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Governo si appresta a tagliare stime Pil ma ottimismo rimane. Scommessa è su decreto crescita

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Niente manovra correttiva, ma un decreto crescita per rispettare gli impegni presi con l’Europa: inevitabile, però, visto il deteriamento dei fondamentali economici a livello globale, un downgrade delle stime sul Pil. E’ quanto alcune fonti governative riferiscono a Reuters.

In generale, riferiscono a Reutersfonti governative e politiche, grazie ai suoi effetti espansivi il decreto crescita porta il ministro Giovanni Tria e il governo M5S-Lega in generale a formulare “stime di crescita più ottimistiche rispetto a quelle dei principali previsori nazionali e internazionali.

Di conseguenza, il downgrade delle stime sul Pil non confermerà gli scenari foschi che sono stati presentati da alcuni analisti o istituzioni mondiali, come per esempio quelli della stessa Commissione europea, che ha fatto parlare di sé a causa del pesante downgrade sferrato all’outlook sull’economia dell’Italia.

Il governo M5S-Lega, a quegli effetti dell’espansione keynesiana a cui l’Ue guarda con scetticismo, ci crede ancora. Di conseguenza, se “il peggioramento della congiuntura rende inevitabile rivedere al ribasso le stime, il ministero dell’Economia continua a ritenere che il 2019 sarà un anno di crescita, anche per via dei più recenti e meno negativi dati macroeconomici”.

“C’è sentore che il peggio sia alle spalle”, dice a Reuters una delle fonti.

La fiducia negli effetti del decreto crescita è tale che “i tecnici di Via XX Settembre non escludono neppure che il prodotto interno lordo possa risultare piatto o lievemente positivo nel primo trimestre. Un risultato che, se confermato, sancirebbe la fine della terza recessione in circa dieci anni”.

Terza recessione che ha caratterizzato l’ultima parte del 2018, visto che negli ultimi due trimestri l’Italia è appunto scivolata in quella condizione che si chiama recessione tecnica.

Ma a tal proposito occhio agli altolà che sono arrivati da diversi economisti, a comunciare da quelli del Centro Studi Promotor che, nel ricordare che “il prodotto interno lordo italiano è in frenata dal 2017” e che “la tendenza negativa è dunque evidente”, hanno sottolineato che “non ci sono al momento ragioni per ritenere che sia destinata ad arrestarsi nel prossimo futuro”. Tanto che lo stesso Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor ha predetto che il 2019 sarà il primo anno di una nuova recessione per l’economia italiana.

Che dire poi delle previsioni di JP Morgan?. Per non parlare degli ultimi alert lanciati appena qualche ora fa dal Fondo Monetario Internazionale, con il vice direttore generale dell’Fmi, David Lipton, che ha parlato di “evidenti vulnerabilità” dell’economia italiana, che rischiano di portare il Pil italiano a segnare una ennesima contrazione anche nel primo trimestre dell’anno.

Ma ora, per l’appunto, la scommessa di Conte & Co. ha il nome di decreto crescita:

“Il provvedimento sarà esaminato venerdì in consiglio dei ministri, al ritorno dalla missione in Asia del ministro dell’Economia, Giovanni Tria – si legge nell’articolo di Reuters – Il testo, di cui Reuters ha letto una copia, contiene lo sblocco di 450 milioni per gli investimenti di Province e comuni, nuove semplificazioni in materia di appalti e la reintroduzione del super-ammortamento al 130% sull’acquisto di beni strumentali. Tesoro e ministero dello Sviluppo lavorano inoltre alla proroga al 2023 dal 2020 del credito fiscale in ricerca e sviluppo, a misure per facilitare le cartolarizzazioni di inadempienze probabili e al rafforzamento del sistema di garanzie pubbliche sui finanziamenti alle imprese”.

“Due fonti (interpellate da Reuters) riferiscono che le ultime proiezioni del ministero indicano per il 2019 una dinamica ‘poco sopra lo zero’ in termini tendenziali, cioè senza assumere gli effetti delle misure allo studio. Tenendo conto del ‘decreto crescita’ e di altri provvedimenti in via di definizione, come lo ‘sblocca cantieri’, l’attività economica potrebbe mostrare una crescita vicina al +0,6% su cui è basato il deficit al 2,04%, spiega in particolare una fonte”.

L’attesa ora è per il Def, con il governo che, nelle prossime due settimane aggiornerà le stime di crescita, deficit e debito.

Intanto, un commento sul Pil italiano arriva dal numero uno di Confindustria, Vincenzo Boccia:

“Se si riesce a compensare il rallentamento economico si potrebbe tranquillamente evitare” una manovra correttiva, ha detto Boccia parlando a margine della presentazione a Milano del secondo Rapporto “Welfare for people” curato da Adapt e Ubi Banca.

“Sappiamo che c’è questo rallentamento che riguarda in modo particolare il settore delle costruzioni e dell’automotive. Siamo sempre a chiedere al governo una attenzione su questo ‘Sblocca cantieri’ che speriamo sia un piano shock e non un elemento marginale della Politica economica del paese”.

Boccia ha poi parlato di quelle che sono le “tre necessità” da soddisfare:

“Abbiamo tre necessità. La prima è compensare il rallentamento economico rispetto alle dichiarazioni del governo che aveva previsto un 1% di crescita che non abbiamo.
La seconda è la capacità di reazione del Paese e la terza è prepararsi alla manovra del prossimo anno che non sarà affatto facile da realizzare”.