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Imprese, in Italia cybersicurity e stop attività percepiti come rischi principali nel 2022

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In Italia, i rischi Informatici e l’Interruzione di attività si posizionano, per il secondo anno consecutivo, al primo e al secondo posto nella classifica dei primi 10 rischi. Le Catastrofi naturali entrano tra i primi tre con il 33% delle risposte (al posto di Scoppio della Pandemia che scende dalla terza alla quinta posizione).

La cybersecurity è la maggiore preoccupazione anche per le aziende a livello globale. La minaccia di attacchi ransomware, le violazioni di dati o le lunghe sospensioni dei sistemi IT preoccupano le aziende ancora di più dell’Interruzione di attività (inclusi i fermi della supply chain), delle catastrofi naturali o della pandemia di Covid-19, tutti fattori che hanno pesantemente colpito le aziende nell’ultimo anno. Il trend emerge da un report di Allianz.

I rischi Informatici si posizionano in cima all’Allianz Risk Barometer solo per la seconda volta nella storia del sondaggio (44% delle risposte), l‘Interruzione di attività scende di poco al secondo posto (42%) e le Catastrofi naturali sono al terzo posto (25%), dal sesto del 2021. Il Cambiamento climatico sale al sesto posto dal nono, cioè nella posizione più alta mai raggiunta (17%), mentre la Pandemia scende al quarto (22%).

Il sondaggio annuale di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) raccoglie le opinioni di 2.650 esperti provenienti da 89 Paesi, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi. Si possono visualizzare le classifiche complete dei rischi globali, per Paese e per 20 diversi settori (Trasporti, Aviazione, Difesa e Spazio, Marittimo e Shipping, Servizi Finanziari, Telecomunicazioni, Ingegneria, Edilizia e Real Estate, Alberghiero, del Tempo Libero e Turismo, Energia e Utilities, Manifatturiero -incluso l’Automotive-, Energie Rinnovabili).

“L’interruzione di attività rimarrà probabilmente il tema di fondo nel 2022”, riassume il CEO di AGCS Joachim Mueller. “Per la maggior parte delle aziende la paura più grande è quella di non essere in grado di realizzare i prodotti o fornire i servizi. Il 2021 ha visto livelli di interruzione senza precedenti, causati da vari fattori scatenanti, e quest’anno si prevede solo un graduale miglioramento della situazione. Cyber-attacchi rovinosi, l’impatto sulla supply chain di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico, così come i problemi legati alla produzione dovuti alle varie ondate pandemiche i colli di bottiglia che si sono creati nel settore dei trasporti. Costruire la resilienza per reagire alle molteplici cause di interruzione di attività sta diventando sempre più un vantaggio competitivo per le aziende”.