Notizie Notizie Italia Meloni ritenta la stangata extraprofitti banche. Da Intesa a Unicredit, ecco chi rischia il conto più salato

Meloni ritenta la stangata extraprofitti banche. Da Intesa a Unicredit, ecco chi rischia il conto più salato

14 Ottobre 2025 09:11

Entra nelle fasi più calde la discussione sul contributo delle banche da inserire nella legge di bilancio 2026. L’asse portante delle coperture finanziarie della manovra da circa 16 miliardi ruota ancora una volta attorno al contributo del settore bancario.

Il governo prova la strategia del doppio incasso

A due anni di distanza dal tentativo infruttuoso di far passare la tassa sugli extraprofitti, il governo Meloni riprova a dare un “pizzicotto” – parola ad effetto usata nei mesi scorsi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – agli istituti tricolori, chiamati a un sacrificio dopo anni di profitti record.

Le ultime indiscrezioni stampa parlano di due misure da portare avanti in parallelo per arrivare fino a complessivi 4 miliardi di euro circa. Oltre al già più volte discusso anticipo di liquidità derivante dal rinvio delle Dta per il biennio 2026-2027, l’esecutivo starebbe valutando molto concretamente una corposa riduzione dell’aliquota, dal 40% al 26%, della tassa sugli extraprofitti 2023, spingendo le banche a distribuire sotto forma di dividendo la riserva patrimoniale accantonata nel 2023. Complessivamente in ballo ci sono i 6,2 miliardi che gli istituti avevano messo a riserva due anni fa (pari a 2,5 volte la tassa sugli extraprofitti conseguiti nel 2022-23 a seguito dell’aumento dei tassi di interesse).

In tal modo il governo andrebbe a incassare due volte: la prima, attraverso il pagamento da parte delle banche di 1,61 miliardi, pari al 26% dei 6,2 miliardi di extraprofitti a riserva; la seconda dagli 1,2 miliardi dagli azionisti che a loro volta pagherebbero il 26% di tassazione per i dividendi extra distribuiti dalle banche.

Fino a 4 miliardi, ma vanno convinte le banche. titoli giù a Piazza Affari

In totale un gruzzoletto di 2,8 miliardi, che sommato agli 1,3 miliardi dal rinvio delle Dta porterebbe a un dotale di oltre 4 miliardi, non lontano dai 5 miliardi di obiettivo massimo a cui il governo ambiva. Adesso va capito che alle banche lo sconto sulle riserve extra andrà bene. “Conoscendo la sensibilità di questa generazione di amministratori delegati, sono convinto che ci siano spazi per una soluzione condivisa col governo: un accordo positivo per tutti», ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che stima in 15-16 miliardi di dividendi bancari in arrivo l’anno prossimo.

Ipotesi che stanno pesando a Piazza Affari con tutte le banche in deciso calo: -2,7% Banco Bpm, -2,2% per Unicredit, -1,99% Intesa Sanpaolo.

“Ci aspettiamo che tali misure siano negative per il settore, tuttavia l’impatto previsto sarà gestibile”, commentano oggi gli analisti di Banca Akros.

Ecco le tre banche con più riserve da convertire in cedole extra

Nel concreto la misura porterebbe, per le tasche degli investitori di Piazza Affari, una dose aggiuntiva di dividendi da parte delle maggiori banche. Andando a soppesare l’entità delle riserve indisponibili costituite nel 2023 per evitare la tassa sugli extraprofitti, in prima posizione spicca Intesa Sanpaolo che accantonò nel 2023 oltre 2 miliardi di euro, seguita a distanza da UniCredit (1,1 miliardi) e Banca Mps (300 milioni).