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Guerra commerciale: toni trionfanti di Trump su intesa Usa-Cina, ma analisti Wall Street scettici

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Più una tregua che non l’imminente fine della guerra commerciale di cui Donald Trump si sta vantando: così la maggior parte degli analisti di Wall Street descrive l’intesa tra Usa e Cina che è stata raggiunta lo scorso venerdì, e che Trump sta sbandierando come un successo.
Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha annunciato che l’aumento dei dazi dal 25% al 30% che sarebbe dovuto scattare il prossimo 15 ottobre su $250 miliardi di beni cinesi importati dagli Usa non entrerà in vigore.

Trump ha reso noto inoltre che le controparti hanno “raggiunto la fase uno di un accordo molto significativo“, su nodi cruciali che includono la proprietà intellettuale e i servizi finanziari. L’accordo impegna la Cina, tra le altre cose, ad acquistare prodotti agricoli americani per un valore di $40-$50 miliardi.
“Un accordo che va bene alla Cina, agli Stati Uniti e al mondo”, ha detto un Trump trionfante, aggiungendo addirittura che “siamo vicini alla fine della guerra commerciale”.

Non la vedono allo stesso modo gli analisti di Morgan Stanley, secondo cui l’accordo che gli Usa hanno raggiunto con la Cina è intanto solo parziale e, per questo, nel migliore dei casi, se proprio si vuol essere ottimisti, si può considerare una intesa “incerta”, e sicuramente non un percorso orientato alla riduzione delle tariffe già in vigore.
Per questo, secondo Morgan Stanley, il rischio di nuove escalation della guerra commerciale Usa-Cina persiste.
Gli analisti di Goldman Sachs, inoltre, intravedono tuttora una probabilità del 60% che i dazi del 15% annunciati in precedenza dall’amministrazione Trump entreranno in vigore: magari non il prossimo 15 dicembre, così come comunicato dalla Casa Bianca, ma più tardi, all’inizio del 2020.
Si tratta di dazi aggiuntivi del 15% che Trump aveva deciso di imporre su altre importazioni di beni cinesi.
I beni cinesi che verrebbero colpiti sono soprattutto prodotti tecnologici al consumo come laptop, tablet, smartphone, un settore che – stando alle rilevazioni di Reuters – l’anno scorso è ammontato a $80 miliardi di importazioni Usa. Ma a essere colpiti dai dazi del 15% previsti per il 15 dicembre sarebbero anche altri beni: in totale, sarebbero colpite dalle tariffe punitive quei beni che l’anno scorso sono ammontati, secondo i dati del U.S. Census Bureau, a $156 miliardi di importazioni Usa dalla Cina.
La minaccia di questi dazi, ha confermato il rappresentante al Commercio Usa Robert Lighthizer, per ora rimane in vigore, così come rimangono in vigore le tariffe punitive che l’amministrazione Trump ha già imposto, nel mese di settembre, su diversi prodotti al consumo, per un valore totale di $112 miliardi, e che sono pari al 15%.
JP Morgan ha commentato l’accordo  affermando che si tratta di uno sviluppo positivo, dopo mesi di escalation di tensioni commerciali. Tuttavia, a suo avviso, l’esito degli incontri tra la delegazione Usa e quella cinese non è stato una vera e propria sorpresa: inoltre, esiste ancora il rischio che le tensioni si infiammino di nuovo, soprattutto durante la campagna presidenziale per le elezioni Usa del 2020. In tutto questo, brutti numeri sono arrivati nelle ultime ore dalla bilancia commerciale cinese.