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Intesa Sanpaolo buy opportunity dopo grande crollo, analisti vedono dividendi futuri sempre da prima della classe 

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Convinto tentativo di recupero per Intesa Sanpaolo che viaggia in prima fila oggi sul Ftse Mib dopo il violento dietrofront di venerdì scorso. Il titolo della banca guidata da Carlo Messina è arrivato a guadagnare oggi oltre il +7% in area 1,42 euro, contendendosi con Unicredit (+7,2% a 7,02 euro) la palma di miglior performer di giornata tra le banche. Venerdì Intesa era precipitata sul finale chiudendo a -7,55% ripiombando sui minimi pluriennali toccati a metà del mese scorso. Settimana scorsa tutte le principali banche di Piazza Affari si sono uniformate alla raccomandazione Bce annunciando la sospensione del pagamento del dividendo.
Il titolo segna un saldo Ytd di quasi -40%. Alla chiusura di venerdì scorso il titolo Intesa vedeva le proprie quotazioni praticamente dimezzate rispetto ai massimi del 19 febbraio in area 2,60 euro. Attualmente il target price medio a 12 mesi indicato dal consensus Bloomberg per il titolo della maggiore banca italiana è di 2,29 euro per azione: si tratta del 61% sopra la valutazione attuale del titolo. Quanto alle view, 10 sono gli analisti che raccomandano l’acquisto (Buy), pari al 41,7% del totale, altrettanti consigliano di mantenere le azioni in portafoglio (Hold) e solo 4 suggeriscono la vendita (Sell).

Analisti ragionano su dividendi futuri

Gli analisti continuano a guardare al discorso dividendo, la cui sospensione ha impattato molto sul sentiment legato all’intero settore e in particolare Intesa che è la banca italiana con dividend yield più generoso.  “Il target di un dividendo 2020 di 20 centesimi è adesso improbabile, anche se riteniamo che Intesa possa superare il payout ratio medio del settore nel lungo periodo”, argomenta Bloomberg Intelligence.

Gli analisti di Bank of America hanno confermato buy su Intesa Sanpaolo, così come su Unicredit e Mediobanca, nonostante la forte contrazione del PIL e il difficile contesto di mercato andrà a impattare sicuramente sui ricavi delle banche. Su Intesa Sanpaolo la banca d’affari statunitense ritiene che sarà in grado di ammortizzare il colpo e comunque in caso di mancato pagamento del dividendo 2019 avrebbe un beneficio di 110bps sulla posizione patrimoniale. Per i prossimi anni i dividendi di Intesa, a detta di BofA, rimarranno nell’ordine del 60% degli utili, ossia sotto il 70% indicato nel business plan.

Tutto in stand-by fino all’autunno

Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha rimarcato martedì scorso che la sospensione del dividendo, decisa in seguito alle raccomandazioni inviate dalla Bce a tutte le banche europee, è un qualcosa di momentaneo. “Le banche come Intesa Sanpaolo, dotate di un eccesso di capitale ai vertici di settore e di una eccellente efficienza operativa, sono quelle più resilienti nelle fasi difficili e, come tali, sono quelle che beneficeranno del cosiddetto effetto flight‐to‐quality e che, nei prossimi mesi, potranno tornare a remunerare gli azionisti con dividendi elevati e sostenibili”, ha detto il banchiere.
Intesa Sanpaolo aveva in programma la distribuzione cash agli azionisti di circa 3,4 miliardi di euro, pari 19,2 centesimi di euro per azione. La Bce valuterà se la sua raccomandazione riguardante la politica dei dividendi si estenderà oltre la data del 1° ottobre 2020. In subordine alle indicazioni che arriveranno dalla Bce e al presidio della solidità patrimoniale del Gruppo, Intesa Sanpaolo intende convocare un’Assemblea Ordinaria successivamente al 1° ottobre per dare esecuzione alla distribuzione di parte delle riserve agli azionisti entro l’esercizio 2020.

Decreto liquidità imprese, assist a banche con garanzie pubbliche al 100%

Intanto il nuovo decreto che il governo si appresta ad approvare contiene, fra l’altro, garanzie pubbliche ai prestiti delle banche alle imprese, con coperture leggermente differenti a seconda degli importi.
I prestiti erogati fino a 25 mila euro dovrebbero ottenere una garanzia automatica (cioè senza istruttoria) pari al 100%; anche per i prestiti fino a 800 mila euro (per aziende con fatturato fino a 50mn o 400 dipendenti) la garanzia dovrebbe arrivare al 100% mentre per quelli di importo superiore la garanzia sarebbe del 90% ma l’erogazione subordinata ad un’istruttoria. “La possibilità di ottenere una garanzia pubblica (90% o 100%) annullerebbe ogni assorbimento patrimoniale, le banche potrebbero quindi prestare senza alcun limite visto che il rischio di credito verrebbe trasferito allo Stato (come già succede nel caso delle GACS sugli NPL)”, rimarcano gli analisti di Equita SIM. “Si tratterebbe di un intervento senza precedenti per entità e profondità nel nostro sistema economico e cambierebbe in modo radicale il ruolo delle banche nel sistema”, argomenta la sim milanese che stima che il 40% circa dei prestiti alle imprese ha un importo inferiore a 800 mila euro e potrebbe quindi beneficiare della garanzia sul 100% dell’erogato.