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Generali: ora Del Vecchio e Caltagirone possono scalarla al buio. Intanto ipotesi Del Fante spiazza Poste italiane

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Generali: sembra una lotta senza fine quella tra Mediobanca maggior azionista e i pattisti Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt. Una lotta che si arricchirà oggi di un nuovo capitolo, visto che in calendario c’è la riunione del cda, che sarà costretto a discutere delle ultime scosse che hanno colpito il Leone di Trieste: il primo shock di inizio anno è arrivato con le dimissioni dal cda di Francesco Gaetano Caltagirone, alleato del patron di Luxottica  Leonardo del Vecchio e della Fondazione Crt per chiedere un cambio nella gestione del colosso assicurativo.

Le dimissioni sono arrivate con tanto di attacco: Caltagirone ha tuonato contro il consiglio, lamentandosi del fatto che la sua persona “è stata palesemente osteggiata, mpedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato”.

Il riferimento è stato alle modalità di lavoro del Consiglio di Amministrazione e in particolare: alla presentazione e approvazione del piano strategico; alla procedura per la presentazione di una lista da parte del Consiglio; alle modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; all’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza”.

A rassegnare le dimissioni dal board è stato poi anche il consigliere Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin, la holding di Leonardo del Vecchio che fa parte del Patto Parasociale stipulato con alcune società del Gruppo Caltagirone e Fondazione CRT, e che detiene una quota del capitale sociale di Assicurazioni Generali pari al 6,618%.

Da segnalare che, in tutto, il patto detiene una quota pari al 16,133% del capitale di Generali, rispetto al 17,22% di Mediobanca.

L’addio al cda di Bardin e di Caltagirone implica che sia Delfin che Caltagirone ora potranno agire “al buio”, come spiega chiaramente un articolo de IL Sole 24 Ore nel parlare di una ‘scalata al buio’, ovvero acquistare titoli di Geneali senza essere sottoposti all’osservanza di obblighi informativi.

Lo hanno scritto chiaramente ieri anche gli analisti di Equita SIM , sottolineando che “tra le ragioni dietro le dimissioni dei consiglieri ci potrebbero essere anche considerazioni di opportunità strategica, con gli azionisti del patto che potrebbero incrementare le proprie quote senza obblighi di segnalazione (fino al raggiungimento delle soglie rilevanti) e di rispetto di black-out period”.

Equita ieri ha confermato la valutazione hold e target price di 20,7 euro su Generali.

Il cda di oggi era stato inizialmente stabilito per la cosiddetta “long list”, ovvero per “valutare il curriculum di oltre una ventina di candidati destinati a vestire i panni di futuri amministratori del Leone”, come scrive il quotidiano di Confindustria.

Ma certo, dopo le ultime sorprese, l’ordine del giorno è destinato a farsi più ricco. Il Pomo della discordia tra Mediobanca e i pattisti si spiega con la visione diversa che le parti hanno in merito alla gestione di Generali:

Caltagirone e Del Vecchio insieme alla Fondazione Crt vogliono un management e un piano industriale alternativi a quelli dell’attuale gestione, il cui controllo è nelle mani del ceo di Generali, Philippe Donnet.

Il Sole scrive che il piano alternativo dei pattisti, stilato con l’aiuto “di Bain & Company, Vittorio Grilli e Fabrizio Palermo, avrà alcuni pilastri centrali (M&A, risparmio gestito, aree geografiche, IT, governance, area finanza) e verrà declinato in un’ottica di crescita della compagnia”.

La lista dei candidati dei pattisti per il rinnovo del cda del Leone dovrebbe invece contare “13 nomi, che certamente vedranno in campo Caltagirone e un rappresentante di Del Vecchio (Bardin presumibilmente) e poi il nuovo tandem al vertice”.

Per la presidenza si penserebbe a una donna, come l’attuale presidente di Mps Patrizia Grieco, mentre per la carica di ad di Generali diversi articoli dei quotidiani italiani parlano di Matteo Del Fante, numero uno di Poste italiane, il cui nome  è stato fatto per prima da Il Sole.

Non per niente, il titolo Poste italiane oggi è al tappeto.

La Stampa scrive inoltre che nella riunione odierna per discutere sul rinnovo del consiglio, “ci sarà la lista del cda – di cui oggi sarà decisa una prima versione lunga di una ventina di nomi – che ricandiderà di certo l’ad Philippe Donnet”. Ma una lista, anche, che “potrebbe non contemplare la riconferma del presidente Gabriele Galateri: per lui pesa la perdita, benché non nuova, del requisito di indipendenza”.

Il rinnovo del cda di Generali è atteso in primavera: la lista del cda dovrebbe essere dunque finalizzata a febbraio, così come la lista di quelli che vengono chiamati soci ribelli, ovvero dei pattisti, che dovrebbero presentare lo stesso mese un piano alternativo a quello appena presentato da Donnet.

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Bardin ha spiegato le proprie dimissioni, come si legge nella stessa nota di Generali “riferendosi alle modalità operative e ad alcune scelte del Consiglio e dei Comitati a cui partecipa, con particolare riguardo anche al processo di formazione della lista del CdA”.

Il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola ha così commentato le dimissioni:

“Esprimo rammarico per la decisione assunta da Bardin. Voglio ribadire, anche in questa occasione, che la società ha sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, nell’interesse di tutti gli stakeholder. Principi, questi, a cui confermo ci si è sempre attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione”.