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Goldman Sachs affossa outlook 2019 per WTI e Brent. Ma oggi prezzi in rally

I prezzi del petrolio si stanno allontanando dai minimi degli ultimi 18 mesi, grazie all’assist che arriva dagli tagli che sono stati concordati dai paesi Opec e non Opec.

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Pesante sforbiciata sull’outlook del petrolio WTI e Brent da parte degli analisti di Goldman Sachs: la divisione di ricerca del colosso bancario Usa prevede ora, per il 2019, prezzi del Brent crude a $62,50 al barile, in media, decisamente al ribasso rispetto ai $70 precedentemente attesi.

Per il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York, le stime sono state tagliate da $64,50 a $55,50 al barile.

“Riteniamo che il mercato del petrolio si orienterà verso un costo marginale inferiore, nel corso del 2019, se si considerano: i livelli delle scorte più alti all’inizio dell’anno, la crescita persistente nel 2018 della produzione di gas di scisto, in un contesto di una debole inflazione dei costi, le attese su una espansione della domanda più deboli di quanto precedentemente previsto (anche rispetto alle nostre stime, che superavano quelle del consensus) e l’aumento della capacità di produzione a basso costo”, si legge nella nota degli analisti di Goldman Sachs, come Damien Courvalin e Jeffrey Currie.

C’è da dire che il downgrade dell’outlook non sta sortendo un grande effetto sui mercati, con i prezzi del petrolio che si stanno anzi allontanando dai minimi degli ultimi 18 mesi, grazie all’assist che arriva dagli tagli che sono stati concordati dai paesi Opec e non Opec.

Il mese scorso, l’Opec ha raggiunto un accordo per rimuovere, a partire dall’inizio di quest’anno, 800.000 barili al giorno dal mercato. Considerata la decisione di altri paesi produttori di petrolio non Opec, come la Russia, i tagli complessivi concordati sulla produzione sono pari a 1,2 milioni di barili al giorno.

Obiettivo dei tagli è quello di frenare l’eccesso di offerta su base globale, che si è formato soprattutto negli Stati Uniti dove, entro la fine del 2018, si è registrata una crescita della produzione di quasi il 20% a quasi 12 milioni di barili al giorno. Numeri che, se confermati, farebbero degli Usa il maggiore produttore di petrolio al mondo, prima dell’Arabia Saudita e della Russia.

Dopo un 2018 deludente, i prezzi del petrolio hanno iniziato l’anno all’insegna degli acquisti, e al momento viaggiano a un livello superiore del 10% rispetto allo scorso lunedì.

Oggi il contratto Brent è salito fino a $58,28 al barile, in crescita del 2%, mentre il contratto Wti è balzato fin oltre +2,3%, a $49,07.

Detto questo, gli stessi analisti di Goldman Sachs -nonostante il taglio delle stime – sottolineano che è possibile che il mercato del petrolio abbia scontato “un outlook sulla crescita eccessivamente pessimistico“, fattore che lascerebbe pensare alla possibilità che i prezzi recupereranno terreno “almeno fino a quando la crescita dell’economia globale non rallenterà a un tasso inferiore al 2,5%”.