Notizie Notizie Italia Il 2019 di BlackRock: tra Italia, mercati emergenti e una recessione “non lontanissima”

Il 2019 di BlackRock: tra Italia, mercati emergenti e una recessione “non lontanissima”

Pubblicato 19 Dicembre 2018 Aggiornato 20 Dicembre 2018 10:08

Un 2018 di certo complicato e un 2019 con diverse sfide a cui prestare attenzione. BlackRock presenta il suo Report Market Outlook per il prossimo anno, con Bruno Rovelli, chief investment strategist della società, che ne ha sintetizzato alcuni punti.

“Il 2018 è stato un anno negativo e anomalo allo stesso tempo. Negativo perché abbiamo registrato performance negative per le maggior parte delle asset class. Anomalo perché questa situazione è rara nella storia, è difficile che mercati obbligazionari e azionari globali abbiano performance contemporaneamente negative. Questa è stata una situazione particolare che non pensiamo si ripeterà nel 2019″.

Bisognerà prestare comunque molta attenzione e prudenza, perché ci saranno molte sfide da affrontare sui mercati. Dalla Brexit all’Italia, passando per una guerra commerciale difficile da considerare finita.

“Il rallentamento del ciclo economico globale continuerà in particolare rispetto a quanto succederà negli Stati Uniti. Ci sono due concause che dovrebbero migliorare ma essere meno critiche nel 2019: la prima riguarda la velocità con cui la Fed ha alzato i tassi d’interesse nel 2018, e probabilmente si fermerà per osservare ciò che succederà all’economia americana; l’altro aspetto sono i rischi geopolitici, come la guerra commerciale, la Brexit, l’Italia. Magari questi rischi non miglioreranno, ma non sono ignorati dai mercati”.

Possiamo, però, aspettare a parlare di recessione, anche se un rallentamento dovrebbe esserci.

“Ci aspettiamo un rallentamento come già accaduto nel 2015 e 2016. Dobbiamo dire, comunque, che la prossima recessione non è lontanissima, ma dovrebbe accadere in un orizzonte temporale che va dai 2-3-4 anni”.

 

Parlando di politica e geopolitica, un commento sull’Italia è d’obbligo.

“Le incertezze sulla finanza pubblica rimangono, perché non è evidente l’atteggiamento del governo relativamente al tema della finanza pubblica e del risanamento fiscale. E perché alcuni temi cruciali attraverso cui l’economia italiana dovrebbe riprendersi, maggiore produttività e maggiori investimenti non sembrano essere prominenti nell’agenda fiscale italiana”.

Per concludere, come possiamo costruire il portafoglio per il 2019?

“Direi una combinazione tra rischio ciclico e qualcosa di meno rischioso. Pensiamo alle azioni dei paesi emergenti, che trattano livelli valutativi più attraenti degli ultimi 20 anni. Riguardo ai paesi sviluppati, pensiamo che i mercati avranno una performance positiva, ma preferiamo avere un’esposizione a titoli di più alta qualità e più basso beta, proprio perché c’è un rallentamento ciclico in atto. Non dimentichiamo una parte di protezione in portafoglio: siamo positivi sulla parte breve termine della curva dei rendimenti in dollari, nella parte investment grade che remunera al di sopra dell’inflazione americana, e vogliamo usare la duration sulla parte a lungo termine della curva per proteggerci da rischi di un rallentamento ciclico più intenso. Un’altra area interessante è il debito emergente hard currency, soprattutto rispetto al debito high yield”.