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Il più grande paradosso sui mercati: 11 mila miliardi di bond a tassi negativi, BTP eccezione di lusso

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E’ di nuovo boom di tassi bond sotto zero. Non sono ancora state raggiunte le vette del 2016, ma l’ammontare di titoli di Stato ed emissioni corporate con tassi di interesse negativi ha superato in queste ultime settimane la soglia degli 11 mila miliardi di dollari di valore, quasi il doppio rispetto all’ammontare di circa 6 mesi fa prima del cambio di rotta della Federal Reserve circa la politica sui tassi. Ciò corrisponde a circa il 20% di tutte le obbligazioni sovrane e societarie in circolazione nel mondo.
I record storici di bond con tassi negativi risalgono al 2016 quando il totale superò i 12 mila miliardi di dollari.


L’idea di investire in obbligazioni in cui si è certi di perdere denaro – se le si mantiene fino alla scadenza – è sempre sembrata paradossale. Ancora di più se si considera che il debito  globale è a livelli da record. Ha senso però in un mondo in cui si è sicuri di perdere ancora più denaro se lo si utilizza in maniera differente. Più sconcertante è affiancare l’idea di rendimento negativo ai bond societari, un fenomeno che stravolge l’idea del rischio di credito. Qui gli investitori, in effetti, pagano il privilegio del prestito alle aziende.

Chiaramente a spiegare in buona parte questo fenomeno è la liquidità record immessa dalle banche centrali che in questo 2019 si stanno mostrando nuovamente tutte improntate a una politica monetaria ultra-espansiva con la Federal Reserve che nei prossimi mesi potrebbe completare una inversione a U e tornare a tagliare i tassi dopo i 4 rialzi del 2018.

La folle corsa ai bond e l’eccezione BTP

Nell’ultimo mese in Europa si è vista una corsa ai bond dei paesi core, ma anche di ex PIIGS quali Spagna e Portogallo. Guardando alle scadenze fino a 5 anni, i Btp sono l’unica eccezione, insieme alla Grecia, con rendimenti positivi tra gli emittenti sovrani liquidi. Guardando ai paesi ‘core’ dell’area euro, i tassi sono in negativo fino ai 7 anni e ai 10 nel caso del Bund tedeschi e dei bond dell’Olanda.

Il Btp a 10 anni italiano va a rendere ad oggi il 2,5%, un’anomalia che all’interno di un quadro di assenza di rendimento pone la carta italiana potenzialmente molto attraente. “Il relative value dei titoli di stato italiani è reso ancora più evidente dal fatto che un emittente come la Grecia, rating singola B+ e che ha già ristrutturato nel recente passato, mostri rendimenti simili (nel caso del 5 anni, inferiori al BTP)”, afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr.

Rendimento reale negativo dell’1,6% in Germania vs +1,6% Italia

Considerando l’attuale rendimento dei Btp italiani a 10 anni del 2,5%, al netto dell’inflazione (+0,9% a maggio in Italia) il rendimento reale risulta dell’1,6%, contro un rendimento reale negativo dell’1,6% nel caso del titolo tedesco dato in Germania l’inflazione è più sostenuta (+1,4%).

Perché gli investitori acquistano obbligazioni a tassi negativi?

Nel 2016 si arrivò fino al 30% del mercato obbligazionario governativo globale e alcune obbligazioni societarie erano scambiate con un rendimento negativo. Alcuni dei motivi per cui gli investitori si mostrano interessati a queste obbligazioni a rendimento negativo includono quegli investitori come le banche centrali, le compagnie di assicurazione e i fondi pensione, che devono possedere obbligazioni, anche se il rendimento finanziario è negativo. Questo è al fine di soddisfare il loro fabbisogno di liquidità.

Un altro motivo è che alcuni investitori possono ritenere di poter guadagnare denaro anche con rendimenti negativi grazie all’effetto valuta. Ad esempio, se si investe in bond con valuta differente rispetto a quella domestica si può ritenere che la valuta aumenterà, il che compenserebbe il rendimento dei titoli negativi. A livello nazionale, gli investitori potrebbero inoltre aspettarsi un periodo di deflazione che consentirebbe loro di guadagnare usando i propri risparmi per acquistare più beni e servizi. Infine, c’è l’aspetto dell’avversione al rischio, ossia rendimenti obbligazionari negativi sono comunque meglio di una perdita che si potrebbe avere in uno scenario avverso sui mercati investendo su altre asset class più rischiose. Per questo in momenti difficili per l’azionario, come ad esempio a maggio quando tutte le Borse hanno perso terreno con l’acuirsi delle tensioni sui dazi, i tassi bond rifugio quali i Bund tedeschi sono scesi ai nuovi minimi storici.

Ieri il Bund a 10 anni è arrivato a presentare un tasso di -0,21%, complice anche il netto calo dell’inflazione dell’area euro che ha alimentato le attese di una Bce ancora più espansiva.