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John Bollinger a FOL: “Ecco come funzionano le mie bande. Italia? Situazione migliorerà”

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Durante l’evento InvestiBene di YouFinance a Bologna, abbiamo avuto il piacere di intervistare il grande John Bollinger, creatore delle bande di Bollinger, famose in tutto il mondo, e che all’evento ha portato il suo punto di vista internazionale sui mercati e sulle tecniche di analisi più moderne.

John, la conoscenza è potere. Vorrei chiederti come hai creato le bande e in che modo possono essere utile per capire i trend o catturare la volatilità dei mercati?

Quando ho iniziato questo lavoro c’erano questo tipo di bande di trading, le chiamiamo bande percentuali, ma non si adattavano con la struttura dei prezzi e in questo modo si doveva continuare a doverli aggiustare da soli. Il problema è che non si stavano lasciando fuori le emozioni nel processo di negoziazione: se tu fossi una persona ottimista, le ridimensioneresti per presentare un’immagine rialzista; se fossi più timido, li raddoppieresti per presentare un’immagine ribassista. Per questo motivo, quindi, non funzionavano un granché. Ho avuto la fortuna di essere un trader di opzioni e stavo cercando un modo per impostare automaticamente la larghezza della banda in modo da non doverle regolare io stesso tutto il tempo. Un giorno ho capito che la volatilità sarebbe stata un buono strumento da usare e, dopo alcuni esperimenti, ho creato ciò che conosciamo oggi, le bande di Bollinger. Come tutte le bande di trading servono a uno scopo, cioè definiscono un valore alto e uno basso su una base relativa. Per definizione i prezzi alti sulla banda superiore e, per definizione, i prezzi bassi sulla banda inferiore. Possono sembrare semplici, ma sono uno strumento molto potente perché ci permette di impegnarci nel riconoscimento di alcuni schemi: possiamo trovare i livelli inferiori di tipo W o M e possiamo confrontare l’azione dei prezzi con quella degli indicatori, nonché altri tipi di approcci tecnici per lasciare le emozioni fuori dal processo di negoziazione e arrivare a decisioni rigorose.

Che mercato vedi in questa fase e che strumenti preferisci di più usare?

Sono molto ottimista sul mercato statunitense, penso che ci sia spazio per i prezzi delle azioni per crescere ancora un po’. Il resto dei mercati del mondo è rimasto indietro e penso che possano riguadagnare terreno. La mia area preferita in questo momento è quella dei mercati emergenti. Penso che, in questo momento, rappresenti il miglior rapporto rischio-rendimento di uno qualsiasi dei principali mercati.

L’economia italiana sta vivendo una situazione difficile. Cosa ne pensa?

Beh, ci sono così tante correnti trasversali in Europa. Ad esempio la Brexit è sulla bocca di tutti ed è quella a cui la gente presta maggiore attenzione, ma ci sono molti problemi in tutta Europa. Personalmente penso che l’Italia sia sulla buona strada e penso che l’economia da qui in poi migliorerà e continuerà a migliorare. Questo è previsto per l’Italia ma è più una previsione per l’Europa in generale. Penso che le autorità monetarie di tutta la zona euro stiano davvero facendo passare il loro messaggio e penso che i prossimi due anni andranno molto meglio degli ultimi due.