Notizie Notizie Italia Mutui in calo, conti correnti fermi: come sono cambiati i tassi tra 2023 e 2025 e chi ci guadagna

Mutui in calo, conti correnti fermi: come sono cambiati i tassi tra 2023 e 2025 e chi ci guadagna

13 Ottobre 2025 11:32

Nel giro di appena due anni, tra il 2023 e il 2025, il panorama del credito e del risparmio in Italia ha vissuto un’evoluzione significativa. Le scelte della Banca Centrale Europea (Bce) e le dinamiche di mercato hanno inciso profondamente sui mutui delle famiglie e sulla remunerazione dei conti correnti, mostrando un quadro in cui la politica monetaria, pur espansiva, non si è tradotta immediatamente in vantaggi per i cittadini.

Il quadro è quello che emerge dall’ultima ricerca della Fabi, la Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, analizzando l’andamento degli interessi bancari sui prestiti immobiliari dal 2023 ad oggi.

Il viaggio dei mutui: da 548 a 492 euro al mese

Settembre 2023 rappresentava il culmine della fase restrittiva della politica monetaria europea. Il costo del denaro era fissato al 4,5%, e per un mutuo da 100.000 euro a 25 anni la rata mensile media era di 548 euro, con un tasso d’interesse del 4,26%. Erano i mesi in cui la Bce, nel tentativo di contenere l’inflazione, manteneva alti i tassi, comprimendo di fatto la capacità di spesa delle famiglie e raffreddando la domanda di credito.

Ma nel corso dei mesi successivi la musica è cambiata. A partire dal 2024, la Bce ha iniziato a invertire la rotta, avviando un ciclo di tagli del tasso di riferimento. A dicembre 2024, il costo del denaro era già sceso dal 4,5% al 3%, e la rata media di un mutuo equivalente era calata a 484 euro. Anche il tasso medio applicato sui mutui si era ridotto al 3,11%, alleggerendo sensibilmente il peso del finanziamento per le famiglie.

Tuttavia, nel settembre 2025, pur con un ulteriore taglio del tasso ufficiale al 2%, la rata media è risalita leggermente a 492 euro, con un tasso medio sui mutui attestato al 3,25%. Un dato che può sembrare controintuitivo, ma che racconta molto del funzionamento del mercato del credito. La trasmissione delle decisioni di Francoforte, infatti, non è né immediata né uniforme: i costi di raccolta, la prudenza delle banche e le condizioni macroeconomiche incidono nel tempo, rendendo i benefici per i mutuatari meno rapidi del previsto.

L’inversione del differenziale: quando i tassi Bce finiscono sotto quelli dei mutui

Un elemento che colpisce particolarmente è il comportamento del differenziale tra i tassi della Bce e quelli applicati ai mutui. Nel settembre 2023, la situazione era “rovesciata”: il tasso ufficiale al 4,5% superava il 4,26% medio dei mutui immobiliari. Si trattava di un’anomalia legata al momento di picco della stretta monetaria.

Durante il 2024, con la graduale riduzione dei tassi, i due valori si sono progressivamente avvicinati, segno di un mercato che iniziava a stabilizzarsi. Ma nel 2025 lo scenario si è invertito: il tasso medio sui mutui ha superato di oltre un punto percentuale il tasso di riferimento della Banca centrale. Un’inversione che evidenzia la nuova fase del credito al dettaglio, in cui gli istituti di credito, pur beneficiando di un costo del denaro più basso, mantengono i propri tassi su livelli più elevati.

Le ragioni di questa cautela sono molteplici. Da un lato, le banche puntano a tutelare i propri margini, in un contesto in cui la domanda di mutui, seppur in ripresa, resta inferiore ai livelli pre-pandemia. Dall’altro, il settore continua a muoversi con prudenza in attesa di un quadro economico più stabile e di un consolidamento definitivo della politica monetaria espansiva. In sostanza, mentre la Bce taglia i tassi, il sistema bancario preferisce non trasmettere immediatamente tutti i benefici ai clienti, mantenendo per sé parte dei vantaggi della nuova fase.

La stasi dei conti correnti: rendimenti sempre più vicini allo zero

Se per i mutui si è assistito a un lento ma percepibile alleggerimento, per i conti correnti la situazione è stata ancora più immobile. Nel biennio 2023-2025, la remunerazione dei depositi a vista delle famiglie italiane è rimasta quasi ferma, nonostante i forti movimenti dei tassi ufficiali.

Nel settembre 2023, quando il costo del denaro toccava il suo massimo al 4,5%, il tasso medio riconosciuto sui conti correnti era appena dello 0,47%. Una forbice enorme, che segnalava già allora una trasmissione incompleta della politica monetaria al risparmio più liquido. Nei mesi successivi, la situazione non è migliorata.

A dicembre 2024, con i tassi Bce ridotti al 3%, la remunerazione media era praticamente invariata, allo 0,46%. Anche in questa fase, le banche hanno preferito conservare i propri margini, trasferendo solo in minima parte gli effetti dei tagli ai propri clienti.

Il 2025 ha confermato e persino accentuato questa tendenza. Con il costo del denaro sceso al 2%, il rendimento medio dei conti correnti è ulteriormente calato allo 0,27%, tornando su livelli prossimi allo zero. Il risultato è un divario strutturale tra la dinamica dei tassi ufficiali e quella dei rendimenti sui depositi.

Chi beneficia dei tassi più alti

Questo squilibrio produce un effetto redistributivo evidente: il beneficio dei tassi più alti si concentra sul lato bancario dei bilanci. In altre parole, mentre le banche vedono migliorare i propri margini, i risparmiatori continuano a vedere la propria liquidità quasi ferma, in termini di rendimento.

Il rallentamento della politica monetaria non ha invertito la rotta, ma l’ha resa ancora più chiara. Oggi, con un’inflazione che rimane superiore ai rendimenti nominali dei conti correnti, la remunerazione reale della liquidità è negativa. Nonostante ciò, la propensione degli italiani a detenere somme elevate sui conti correnti non si è ridotta: la liquidità resta una componente centrale del risparmio delle famiglie, rappresentando per le banche una fonte di raccolta stabile e a basso costo.

Il quadro complessivo che emerge è quello di un mercato bancario ancora poco competitivo sul fronte del risparmio a vista. Solo i conti deposito vincolati e alcuni strumenti di risparmio gestito hanno beneficiato, almeno in parte, dei flussi di liquidità accumulati negli anni dei tassi zero. Per la forma più tradizionale del risparmio bancario, invece, la discesa dei tassi Bce non ha portato vantaggi tangibili.