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Mediaset: Vivendi si schiera contro il riassetto internazionale, i proxy advisor si dividono

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Torna ad intensificarsi lo scontro tra il Biscione e Vivendi in vista dell’assemblea del 4 settembre che sarà chiamata ad approvare la fusione tra Mediaset Spagna e Mediaset Italia nella nuova holding MediaForEurope (Mfe) con sede in Olanda. Anche il titolo Mediaset ha iniziato a scaldarsi guadagnando circa il 15% negli ultimi 10 giorni riuscendo a rivedere i 3 euro, in attesa di capire la posizione ufficiale di Vivendi. Secondo quanto riporta Bloomberg “il gruppo francese intende votare contro la proposta della società televisiva italiana di fondersi con la controllata spagnola, stoppando l’ambizione dell’emittente di dare vita a una alleanza europea”. Non vi è una comunicazione ufficiale di Vivendi, anche se alcune indiscrezioni riportano che vi sarebbero degli studi di avvocati all’opera per valutare come ostacolare l’operazione Mfe.

 

Intanto, ieri sono arrivati i posizionamenti ufficiali dei proxy advisor, le società che suggeriscono la strategia agli investitori finanziari, che hanno diviso i propri giudizi riguardo la creazione della holding internazionale del gruppo Mediaset. Glass Lewis ha consigliato il voto favorevole al riassetto, notando che le motivazioni dell’operazione, nonché le sinergie previste dal cda, “non appaiono irragionevoli dal punto di vista strategico”. Pur criticando la scarsa trasparenza di alcune fasi del processo decisionale che hanno portato al lancio dell’operazione, il proxy advisor conclude di non aver identificato “nessuna preoccupazione rilevante dal punto di vista strategico o quantitativo”.

 

Al contrario, Iss ha suggerito di votare no alla fusione, che “solleva significative preoccupazioni in termini di governance”, perché “penalizzerebbe i diritti degli azionisti di minoranza”. Il proxy advisor si riferisce all’introduzione del voto plurimo, un complesso meccanismo che premierà gli azionisti di lungo periodo con la moltiplicazione dei diritti di voto: tre per ogni azione Mfe per i soci pre-fusione, cinque per chi terrà in portafoglio i titoli per due anni, dieci per tutti gli azionisti li manterranno per almeno cinque anni. Per Iss questo rappresenta un ostacolo troppo grande a una fusione “non particolarmente attraente dal punto di vista finanziario”. La governance, dunque, più che il piano industriale, è la ragione per cui, come fa notare Iss nel suo rapporto, tre consiglieri indipendenti nel cda di Mediaset hanno votato contro il progetto di fusione.

 

Il gruppo di Cologno Monzese ha accolto favorevolmente la divisione, visto che si pensava che da Glass Lewis e Iss sarebbe arrivato un no. A ogni modo, i proxy advisor vedono nella convivenza con Vivendi, che detiene il 29% di Mediaset seppur diviso con Simon Fiduciaria, un pericolo per la stabilità della futura holding Mfe. Il gruppo francese anche se non riuscisse a ostacolare il riassetto per la riduzione dei diritti di voto o con il trasferimento in Olanda di Mediaset, potrebbe aprire proprio in quel Paese il contenzioso.

 

Al momento c’è in ballo la denuncia di Vivendi con la richiesta di annullare la decisione del cda di Mediaset che ha impedito al gruppo francese di partecipare all’assemblea di aprile quando era stato approvato il sistema di voto maggiorato. L’udienza al Tribunale di Milano si terrà il prossimo 26 novembre, quando ormai l’assemblea si sarà già espressa sulla fusione. Si ricorda che l’operazione Mfe va approvata con la maggioranza semplice in Spagna, dove Mediaset ha il 54%, e con il voto favorevole dei due terzi del capitale presente in assemblea in Italia, dove la Fininvest di Berlusconi controlla oltre il 44% delle quote e un altro 3,7% di azioni proprie è custodito nelle casseforti del gruppo, mentre il flottante supera di poco il 20%.

Analisi tecnica: Mediaset nuovamente al test dei 3 euro

Quadro grafico interessante per Mediaset che si è riportata sulla resistenza statica collocata a 3 euro. Livello che per ben 5 volte (l’ultima proprio nei giorni scorsi) ha stoppato il titolo rispedendolo verso i 2,6 euro.

Proprio i 3 euro rappresentano il livello da superare per ottenere una svolta per il titolo. Infatti, una chiusura, soprattutto se settimanale e con volumi, al di sopra di tale livello indicherebbe un importante cambio di sentiment con target a 3,2 e 3,4 euro. Al contrario, l’eventuale ritorno sotto 2,8 euro sarebbe un primo segnale negativo di fatto annullando la long day del 16 agosto.