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In arrivo il doppio bazooka Fed-Bce, tassi europei in calo. Spread BTP-Bund a minimo in più di un anno

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I titoli di stato europei continuano a essere comprati, inclusi quelli italiani, con i trader che scommettono sempre di più sull’assist congiunto firmato Fed-Bce. Gli investitori attivi nel mercato del reddito fisso guardano alle imminenti riunioni delle due banche centrali: quella della Fed è alle porte, con il Fomc che si riunirà domani, per poi annunciare la decisione sui tassi dopodomani, 19 luglio.

La banca centrale europea si riunirà invece il prossimo 25 luglio.

A causa della relazione inversamente proporzionale che esiste tra il valore delle obbligazioni e i tassi, gli acquisti sui bond europei stanno procedendo di pari passo con il forte calo dei rendimenti che, nelle ultime ore, è stato alimentato dalle dichiarazioni di alcuni funzionari della Federal Reserve. In particolare, il presidente della Federal Reserve di Chicago ha affermato ieri che un taglio ai tassi Usa di 50 punti base potrebbe rassicurare la Fed sulla possibilità che l’economia americana centri più presto il target di inflazione pari al 2%.

Immediata la reazione dei rendimenti europei, che hanno puntato verso il basso. La carta italiana continua a essere ben acquistata: Reuters mette in evidenza come lo spread BTP-Bund a 10 anni, attorno ai 185 punti base, viaggi al minimo in più di un anno, a fronte di tassi decennali sui BTP nei pressi dei valori più bassi dalla fine del 2016.

Giù anche i tassi sui BTP a cinque anni, che stamattina scendevano di 5 punti base, allo 0,86%. I tassi a due anni sono tornati invece in territorio negativo. Ma a scendere, con le speculazioni rinfocolate su un bazooka doppio Fed-Bce, sono in generale tutti i tassi europei: quelli decennali sono in flessione di 2-4 punti.

Gli investitori non guardano soltanto alle parole di Evans ma anche alle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Federal Reserve di Dallas, Robert Kaplan, fino a poco fa scettico sulla necessità di tagliare i tassi Usa. Anche Kaplan ha subìto in qualche modo una metamorfosi dovish, visto che ha ammesso di ritenere, ora, che un taglio dei tassi “tattico” di un quarto di punto percentuale potrebbe essere d’aiuto nell’affrontare i rischi scontati dagli investitori, che si sono tradotti nell’inversione della curva dei rendimenti in alcuni tratti.

Giù anche i tassi decennali tedeschi, che viaggiano attorno al -0,31%, riavvicinandosi ai minimi testati all’inizio di questo mese, quando sono precipitati anche sotto il tasso dei depositi presso la Bce, pari al -0,40%, fino a -0,41%.

Guardando alla Fed Daniel Lz, strategist dei tassi presso DZ Bank, ha detto a Reuters che “è molto probabile che (la Fed) taglierà i tassi a luglio, tanto che ora il dibattito è se il taglio sarà di 25 o di 50 punti base”.

Dal canto suo, la Bce di Mario Draghi dovrebbe rilanciare il programma di Quantitative easing abbandonato alla fine dell’anno scorso, secondo alcuni analisti, tra cui Goldman Sachs e ABN Amro, nel mese di settembre. L’impatto delle speculazioni su un nuovo bazooka targato Mario Draghi dovrebbe far scendere ulteriormente lo spread, secondo gli esperti. Gli stessi tuttavia non escludono nuovi rialzi del differenziale nel mese di agosto.

Mentre i verdetti Fed-Bce si avvicinano, c’è qualcuno che fa notare come la prospettiva del primo taglio dei tassi in Usa in oltre un decennio non abbia nulla di positivo. Alejandro Arevalo, responsabile della strategia dei debiti dei mercati emergenti presso Jupiter Asset Management, intervistato da Bloomberg, non intravede di fatto alcun motivo per brindare.

“I mercati stanno leggendo il cambiamento della politica (monetaria) della Fed in chiave positiva – ha detto Arevalo, aggiungendo di aver cambiato la composizione del suo portafoglio di investimenti sui mercati emergenti, puntando maggiormente sui debiti con rating investment-grade che non su quelli a valutazione “junk”.

Il gestore ha detto anche di aver venduto le obbligazioni delle società finanziarie di quei paesi che stanno facendo fronte a un rallentamento significativo dell’economia, aumentando invece le scommesse sugli esportatori di carta del Brasile, sulla scia della crescita della domanda da parte della Cina.

“Se stanno tagliando i tassi, è perchè ci sono problemi nelle loro economie”, ha fatto notare il gestore. Per questo, “noi stiamo diventando più difensivi guardando a quello che riteniamo sarà un secondo semestre ancora più accidentato”.

Da segnalare che la virata dovish delle banche centrali più importanti al mondo, innescata dalla Fed, ha provocato una crescita nel numero di bond che presentano tassi negativi, scatenando la caccia ai rendimenti, a vantaggio dei titoli di debito dei paesi emergenti.

Stando alle rilevazioni di Bloomberg e Barclays, il tasso medio dei bond dei mercati emergenti denominati in dollari si attesta al 7,19%, ancora il doppio rispetto ai bond investment-grade. Tuttavia, “in molti casi -spiega Arevalo – gli spread non riflettono in modo corretto i fondamentali di diverse società e paesi che fanno parte del comparto high-yield. Vista la domanda significativa degli investitori a caccia di rendimenti, è un grande momento per le prese di profitto”.