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Investitori in fuga dalle criptovalute: bitcoin -12% con rischio maxi-tassa Biden su plusvalenze. Peggio fanno Dogecoin e XRP

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La possibile stretta di Joe Biden sui super ricchi, quasi raddoppiando le tasse sulle plusvalenze, fa tremare anche il mondo delle criptovalute.
Il bitcoin è crollato sotto il muro dei 50.000 dollari segnando il settimo calo negli ultimi otto giorni. La cripto numero uno al mondo non scendeva sotto la soglia dei $50.000 dall’inizio di marzo. Attualmente viaggia sotto i 48.000 dollari (dati Coindesk) e ha visto andare in fumo un quarto del proprio valore (ossia ben 16.000 dollari) rispetto ai picchi record toccati meno di 10 giorni fa in occasione dello sbarco sul Nasdaq di Coinbase, la piattaforma di trading delle criptovalute numero uno al mondo. Quel giorno (14 aprile) la febbre per il debutto di Coinbase aveva portato la moneta digitale a volare al nuovo record, oltre la soglia di $64.000.

Bagno di sangue tra tutte le cripto, Dogecoin -25%

Al momento, secondo i dati di Coindesk, il Bitcoin perde più dell’11%, mentre l’Ethereum scende di oltre il 14% a $2.120 circa. Crolla il Ripple XRP, affondando di oltre il 22%, -18% Stellar e -17% il Cardano. Spicca poi il -25% della cripto meme Dogecoin a 0,20 $, livelli quasi dimezzati rispetto ai picchi toccati nel #Dogeday del 20 aprile.
Ad affossare le criptovalute è l’ansia che si respira sui mercati, scatenata dalle indiscrezioni secondo cui l’amministrazione di Joe Biden si starebbe preparando a proporre una tassa sul capital gain fino al 43,4% per i più ricchi. I rumor hanno scosso il sentiment aanche di Wall Street. Sono arrivate tra l’altro altre voci tra gli addetti ai lavori secondo cui il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen starebbe pensando di tassare i capital gain guadagnati con gli investimenti nelle monete digitali fino all’80%. Lo scorso fine settimana a scuotere le criptovalute era stato un falso rapporto da un account Twitter anonimo secondo cui il Tesoro degli Stati Uniti stava per intervenire per reprimere il riciclaggio di denaro criptato.

Stretta su plusvalenze e riflessi sugli asset digitali

Come spiega oggi Bloomberg News, i problemi fiscali potrebbero pesare nelle scelte degli investitori di liquidare le cripto in portafoglio. Gli investitori statunitensi in bitcoin, che quest’anno è avanzato di oltre il 70% nonostante il recente pullback, devono già affrontare un’imposta sulle plusvalenze se vendono la criptovaluta dopo averla tenuta per più di un anno. L’asset digitale è stato uno degli asset con le migliori prestazioni negli ultimi anni con +575% negli ultimi 12 mesi e per gli investitori che hanno acquistato ad aprile 2019 il guadagno teorico è circa l’800%. Il rischio di un grande aumento dell’imposta sulle plusvalenze porta quindi molti investitori a valutare di liquidare in anticipo gli asset su cui stanno guadagnando di più. 
Il governo Usa ha intensificato l’applicazione della riscossione delle imposte sulle vendite di criptovalute. L’Internal Revenue Service (IRS) degli Stati Uniti ha introdotto un nuovo modulo fiscale alla fine del 2020 che richiede ai contribuenti di dichiarare se hanno acquisito o venduto criptovalute nell’ultimo anno fiscale. L’agenzia – che ha iniziato a chiedere agli utenti di criptovalute di divulgare le transazioni sulle loro dichiarazioni dei redditi individuali del 2019 – chiede ai contribuenti se hanno “ricevuto, venduto, inviato, scambiato o altrimenti acquisito qualsiasi interesse finanziario in qualsiasi valuta digitale”.