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Investitori tagliano esposizione verso Treasuries Usa, puntano sempre più su debito Cina. Ray Dalio spiega la rotazione

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Comprare titoli di stato made in China invece dei Treasuries americani? Ray Dalio, fondatore e co-amministratore delegato di Bridgewater Associates, l’hedge fund numero uno al mondo, mette in evidenza in un articolo pubblicato su LinkedIn l’interesse crecente degli investitori stranieri nei confronti del debito sovrano cinese.

Ray Dalio mette in evidenza come siano sempre di più gli investitori stranieri che puntano più sui bond cinesi che sui Treasuries Usa
Ray Dalio, founder of Bridgewater Associates LP, speaks during a panel discussion at the Bloomberg New Economy Forum in Beijing, China, on Thursday, Nov. 21, 2019. The New Economy Forum, organized by Bloomberg Media Group, a division of Bloomberg LP, aims to bring together leaders from public and private sectors to find solutions to the world’s greatest challenges. Photographer: Takaaki Iwabu/Bloomberg via Getty Images

Di fatto, impressionante è stata la stabilità che i bond cinesi hanno mostrato nel bel mezzo del sell off che, nelle ultime settimane, ha assediato il mercato globale dei debiti sovrani.
La prova è nei numeri: nel corso dell’ultimo mese, i tassi decennali dei bond cinesi sono scesi di 3 punti base, a fronte del balzo dei tassi decennali Usa, pari a 39 punti base.
Nel commentare la decisione di diversi investitori di smobilizzare i Treasuries Usa facendo contestualmente incetta di bond cinesi, Dalio ha sottolineato che una rotazione del genere non è così insolita, facendo parte di un classico del ciclo storico, che si manifesta quando un “impero” in ascesa sfida una super potenza consolidata.
Dalio ha sottolineato come, coerentemente con quanto avvenuto già nella storia, “si sta verificando una rotazione dai bond americani ai bond cinesi“.
Grazie allo status di riserva valutaria del dollaro, la carta americana continua a essere ovviamente la prescelta nei portafogli delle banche centrali mondiali e degli investitori istituzionali, che detengono più di un terzo dei loro portafogli di bond in Treasuries americani, e appena il 6% nei bond cinesi.
Tuttavia la disparità è sproporzionata, se si considera la solidità delle due economie, almeno secondo Dalio.
“Questa posizione sovrappesata nei bond Usa si spiega in gran parte con il ‘privilegio esorbitante’ che gli Stati Uniti detengono nell’essere la nazione a cui corrisponde la valuta di riserva più importante del mondo (ovvero il dollaro), fattore che ha permesso agli Usa di indebitarsi molto di più rispetto agli altri per decenni”, ha scritto ancora il manager.
L’opportunità cinese è stata già colta da diversi investitori. Basti pensare che, in appena due anni, gli investimenti stranieri nel debito sovrano cinese sono quasi raddoppiati, superando la soglia dei 2 trilioni di yuan (l’equivalente di $307,7 miliardi), stando ai dati di Wind Information riportati da un articolo della Cnbc.
“Gli investitori americani continuano a essere molto interessati a investire nel mercato cinese – ha commentato Tao Wang, responsabile della divisione economica dell’Asia e capo economista della Cina per UBS nel corso di un webinar dell’Institute of International Finance – Specialmente dal punto di vista della prospettiva dei mercati dei bond, si assiste a una crescita strutturale dell’interesse”.
La maggiore appetibilità è lampante: i tassi decennali dei titoli di stato cinesi oscillano attorno al 3,2%, rispetto all’1,7% circa dei tassi dei Treasuries decennali.
Da segnalare che, agli inizi di marzo, l’Ufficio di Budget del Congresso Usa ha avvertito che il valore del debito federale Usa diventerà più che doppio rispetto al Pil, balzando dal 102% di quest’anno fino al 202% del Pil entro il 2051.
Bloomberg ha riportato inoltre qualche giorno fa la notizia del maxi smobilizzo dei Treasuries da parte degli hedge fund: l’importo venduto a gennaio è stato il più forte degli ultimi nove mesi: $49 miliardi i titoli di stato scaricati in tutto dai fondi speculativi. Tutta ‘colpa’ della Blue Wave, con la vittoria dei democratici certificata nello stato della Georgia che ha portato gli investitori a scommettere sempre di più sul balzo dell’inflazione e della crescita Usa nell’attesa di quel bazooka fiscale da $1,9 trilioni che è stato poi finalmente varato dal Congresso americano.
Tornando a Ray Dalio, c’è da dire che, secondo il noto gestore, investire in generale in bond è da “stupidi”, visto che l’intero mercato dei bond, di tutto il mondo, “è in bolla’. E il reddito fisso paga troppo poco perché ci si debba scomodare a investirci.
“Pensateci. Lo scopo di investire è avere soldi come valore da convertire in potere di acquisto in un data successiva. (…) Ora, se punto 100 dollari oggi, quanti anni devo asspettare per riavere indietro i miei 100 dollari e dunque iniziare a ricevere il premio oltre a ciò che ho dato? Nel caso degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone, e dei bond cinesi, un investitore deve attendere rispettivamente 42, 450 anni, 150 anni, e 25 anni per riavere i soldi indietro, e per ricevere successivamente ritorni nominali bassi o pari a zero. Tuttavia, visto che si sta cercando di accumulare potere di acquisto, bisogna tenere in considerazione l’inflazione. Negli Stati Uniti bisogna attendere più di 500 anni, e non avrete mai il vostro potere di acquisto in Europa e in GIappone”.