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Goldman avverte FCA: dipendenza da mercato Usa è spada di damocle per 2019 e mega fusioni non sempre funzionano

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Quello che per tanti anni è stato il punto di forza del gruppo Fca quest’anno rischia di essere il principale elemento di debolezza. Il rallentamento delle vendite nel mercato auto Usa rappresenta un’incognita importante per Fiat Chrysler che nel 2018 ha visto ben il 93% dell’ebit derivare dal mercato nordamericano. Ne è ben conscia Goldman Sachs che mostra un certo scetticismo sulle prospettive del gruppo e quindi del titolo. Goldman Sachs ha così avviato la copertura con rating sell e prezzo obiettivo a 11,5 euro. Una doccia fredda per il titolo a due settimane dall’appuntamento con i conti del secondo trimestre, in agenda il 31 luglio. La casa d’affari statunitense vede possibilità limitate per ulteriore crescita in Nord America, l’area da cui il gruppo automobilistico italo-statunitense dipende fortemente.

SPADA DI DAMOCLE NORD AMERICA

Goldman Sachs, che valuta Fca 4 volte il rapporto Prezzo/Utili atteso a 12 mesi, vede sfide importanti per il gruppo Fca anche negli altri segmenti di business. “Non crediamo che il consenso rifletta pienamente queste sfide – rimarca Goldman che si posizione a livello di stime 2019 l’8% e il 5% sotto il consensus rispettivamente a livello di ebit ed Eps.

Il Nord America presenta un peso “sproporzionato” nel business di Fca e per quest’anno i volumi di vendita in Nord America stanno rallentando e in più aumentano le pressioni sui prezzi; Goldman non vede quindi spazio per crescita degli utili in quest’area strategica per Fca.

Volgendo all’Europa, le sfide vanno dalla questione normativa sulle emissioni di CO2 (nuove norme in vigore nel 2021) con FCA che presenta il più grande deficit di conformità alla CO2 (> 30 g / km).

Violenta la reazione ribassista del titolo Fca a Piazza Affari con un tonfo fino al 4% a ridosso dei 12 euro (minimo intraday a 12,02 euro).

 

NOZZE CON RENAULT E SCENARI ALTERNATIVI

Goldman Sachs si interroga anche su possibili scenari di M&A. A prescindere dal fatto che la proposta di nozze con Renault possa o meno tornare in auge, il broker statunitense ritiene che anche se il progetto fosse ripreso in mano, la storia sulle fusioni fra gruppi dell’automotive è complicata. “Mentre l’operazione di Fiat con Chrysler è andata bene – rimarca Goldman – lo stesso non si può dire di Chrysler prima con Daimler”.

Altro possibile sviluppo è quello che vede FCA diventare una preda. Con un enterprise value di 20 miliardi, FCA rappresenta un boccone piuttosto grande per chiunque e, prosegue Goldman, bisogna anche tener conto che l’amministrazione Trump ha appena stabilito che il settore automotive è ambito di sicurezza nazionale, e pertanto ogni tentativo di M&A verrà sottoposto al vaglio delle indagini della speciale Sezione 232.