l’Eurozona si trova attualmente in “a good place”

“La Banca Centrale Europea dovrebbe godersi il momento. Due mesi consecutivi di inflazione esattamente in linea con l’obiettivo sono un evento raro. Tuttavia, sebbene sia improbabile che questa serie di risultati continui ancora a lungo, poiché l’inflazione raramente rimane stabile, il contesto inflazionistico a breve termine sembra piuttosto favorevole”, commenta Bert Colijn, economista di ING.

Nel corso dell’ultima conferenza stampa la Presidente della Bce, Christine Lagarde, ha sottolineato che sia l’eurozona che la banca centrale europea si trovano al momento in una buona posizione. L’inflazione è sotto controllo, l’economia è in crescita e il mercato del lavoro è solido.
L’elemento da monitorare è sempre il fronte commerciale. “I rischi per le prospettive di inflazione rimangono ovviamente elevati, sebbene l’accordo commerciale tra Stati Uniti e UE – se reggerà – elimini alcuni rischi per entrambe le parti”, avverte l’esperto della banca olandese, rimarcando che “l’assenza di ritorsioni significa che è improbabile che i prezzi delle importazioni dagli Stati Uniti aumentino, e l’assenza di un’escalation significa anche che l’economia dell’eurozona non subirà danni maggiori di quanto inizialmente previsto, il che mantiene le pressioni disinflazionistiche più contenute. Ciò rende piuttosto probabile uno scenario di inflazione per i prossimi mesi intorno all’obiettivo del 2%”.

“In seguito alla decisione della scorsa settimana di lasciare i tassi invariati al 2,15%, la Banca Centrale Europea ha sostanzialmente interrotto – almeno per ora – il ciclo di allentamento monetario avviato nei mesi scorsi. I policymaker hanno adottato un approccio attendista, mentre i mercati attribuiscono una bassa probabilità a un ulteriore taglio dei tassi in settembre. Le prospettive sull’inflazione e sull’evoluzione del contesto globale saranno elementi centrali per le prossime decisioni dell’Eurotower”, ricorda Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm.